Cristo in Facebook. Sulla figura di Gesù Cristo

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Anche dando per certo che Gesù sia “risorto”, cioè abbia compiuto qualcosa di straordinario per un essere umano, è assolutamente ingenuo pensare che solo per questa ragione ci si debba sentire autorizzati a credere ch’egli in vita abbia compiuto tutti i prodigi o abbia detto tutte quelle frasi mistiche che i vangeli gli attribuiscono. Per una qualunque esegesi un minimo critica la base di partenza è quella di considerare Gesù un semplice uomo, che non fece e non disse nulla che andasse oltre le umane capacità di realizzazione e di comprensione. E se anche con la sua morte si poté constatare qualcosa di anomalo nella tomba, va tassativamente escluso che il suo corpo sia stato rivisto vivo. Come d’altra parte va considerata arbitraria l’idea di costruirci sopra un’ideologia religiosa che attribuisca al Cristo una natura divina nei confronti della quale si debba assumere atteggiamenti reverenziali. Noi siamo tenuti a liberarci da soli dei nostri problemi relativi a giustizia e libertà. Non siamo autorizzati ad andare oltre questo suo semplice insegnamento.

Obiezione: Se togli la resurrezione tutto il cristianesimo è storicamente inspiegabile.

Risposta: Penso anch’io. Però si può rivalutare Cristo sul piano politico senza essere cristiani. Anzi lo possiamo riattualizzare.

Obiezione: Ma non puoi ridurre Gesù a un povero politicante. Che poi è stato anche un politicante mediocre: si fa tradire, rinnegare, mettere in croce e uccidere, e i suoi apostoli muoiono da martiri. È stato un fallimento da tutti i punti di vista umani. Se Gesù non è risorto e non è Dio, non merita nemmeno cinque minuti della mia e della tua attenzione.

Risposta: Dovrei passare al teologico o al metafisico? Al massimo nei miei libri parlo del Gesù etico o ateo, cosa che a te però sembra non interessare. Dunque di che parliamo? Di Gesù figlio dei fiori? Vagabondo anarchico? A me sembra misera proprio la prospettiva teologica o mistica, quella che in 2000 anni non ci ha liberato da alcuna società o civiltà antagonistica. E comunque resta paradossale che tu mi chieda di non credere in lui come uomo, perché lo trovi politicamente un fallito, e di credere invece in lui come Dio risorto: mi chiedi di credere in ciò che ha fatto da morto, trascurando quel che ha fatto da vivo! I suoi seguaci e discepoli speravano che lui liberasse la Palestina, non che risorgesse dai morti! Il tuo è un modo di ragionare post-eventum, che è poi quello degli evangelisti.

Obiezione: Dovresti occuparti di politicanti che hanno avuto maggiori successi, e non solo fallimenti come Gesù.

Risposta: Gesù come uomo ancora non è stato capito sino in fondo e dovrei abbandonarlo? Per me ha tentato di ripristinare l’idea del comunismo primitivo, anteriore alla nascita dello schiavismo. E di ciò si ha una traccia, seppur sempre in chiave mistica (ma devi abituarti a rovesciare le cose), nell’eucaristia, là dove vien detto “mangiate il mio corpo e bevete il mio sangue”. Non che ciò venisse fatto nella preistoria, ma ciò forse sta a indicare ch’egli volesse una comunione forte dei beni e tra le persone, che recuperasse tradizioni distrutte dallo schiavismo.

Obiezione: Purtroppo Gesù ha fallito, è finito in croce e la società che è scaturita dal suo pensiero, dopo che il cristianesimo è diventato religione dell’impero, non ha abolito la schiavitù, anzi, erano “cristiani” coloro che hanno ridotto in schiavitù, con la colonizzazione, mezzo mondo.

Risposta: Ha fallito lui o hanno fallito i suoi seguaci? Cioè ha fallito l’idea di democrazia o lui doveva imporsi con un colpo di stato militare? Doveva entrare a Gerusalemme in groppa a un cavallo, seguito da potenti legioni, come aveva fatto prima di lui Pompeo e come faranno, dopo di lui, Tito e altri imperatori? L’avresti apprezzato di più? Cosa doveva fare per restare coerente con la sua idea di democrazia? Ha perso davvero lui sulla croce e non abbiamo perso tutti noi, che siamo ancora qui a pagare le conseguenze della nostra pusillanimità? Poteva forse chiedere aiuto a dodici legioni di angeli, come viene detto in quel fantasioso vangelo di Matteo? E, in ogni caso, il cristianesimo, nato falsamente da un’interpretazione distorta del suo operato, non è stato forse un passo avanti rispetto al paganesimo? quel paganesimo latino che non ha mai speso una parola a favore degli schiavi, se non forse con Seneca?

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Ora, dando per scontato che la rivelazione di Gesù a Giovanni, nell’ultima cena, su chi era il traditore è frutto della fantasia mistica redazionale, resta da chiarire come abbia potuto Giovanni assistere all’udienza preliminare di Gesù da parte dell’ex sommo sacerdote Anania, visto che Anania era uno di quelli che voleva assolutamente la fine del movimento nazareno.

