Diario su Cristo. La Palestina al tempo di Gesù Cristo

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12.5. La Palestina al tempo di Gesù Cristo

La cosa più stupefacente della Palestina è che fu occupata dai Romani abbastanza facilmente, nonostante fosse una regione dove la resistenza all’ellenismo era stata molto forte al tempo dei Maccabei. Evidentemente i Giudei s’illudevano che il fatto d’essere “figli di Abramo” li avrebbe preservati dai condizionamenti ideologici o culturali di qualunque imperialismo straniero.

Praticamente i Romani si limitarono ad approfittare del fatto che gli Asmonei si erano comportati in maniera autoritaria nei confronti delle popolazioni limitrofe, le quali naturalmente arrivarono a considerare gli stessi Romani come dei “liberatori”. Ciò può apparire paradossale, ma è un classico che si ripete da quando sono sorte le civiltà schiavistiche: gli imperi subentrano ad altri imperi quando le popolazioni sottomesse a questi ultimi vedono gli altri come “liberatori”. Non ci s’impone necessariamente perché si è più forti, ma perché più astuti (basta guardare il duello tra Davide e Golia).1

Dopo la conquista della Palestina ad opera di Pompeo nel 63 a.C., i territori giudaici furono sempre, direttamente o per interposta persona, sotto il loro controllo. Cioè lo furono anche quando le guerre civili tra Cesare e Pompeo e tra Antonio e Ottaviano sconvolsero lo Stato romano sin dalle fondamenta, trasformandolo da repubblicano a imperiale. Quello fu il momento più debole per i Romani, ma gli ebrei non seppero approfittarne, poiché continuarono a massacrarsi tra fazioni rivali.

I Romani incontrarono qualche resistenza significativa solo in Galilea, ma, poiché questa regione non fu aiutata né dalla Giudea né dalla Samaria, ebbero la meglio piuttosto facilmente. Il peso eccessivo che gli ebrei davano alle questioni ideologiche fu la causa principale della loro sconfitta politica. Sia Cassio che Varo riuscirono a decimare e schiavizzare decine di migliaia di uomini, radendo al suolo intere città, con una facilità davvero disarmante.

Fu in mezzo a questa totale instabilità che presero il potere gli erodiani (originari dell’Idumea), facendo subito capire che avrebbero fatto gli interessi di Roma, pur senza violare le tradizioni giudaiche.

Erode il Grande riuscì a governare per un periodo molto lungo, dal 37 al 4 a.C., imponendo, con le sue manie di grandezza, molte tasse alla popolazione sottomessa, sostituendo buona parte dell’aristocrazia sadducea con una a lui fedele, costruendo molti edifici e fondando alcune città di stampo chiaramente ellenistico. Non incontrò mai una seria resistenza. Per due volte i farisei si rifiutarono di prestargli il giuramento di fedeltà, ma Erode non permetteva a nessuno di fare politica, sicché i farisei dovettero limitarsi a svolgere il ruolo degli intellettuali dediti alle questioni giuridico-religiose: in caso contrario venivano facilmente eliminati. Infatti i disordini scoppiarono solo dopo la morte di Erode, e fu solo a quel punto che intervennero di nuovo i Romani, suddividendo il suo regno tra i suoi figli.2

Il resto è storia. Gesù ebbe a che fare con due signori della guerra: Erode Antipa in Galilea e Perea e Ponzio Pilato in Giudea e Samaria. Se Archelao fosse stato scaltro come il fratello Antipa, la Giudea non sarebbe passata direttamente sotto i Romani. Da un lato, infatti, si sforzava di venire incontro alle esigenze di riscatto dei Giudei, che avevano patito molto sotto suo padre; dall’altro però li reprimeva subito con violenza quando vedeva che in virtù di tali rivendicazioni si creava un forte movimento oppositivo nei suoi confronti.3 Dopo neanche un decennio i Romani furono costretti a deporlo e a subentrargli con propri funzionari.

Dal 6 al 66 d.C. riuscirono a governare in Palestina senza particolari difficoltà (le legioni le tenevano in Siria), limitandosi a usare bastone e carota, cioè diplomazia e repressione. A volte cadevano in atteggiamenti provocatori (son noti quelli di Pilato), cercando d’imporre alcuni aspetti della loro cultura pagana: il politeismo e la tendenza a divinizzare gli imperatori erano degli strumenti ideologici al servizio del potere politico.

Forse il momento in cui Pilato ebbe più paura dei Giudei fu quello in cui il Cristo organizzò il movimento nazareno. In effetti di tentativi insurrezionali Gesù provò a farne due, il primo contro il Tempio e i suoi gestori (i sadducei), il secondo contro i Romani protetti dalla fortezza Antonia. Entrambi fallirono per il tradimento dei farisei.

Ci si lamenta che abbiamo poche fonti in merito, ma gli storici di cosa avrebbero potuto parlare di fronte a questi tentativi andati a vuoto? Abbiamo più fonti sulla rivolta del 66-70, anch’essa completamente fallimentare, proprio perché gli zeloti vollero gestirla in maniera autoritaria, anche contro i Giudei. Ma queste fonti cosa ci insegnano di più della mancanza di fonti sul Gesù storico? Quasi nulla. A livello di strategia politica gli zeloti furono un fiasco clamoroso.

Pilato e Caifa erano due persone senza particolari scrupoli, che si appoggiavano a vicenda. Dal 26 al 36 marciarono sempre all’unisono. Gesù aveva capito che se si colpiva uno si colpiva (o si doveva colpire) anche l’altro. Nel primo tentativo insurrezionale puntò su Caifa, nel secondo su Pilato. Di queste cose possiamo essere certi. E ancora oggi ci si chiede perché l’obiettivo sia fallito. Degli zeloti invece non ci chiediamo più niente.

Indicativamente potremmo dire che Israele non è stata sconfitta dai Romani, ma dalle proprie insanabili contraddizioni. Roma ha soltanto dato il colpo di grazia a un corpo che, pur avendo in sé ancora energia sufficiente per reagire, non aveva la mente per gestirla nella maniera migliore.

Note

1 Non è forse stato così che gli Stati Uniti si sono sostituiti a spagnoli e portoghesi in America Latina e a francesi e inglesi in Medio oriente, sfruttando le grandi risorse naturali ed energetiche di queste due importanti aree geografiche del mondo?

2 Alla sua morte una delegazione dell’aristocrazia laica e sacerdotale si recò a Roma, lamentandosi che aveva dissanguato il Paese.

3 Appena subentrato al padre, Archelao dovette affrontare una delegazione giudaica che gli chiedeva di ridurre l’insopportabile carico fiscale, di liberare i prigionieri politici e di rimuovere il sommo sacerdote erodiano. Ma lui si fece prendere dal panico e sterminò migliaia di persone mentre svolgevano funzioni religiose a Gerusalemme.

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