Com’è inoltre possibile che lo stesso Giovanni abbia potuto assistere molto da vicino alla crocifissione (unico tra gli apostoli), al punto da indicare un particolare sconosciuto ai Sinottici: il colpo di lancia nel cadavere di Gesù, onde verificarne il decesso e risparmiargli la rottura delle ginocchia. Giovanni non aveva paura di essere catturato? Perché il suo nome è stato rimosso nel IV vangelo?

Ma soprattutto: perché Marco ha voluto sostenere, mentendo clamorosamente, che l’unico apostolo ad aver assistito al processo giudaico contro Gesù, organizzato da Caifa, era stato Pietro?

Obiezione: È del tutto inutile cercare la storicità e la congruenza nei cosiddetti “testi sacri”, redatti 2000 anni fa e soggetti in 2000 anni ad adulterazioni e omissioni. L’unica cosa certa è che la Chiesa fonda su questa base teorica il suo potere religioso e sociale.

Risposta: Noi dobbiamo dimostrare il motivo per cui questi testi rappresentano una falsificazione del messaggio autentico del Cristo. Altrimenti siamo costretti a lasciare alla Chiesa il monopolio dei criteri interpretativi. Non basta opporsi alla Chiesa sul piano politico, bisogna farlo anche sul piano culturale.

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Certo, uno può chiedersi il motivo per cui un uomo, in grado di risvegliarsi nella tomba, non abbia cercato di evitare una morte così dolorosa e umiliante come quella della croce. Ma l’idea ch’egli l’abbia accettata per riconciliare Dio padre in collera col genere umano peccatore, facendo cioè vedere, col proprio sacrificio, che, nonostante tutto, l’umanità meritava ancora di esistere, non è un’idea più nobile di quella che laicamente egli voleva dimostrare, e cioè che gli uomini devono liberarsi da soli delle loro contraddizioni: non possono aspettare che qualcuno lo faccia per loro.

Non è singolare che nella teologia cristiana si dica che il sacrificio di Cristo ci ha definitivamente salvati dall’ira divina, quando proprio il fatto di non aver accettato la sua proposta di liberazione ci ha condannato a vivere un’esistenza infernale? Perché i cristiani dicono che non potrà più esserci un sacrificio più grande del suo, quando in questi ultimi due millenni la stragrande maggioranza dell’umanità ha sempre compiuto sacrifici inauditi per sopravvivere? Davvero il Cristo doveva essere trasformato da liberatore a redentore? da politico a teologico? da umano a divino?

Obiezione: Gesù ha accettato la morte e la morte di croce semplicemente perché uomo, stritolato dalla logica del potere. Era anche Dio, sì, ma un Deus absonditus, che si manifesterà solo nella resurrezione.

Risposta: La possibilità di vincere i Romani doveva per forza esserci, altrimenti dovremmo considerare Gesù un irresponsabile, un avventuriero, che aveva messo a repentaglio la vita dei propri seguaci. Il problema però non era solo quello di vincere la guerra (cosa che andava fatta senza creare una dittatura in stile davidico), ma anche quello di vincere la pace, cioè gestire in maniera democratica un Paese liberato. Senza democrazia popolare, nessuna rivoluzione si regge in piedi, anzi tende a trasformarsi in una nuova dittatura. Purtroppo gli eventi non hanno permesso al Cristo di sperimentare una diversa società, basata su giustizia e libertà. E speriamo che la sua morte non debba essere interpretata come un segno che, dopo tanta esperienza di schiavismo, tale obiettivo è diventato irrealizzabile. Altrimenti saremmo costretti a dar ragione ai credenti.

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Anche supponendo che Gesù Cristo sia stato un extraterrestre dai poteri sovrumani, di sicuro, a contatto con gli umani, non avrebbe potuto esibirne neanche uno. A meno che non avesse voluto violare la libertà umana di credere o di non credere.

Tutto quanto di straordinario ha compiuto, che va ben oltre le capacità umane, dipende dal fatto che i redattori avevano accettato l’interpretazione petrina della tomba vuota come resurrezione. È evidente che se uno da morto è in grado di tornare in vita, allora da vivo sarebbe stato in grado di fare qualunque cosa. Ecco perché tutto quanto ha compiuto di straordinario va considerato inventato. Spesso anzi viene utilizzato per mistificare eventi realmente accaduti.

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Gesù non ruppe solo con l’essenismo titubante del Battista e col fariseismo moderato di Nicodemo durante il tentativo di cacciare i sadducei dal Tempio, all’inizio della sua carriera politica, secondo la cronologia giovannea, ma ruppe anche con l’estremismo zelota, di tipo politico-religioso, quando, una volta trasferitosi in Galilea, in 5.000, sul Tabor, vollero farlo diventare re in stile davidico, chiedendogli di marciare su Gerusalemme per eliminare la guarnigione romana, senza cercare alcuna intesa con gli elementi migliori del giudaismo.

Fu in quella seconda occasione, la cui popolarità del Cristo scese ai minimi livelli, ch’egli chiese agli apostoli se volevano andarsene anche loro.

Ma perché rifiutò la proposta galilaico-zelotica? Non erano forse sufficienti 5.000 uomini armati contro i 600 Romani della Fortezza Antonia? Buona parte degli zeloti non era forse entrata nel movimento nazareno, rappresentata da Pietro e Simone il cananeo?

I motivi furono due:

1- Gesù non voleva realizzare una monarchia davidica ma una democrazia popolare (definiva se stesso col titolo di “figlio dell’uomo”, rifiutando quello di figlio di Davide, e anche sul titolo di messia nutriva forti riserve);

2- riteneva impossibile vincere l’inevitabile ritorsione romana, che avrebbe fatto uso di varie legioni, senza la partecipazione attiva dei Giudei e dei Samaritani.

Sicché solo dopo l’uccisione del leader politico Lazzaro, che aveva grande seguito da parte dei Giudei, riuscì a convincere il fariseismo progressista che con un’alleanza con gli elementi migliori della Galilea si sarebbe potuta compiere una vincente insurrezione antiromana.

Fu tradito dal fariseismo progressista, rappresentato da Giuda. Lo stesso fariseismo che con Paolo, dopo l’esecuzione capitale di Gesù, volle rifarsi una verginità politica, tagliando i ponti con le tradizioni giudaiche e creando una nuova religione. Non era questo l’obiettivo del Cristo, ma più di così il popolo ebraico non riuscì a fare.

L’ebraismo cristiano, influenzato dall’ellenismo, riuscirà a imporsi sulla cultura pagana solo con gli imperatori Costantino e Teodosio. E grazie anche alla pressione delle forze barbariche, che non conoscevano lo schiavismo come sistema sociale, si creò nel Medioevo un sistema meno violento, basato sulla servitù della gleba (autoconsumo, baratto e rendita feudale). Questo fino a quando, con la nascita dei Comuni italiani, il cattolicesimo romano non riuscì a creare una nuova religione: il cristianesimo borghese (capitalismo sul piano pratico e cristianesimo su quello teorico), che troverà poi nella riforma protestante la sua realizzazione compiuta sul piano religioso. Una riforma che, sul piano culturale, aprirà le porte all’umanesimo laico1, indifferente alla religione, mentre sul piano sociale le contraddizioni tipiche del capitalismo determineranno la nascita del socialismo.

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Gesù aveva scelto il momento giusto per fare l’insurrezione. Al tempo di Augusto e di Tiberio Roma aveva già stabilito, grosso modo, i suoi confini: non era più in fase espansiva. A Teutoburgo e a Carre avevano subìto sconfitte disastrose da parte dei Germani e dei Parti.

Il Limes era ormai basato su alcuni grandi fiumi: Reno, Danubio, Eufrate. Non erano in grado di dominare le popolazioni germaniche, scito-carpatiche e partiche. Potevano espandersi solo in due direzioni: l’Africa (ma il deserto glielo impediva, anche se arrivarono a perlustrare le fonti del Nilo) e il Vicino Oriente.

Il Limes stabilito da Augusto era un luogo in cui i Romani difendevano l’impero, finché poi diventerà il luogo in cui si chiederà agli stessi barbari di difenderlo, offrendo in cambio vari privilegi.

In Palestina, dopo aver occupato la Siria, le legioni avevano occupato Giudea, Samaria e Idumea, ma non avevano ancora Galilea e Perea. Gli Idumei, peraltro, se il movimento nazareno avesse cacciato i Romani dalla Fortezza Antonia, si sarebbero subito alleati coi Giudei, come fecero con gli zeloti durante la guerra del 66-70. I Samaritani avevano già riconosciuto in Gesù il possibile leader di una rivolta contro Roma (il “salvatore del mondo”, Gv 4,42).

Insomma c’erano tutte le condizioni per una insurrezione popolare vittoriosa. Gesù non era un illuso né un avventuriero, non giocava a fare il rivoluzionario. E diciamo anche basta all’immagine stereotipata di un Cristo pacifista a oltranza.

Obiezione: Sicuro che fosse un momento adatto per insorgere? Finita l’espansione, Roma poteva colpire più duro dove si sarebbero potute presentare le rivolte.

Risposta: Se non fosse stato il momento più adatto, Gesù sarebbe apparso un irresponsabile e il tradimento di Giuda, che in fondo esprime l’ala moderata del movimento nazareno, sarebbe stato giustificato. Di sicuro Giuda non ha tradito per i soldi o perché era un infiltrato dei sadducei. Tanto meno perché questo era il suo ruolo nell’economia salvifica del padreterno.

I Romani usavano le conquiste militari di territori altrui come mezzo per risolvere le loro interne contraddizioni. Senza una politica estera aggressiva erano debolissimi in politica interna, continuamente soggetti a guerre civili. La storia della Repubblica lo dimostra ampiamente.

La guerra giudaica del 66-70 avrebbe potuto essere vinta se non fosse stata gestita dagli zeloti, notoriamente estremisti, che volevano imporsi persino sui Giudei e che non cercarono mai nessuna intesa coi Samaritani. Due cose che Gesù si guardò bene dal fare.

Obiezione: La rivolta del 70 è lì, ben documentata, con la sua pericolosità, mentre quella di Gesù non è stata registrata dagli storici. Bastò la famosa coorte per chiudere il problema sul Monte degli Ulivi. Anche l’uso della coorte è da chiarire, dato che è solo in Giovanni, ma è un indizio su Gesù a capo di una rivolta o protesta o manifestazione messianica. Presupporre che Gesù avesse tutto a favore e la rivolta del 70 lo fosse meno, si fa fatica a pensarlo. Bisogna guardare ai diversi effetti prodotti. Filone e Giuseppe Flavio ci riportano le concause della ribellione: la legge per imporre statue di Caligola nelle sinagoghe e nel Tempio, la corruzione crescente del Tempio e dei governatori romani, l’aumento dei profeti fanatici, l’aumento dell’uso della forza da parte dell’esercito romano. Le rivolte vanno preparate e arrivano in momenti critici di rottura tra società e potere costituito. Il governo di Pilato potrebbe aver dato inizio a rivolte, ma, senza altre concause, dubito che avrebbe potuto essere sfruttato sul lungo termine per una grande sollevazione, tanto che non si verificò e neppure sappiamo se ci fu davvero.

Quello che intendo dire è che davvero non abbiamo dati per supporre ottimali le condizioni del 30 circa.

Risposta: Gesù tentò di fare due rivolte, una contro il Tempio, l’altra contro la Fortezza Antonia, ed entrambe fallirono per il tradimento dei farisei. Gli storici di cosa avrebbero potuto parlare?

La rivolta del 66-70 fu completamente fallimentare proprio perché gli zeloti vollero gestirla in maniera autoritaria, anche contro i Giudei. Cosa che Gesù non avrebbe mai fatto.

Pilato e Caifa erano due persone senza scrupoli che si appoggiavano a vicenda. Dal 26 al 36 marciarono sempre all’unisono. Gesù aveva capito che se si colpiva uno si colpiva anche l’altro. Nel primo tentativo insurrezionale puntò su Caifa, nel secondo su Pilato.

Obiezione: A me pare un po’ una forzatura questa coerenza e questa idea di una insurrezione tanto elaborata. Quando i Romani vanno ad arrestare Gesù, non c’è così tanta gente da poter costituire un problema. Sarebbe stato inverosimile attaccare la Fortezza Antonia con dentro 500-600 uomini armati. Io propendo più per un ingresso messianico finalizzato al Tempio. L’impressione è quella di una banda male organizzata, forse con Gesù davvero un visionario che contava negli angeli inviati dal Padre (letterali e non metaforici).

Risposta: Assurdo pensare a un movimento composto di soli 12 apostoli. Per me dovevano essere svariate migliaia, provenienti dalla Galilea e dalla Giudea. Se fosse stato a capo di pochissime persone, Pilato non avrebbe avuto paura di lui, non avrebbe imbastito un processo politico durato l’intera mattinata (non fece la stessa cosa per gli altri prigionieri zeloti), non avrebbe cercato di ammazzarlo con vari espedienti (fustigazione da ridurlo a una larva, scambio di prigionieri facendo scegliere al popolo). Aveva il terrore che potesse scoppiare una sommossa in cui tutta la guarnigione romana sarebbe di sicuro morta.

Obiezione: Giuda aveva legami coi sadducei per poter essere preso in considerazione come infiltrato? O Giuda è un nome dato a un personaggio mai davvero identificabile (non sappiamo davvero chi fosse, anche se appare giusto per quel suo ruolo nella Passione)?

Risposta: È vero che i sadducei volevano Gesù assolutamente morto, essendo una casta aristocratica molto privilegiata e collusa coi Romani. Ma per me Giuda proveniva da ambienti farisaici. Anzitutto lui viene fuori, cronologicamente, dopo che il capo fariseo Nicodemo si era pentito di non aver aiutato Gesù nell’occupazione del Tempio (mi riferisco al IV vangelo la cui sequenza di avvenimenti è migliore di quella sinottica).

Poi Giuda si scandalizza dello spreco del profumo costosissimo versato da Maria sorella di Lazzaro su Gesù, senza rendersi conto che l’insurrezione aveva anche lo scopo di eliminare la povertà, oltre che lo sfruttamento della Palestina da parte di Roma.

Infine Gesù dice a Giuda nell’ultima cena: “Quel che devi fare, fallo presto”. Quella era la notte in cui si doveva occupare la Fortezza Antonia. Chi doveva contattare Giuda? Per me i farisei. Gesù aveva bisogno di sapere se loro erano pronti. Invece tradirono come la volta precedente.

Obiezione: Lo studio delle fonti evidenzia con estrema chiarezza l’esistenza di due controfigure storiche che hanno ispirato il mito gesuano, sul quale sono stati successivamente innestati un’infinità di archetipi appartenenti agli antichi culti preesistenti, spesso di origine zodiacale o solare.

Risposta: Perché scrivere decine e decine di testi su un personaggio mai esistito? Capisco che l’immagine mistica o teologica del Cristo possa assomigliare a qualche altra divinità pagana. Ma mettere d’accordo così tanti redattori sarebbe stata un’impresa molto ardua. Omero i suoi miti se li scrisse da solo. Al massimo dei redattori successivi aggiunsero qualcosa ai suoi testi. Anche i grandi tragici greci scrivevano da soli i loro testi e non si preoccupavano di trovare conferme nei testi dei loro colleghi. Nei vangeli invece abbiamo una teologia dominante, quella petropaolina, che ha in un certo senso imposto un’interpretazione ufficiale, di tipo mistico o teologico, da dare al Cristo politico, e chi non la seguiva, veniva espulso dalla Chiesa. E in ogni caso come si può affermare che tutto è falso senza avere qualcosa di vero nella propria testa come punto di riferimento? Bisogna smetterla con questa mania di cercare l’esistenza o inesistenza di determinate persone sulla base di fonti scritte, che al 99% sono false. Qui dobbiamo parlare di idee, interpretazioni, scenari storici… molto più importanti delle singole persone. Gesù Cristo non è un personaggio inventato ma mistificato in senso teologico. La stragrande maggioranza degli esegeti è su questa posizione. A parte ovviamente quelli strettamente confessionali, le cui analisi lasciano il tempo che trovano. E comunque non credo che Gesù possa essere confuso con un leader zelota, anche se posso accettare l’idea che dietro il nome fasullo di “Barabba” si nasconda un leader zelota.

Obiezione: Tu pensi che ci sia qualcosa di vero nella storia di Giove, di Romolo, di Osiride, di Maometto?

Risposta: Qualcosa di vero c’è sempre. Non puoi dividere le fonti in vere o false: questo è manicheismo. Anche nella favola di Biancaneve è stato dimostrato che c’era qualcosa di vero. Non puoi tentare di interpretare solo quelle fonti che appaiono vere o verosimili, perché a priori non puoi saperlo se lo sono. È vero il mito di Edipo? Non lo sappiamo. Sappiamo però che Freud ci ha costruito sopra un punto fondamentale della sua psicanalisi, su cui sono state scritte milioni di pagine. È vera la versione nicciana della tragedia greca? Secondo me no, però lui ha scritto un capolavoro che rimarrà nella storia.

Obiezione: Se i testi non rappresentano il messaggio autentico di Cristo, vi sono dei testi che lo rappresentano? No! Non sono i testi che sono falsi ma la loro interpretazione. Il primo errore è credere che siano fatti storici. Dio non parla all’uomo attraverso delle scritture, che sono un prodotto umano. Al di là dei fatti storici i vangeli presentano un contenuto organico nel pensiero e questo è sicuramente autentico. Ma l’interpretazione di questo contenuto è affidata alla sensibilità dell’uomo, al suo retroterra culturale, alla sua visione della realtà.

Risposta: Sicuramente non vi sono dei testi che rappresentano Cristo meglio dei canonici (salvo per me la Sindone). Ed è scontato che Dio non parla attraverso delle “scritture”, poiché non esiste alcun Dio. Però non puoi dire che i testi di per sé non sono falsi, ma sono false solo le interpretazioni che se ne danno. I canonici sono frutto di interpretazioni false, distorte, mistiche dell’operato politico del Cristo. Qualcosa di storico deve per forza esserci, altrimenti dovremmo considerare gli ebrei più fantasiosi dei greci con le loro incredibili mitologie. Se non esistesse una base storica, sarebbe inutile mettersi qui a parlare di esegesi. Esattamente come non ci mettiamo a discutere sul valore storico dei miti pagani. Sarà poi la storia a decidere quale interpretazione che diamo è la più convincente. Di sicuro possiamo partire dal presupposto che qualunque interpretazione mistica, sacramentale, teologica è falsa in partenza.

Obiezione: È evidente che se ci sono tanti vangeli, il fenomeno Cristo deve essere storico, anche se non come è stato tramandato. Tuttavia all’uomo non interessa la storia né quei fatti che non ha visto personalmente. La scienza afferma che è vero ciò che produce risultati o riscontri. Pertanto il cristianesimo della Chiesa e i fatti su cui esso è basato e l’interpretazione che ne è stata fatta, sono veri se i risultati sono positivi per l’uomo e la società. L’albero si vede dai frutti. Due guerre mondiali combattute da popoli cristiani chiudono il discorso sulla positività del cristianesimo. Questo lascia aperta la possibilità che l’interpretazione del vangelo sia falsa o che in singoli rarissimi casi il cristianesimo abbia avuto effetti positivi.

Risposta: Devi però ammettere che sulla falsità della versione evangelica relativa all’operato di Gesù si discute dai tempi (illuministici) di Reimarus. Cioè gli intellettuali, con la loro cultura, la loro personale emancipazione dalle ubbie religiose, procedono per conto loro, non aspettano gli eventi catastrofici della storia. I quali eventi però possono sicuramente accelerare il processo verso l’ateismo, cioè verso il recupero della personalità umana del Cristo, privata di tutti gli addentellati mistici.

Obiezione: Non è dimostrando che i vangeli sono veri o falsi che emerge una nuova visione della realtà.

Risposta: Di sicuro non è lasciando i vangeli così come sono o lasciando alla Chiesa il diritto esclusivo a interpretarli, che possiamo farci un’altra rappresentazione del Cristo. E di sicuro se spogliamo i vangeli di tutti gli aspetti mistici, sacramentali, teologici e metafisici, possiamo avvicinarci di più a una interpretazione più coerente con la realtà dei fatti.

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Di tentativi insurrezionali Gesù ha provato a farne due, il primo contro il Tempio e i suoi gestori (i sadducei), il secondo contro i Romani protetti dalla Fortezza Antonia. Caifa e Pilato sono andati d’amore e d’accordo per un decennio, dal 26 al 36. Colpire uno voleva dire colpire anche l’altro.

Questa cosa si capisce soprattutto nel IV vangelo, perché in origine, prima della manipolazione, fu scritto contro il protovangelo, che prevede solo una protesta anti-templare. In questo vangelo le pasque sono almeno due, proprio perché due sono i tentativi insurrezionali, di cui il secondo, contro la Fortezza Antonia, han dovuto rimuoverlo, altrimenti si sarebbe scoperto che il Cristo era un politico sovversivo. E i Sinottici han spostato il primo tentativo, contro il Tempio, nell’ultima pasqua, così risultava che lui ce l’aveva solo coi sacerdoti e non anche coi Romani.

Per me le due fonti scritte a disposizione sono, in ordine d’importanza, il IV vangelo e il protovangelo. La teologia petropaolina è presente in entrambi, ma in Marco è nativa, mentre in Giovanni è una sovrapposizione mistificante, appunto perché il IV vangelo originario era stato scritto contro quello marciano. Poi ritengo che la Sindone sia un reperto autentico, che avvalora la tesi del Cristo politico.

La prima insurrezione la si vede dopo la rottura tra Gesù e il Battista. Una parte dei battisti confluì nel gruppo che Gesù stava formando. Cercò di occupare il Tempio, ma i farisei, pur essendo avversi ai sadducei, tradirono. Poi Nicodemo si pentì del loro atteggiamento. Il secondo tentativo avvenne dopo la morte di Lazzaro, quando a Betania, convinto che i farisei l’avrebbero appoggiato, decise di entrare nella capitale con un movimento armato per occupare la Fortezza Antonia. Ma anche questa volta furono i farisei a tradirlo. Per me Giuda, ch’era un giudeo, proveniva da ambienti farisaici non zelotici.

Gesù si rifiutò di compiere il colpo di stato a Gerusalemme così come gli era stato chiesto di fare dai 5.000 Galilei, proprio perché voleva che l’insurrezione venisse fatta da Giudei e Galilei insieme, con l’appoggio esterno dei Samaritani.

Nessuno poteva sapere il momento in cui il movimento nazareno sarebbe entrato nella capitale per compiere l’insurrezione. Pilato nella Fortezza Antonia aveva solo una coorte, perché due coorti dentro non ci stavano. La sua sede era a Cesarea. Durante la Pasqua i pellegrini erano numerosissimi. Per me, se ci fosse stata una rivolta popolare, i Romani ne sarebbero usciti sconfitti, altrimenti Gesù non avrebbe preso a Betania la decisione di provarci. Doveva per forza avere l’appoggio dei farisei progressisti. Il fatto che i soldati l’abbiano torturato e schernito così violentemente sta proprio a indicare che di lui avevano avuto in quei giorni una grande paura. I vangeli non raccontano che fecero la stessa cosa agli altri tre zeloti, che pur avevano ammazzato un romano. E in ogni caso va escluso a priori che Gesù sia entrato con l’intenzione di farsi ammazzare o di immolarsi per riconciliare Dio col genere umano peccatore.

Noi non possiamo sapere su quante persone potesse contare Gesù per compiere l’insurrezione. Certamente un numero sufficiente per vincere la coorte romana e la polizia giudaica. Che poi tutta questa gente sia rimasta passiva durante il processo farsa di Pilato, questo va addebitato ai limiti della democrazia. Gesù avrebbe potuto fare in città un colpo di stato e imporre una dittatura, ma quanto sarebbe durata? Senza la partecipazione popolare dei Giudei, Galilei e Samaritani come avrebbe resistito alla ritorsione delle legioni romane?

Obiezione: Dove ricavi tutte queste affermazioni?

Risposta: Vendete il mantello e comprate una spada. Sono venuto a portare fuoco su questa terra e quanto vorrei fosse acceso. D’ora in avanti sarete separati persino dentro le vostre famiglie. Abbandona tutto e seguimi. Di queste frasi, tipiche di chi vuole compiere un’insurrezione, i vangeli son pieni. Lo dicono anche Brandon, Belo, Donnini, Eisler, Bloch, Zarcone, Reza Aslan, Sanders…

Obiezione: Gesù offre ai Romani la sua testa, onde evitare la rivolta che avrebbe causato un inutile bagno di sangue. Uno, il capo, per tutti: un gesto eroico e definitivo apprezzato da Pilato che si defila lavandosene le mani.

Risposta: Se Gesù si fosse comportato così, avrebbe dato ragione a Caifa: è meglio che uno solo muoia, piuttosto che l’intera nazione. Caifa dava per scontato che in una qualunque insurrezione antiromana, gli ebrei avrebbero perso. Aveva tutto l’interesse a pensarla così. Lui era stato scelto dai Romani, non dagli ebrei. In realtà Gesù si decise all’insurrezione quando era sufficientemente sicuro che l’avrebbe vinta, altrimenti sarebbe stato un pazzo. Avrebbe messo a repentaglio la vita di migliaia di seguaci. Si è consegnato nel Getsemani perché si era accorto che in quel momento le forze in campo erano impari.2 La sorpresa dell’attacco notturno era sfumata. Semmai avrà sperato che durante il processo farsa di Pilato i suoi insorgessero, ma non ebbero il coraggio di farlo. E comunque Pilato lo voleva morto a tutti i costi. La pesantissima fustigazione e le torture che gli ha fatto subire prima della crocifissione l’attestano abbondantemente.

Obiezione: Se Gesù non fosse andato a Gerusalemme, se non avesse rovesciato i tavoli dei cambiavalute e se non avesse chiesto a Giuda di tradirlo, avrebbe potuto continuare a predicare senza problemi, visto che i Romani ebbero un occhio di riguardo coi giudeo-cristiani. Questa volontà di martirio non la capisco, salvo voler credere al Vangelo di Giuda, ovvero che si fosse convinto che per ultimare il suo compito la sua parte corporea doveva essere sacrificata. Ma perché scegliere un modo così brutale? Quando gli islamici compiono attentati facendosi esplodere (convinti di poter passare per martiri ed essere accolti a braccia aperte da Allah), in genere sono fanatici o poverissimi o privi di cultura. Dove trovi queste caratteristiche in Gesù Cristo?

Risposta: Gesù andò a Gerusalemme perché se non avesse conquistato la capitale durante la pasqua, parlare di insurrezione nazionale sarebbe stato assolutamente velleitario. Tutte le rivoluzioni si fanno conquistando le capitali degli Stati o delle Nazioni.

La frase “Ciò che devi fare, fallo presto”, rivolta a Giuda, non era affatto un invito a tradirlo, ma un ordine politico-militare, con cui doveva sincerarsi sulla effettiva disponibilità dei farisei ad aiutarlo a compiere l’insurrezione. Gli stessi farisei infatti nella prima insurrezione, quella contro il Tempio gestito dai sadducei, erano venuti meno all’impegno di aiutarlo (poi Nicodemo si dovette scusare di non averlo fatto). Il IV vangelo parla abbastanza chiaro, avendo una cronologia completamente diversa da quella sinottica.

Non c’è in lui nessuna volontà mistica di martirio o di autoimmolazione, ma solo senso realistico delle cose.

Obiezione: Indubbiamente Pilato non era un misericordioso. Proviamo a mettere ordine. La coorte (600 soldati romani) è citata solo da Giovanni (18,1-11), che dice che c’erano anche “delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, che si recarono là con lanterne, torce e armi”. I Sinottici (Mc 14,43-52, Mt 26,47-56 e Lc 22,47-53) parlano di guardie mandate dai sacerdoti e di una gran folla. Luca poi spiega che, dopo aver cercato testimonianze, i sommi sacerdoti “consegnarono Gesù a Pilato”, quindi fu presumibilmente portato dopo alla Fortezza Antonia. David Donnini, nel suo interessante lavoro che propone Gesù come capo zelota, cita appunto la coorte. Ma sicuramente sappiamo che il vangelo di Giovanni, il più tardo dei quattro, è generalmente considerato quello meno attendibile dal punto di vista storico. Mi risulta inoltre che i colpi di flagello dovessero essere sempre meno di 40 (infatti secondo i vangeli gliene danno 39!). Anche perché con 120 colpi di flagello il prigioniero sarebbe quasi sicuramente morto prima di arrivare a essere messo in croce. Infine se ragioniamo da un punto di vista strettamente storico (mettendo da parte quindi la fede), dobbiamo ammettere che tutti i resoconti dettagliati del processo di Gesù sono quanto meno improbabili e, per quanto avvincenti, molto probabilmente inventati di sana pianta. Può darsi che vi siano stati discepoli (nascosti) di Gesù alla riunione del Sinedrio (prima parte del processo); appare invece obiettivamente impossibile che ve ne fossero all’interno della Fortezza Antonia, quando Pilato interrogava Gesù.

Risposta: Non avrebbe avuto alcun senso che un redattore alla fine del I sec., quand’era assodato il compromesso tra cristianesimo e politica romana, aggiungesse arbitrariamente che alla cattura di Gesù era presente una coorte romana: quindi per me quello è un particolare verosimile di Giovanni. Proprio nel IV vangelo un manipolatore s’è divertito a far vedere che Pilato era a un passo dal diventare cristiano (tant’è che la Chiesa copta lo venera assurdamente come un martire di Cristo). Si è però dimenticato di togliere la parola “coorte”. Forse perché non la riteneva in grado di smentire la tesi secondo cui i principali assassini di Gesù furono i Giudei. O forse l’ha lasciata proprio per far vedere che i sommi sacerdoti, i sadducei e i farisei più conservatori non si facevano scrupoli a fare i collaborazionisti di Pilato.

Che Gesù fu catturato dalla polizia giudaica e che poi fu Caifa a consegnarlo a Pilato, non ci piove.

Il IV vangelo ha degli aspetti storici infinitamente superiori ai Sinottici, frutto di una testimonianza oculare, benché il manipolatore l’abbia reso un testo altamente spiritualistico, affine allo gnosticismo.

Gesù non fu un capo zelota, anche se sicuramente nel suo movimento confluirono molti zeloti. Non voleva un regno teopolitico in stile davidico.

I 39 colpi di frusta era un’usanza ebraica, cui fu sottoposto p.es. Paolo. Pilato voleva far morire Gesù a tutti i costi, per questo gli fece dare 120 colpi, come attesta la Sindone.3 Nel caso in cui fosse stato costretto a liberarlo durante il processo per evitare una sommossa popolare, Pilato poteva stare comunque sicuro che Gesù non sarebbe stato in condizioni di fare alcunché. Anzi forse sarebbe morto lo stesso per le infezioni.

Se l’avesse ucciso prima della crocifissione, probabilmente sarebbe scoppiata una sollevazione. Aveva bisogno di un consenso popolare, e lo ottenne promettendo di liberare lo zelota Barabba, tanto l’avrebbe facilmente ripreso.

Non vi fu alcun processo a carico di Gesù all’interno del Sinedrio, poiché Caifa non poteva rischiare che i farisei progressisti pretendessero che venisse liberato. Tutti i dialoghi di Gesù con Pilato nella Fortezza Antonia sono chiaramente inventati.

Obiezione: Trovo una contraddizione in quello che dici. Se Pilato davvero pensava che Gesù fosse popolare, in teoria, proprio presentandolo alla folla, poteva suscitare una rivolta. Tanto più che sembra accreditata l’ipotesi che l’usanza di liberare un prigioniero non sia mai esistita.

Io vedo in questa ricostruzione dei vangeli il tentativo (riuscito) di spostare la colpa sui Giudei e di discolpare i Romani… Ma riguardo alle paure di Pilato, credo fossero inesistenti… Non ricordo dove l’ho letto, ma credo che la guarnigione a sua disposizione fosse di 6 coorti, cioè qualcosa come 3.000 uomini, sufficienti per sedare nel sangue qualsiasi rivolta, in una regione tra le più rivoltose.

Risposta: Il motivo per cui non scoppiò una rivolta contro i Romani durante il processo bisogna addebitarlo ai limiti della democrazia. Quante volte nella storia sembra funzionare meglio una dittatura? Secondo te Cristo sarebbe dovuto entrare a Gerusalemme in groppa a un cavallo e fare un colpo di stato? E la democrazia popolare dove la mettiamo?

Pilato risiedeva a Cesarea Marittima4. Solo durante la Pasqua si trasferiva con una scorta a Gerusalemme, nella Fortezza Antonia.5 Non era a capo di legioni perché era un prefetto o procuratore (al massimo poteva contare su truppe ausiliarie, per lo più samaritane). I Romani tenevano 4-5 legioni in Siria, dove avrebbero potuto essere trasferite in Palestina di fronte al pericolo di una guerra. I 5.000 Galilei che vollero farlo diventare monarca, avrebbero vinto facilmente i Romani della Giudea. Gesù rifiutò perché senza l’appoggio dei Giudei sarebbe stato impossibile vincere la ritorsione romana con le legioni della Siria.6 E l’appoggio l’ottenne solo dopo l’uccisione di Lazzaro, che doveva essere un capo farisaico. Ricorda che la guerra nel 70 fu persa proprio perché gli zeloti provenienti dalla Galilea, pur abbattendo velocemente i sadducei, vollero imporsi anche sui farisei.

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Se Gesù avesse predicato la pace e non la spada, sarebbe stato favorevole a un compromesso con Roma. La spada invece voleva dire cacciarli dalla Palestina. Per avere la pace non ci sarebbe stato bisogno di vendere o abbandonare tutto (anche la propria famiglia!) e portare la propria croce: questa è la richiesta di un sovversivo che ha bisogno di militanti nell’immediato.

Obiezione: In effetti nei vangeli ci sono tracce nascoste dell’attività di un rivoluzionario: la predicazione mistificata di tipo teologico poteva essere in realtà un indottrinamento politico; l’entrata messianica a Gerusalemme la prova generale della rivoluzione; la cacciata dei mercanti una quasi insurrezione. Resta però assodato che tutti questi fatti Giuseppe Flavio, Filone e Giusto Tiberiade non li raccontano. Né tanto meno la storia giudaica rabbinica. Quindi si resta sempre nel presunto.

Risposta: T’immagini se fra 100 o 200 anni degli storici trovassero della nostra civiltà, completamente distrutta da una guerra atomica, gli archivi delle TV di Berlusconi… Cosa capirebbero dei problemi sociali che avevamo? Però gli storici si chiederanno lo stesso come sia stato possibile che una società senza problemi sia stata distrutta dalla guerra. È quello che facciamo noi coi vangeli. In fondo se agli ebrei stava bene stare sotto i Romani e ritenevano Gesù un piantagrane, per quale motivo han fatto una guerra sanguinosissima che è durata dal 66 al 135?

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Le tesi evangeliche (canoniche e apocrife) sono stereotipate perché Gesù appare come un profeta che predica un regno non per questo mondo. Tutti i redattori, sulla base della teologia petropaolina, han trasformato il Cristo politico in un Cristo teologico.

Obiezione: Nel vangelo di Tommaso Gesù afferma che il regno dei cieli è già sulla terra; solo che gli uomini l’hanno dimenticato, non lo vedono più. Poi, certo, del profeta han fatto un Dio. Ma non credo che Gesù sia mai stato un personaggio politico. In tutti i vangeli non parla praticamente mai della situazione politica del tempo, o lo fa in modo marginale. Il suo messaggio è un altro: “Date a Cesare quel che è di Cesare…”?

Risposta: La frase su Dio e Cesare appartiene alla teologia paolina, che chiedeva ai Romani la separazione di Chiesa e Stato. Cristo non avrebbe concesso niente né a Cesare, perché voleva la liberazione della Palestina, né a Dio, perché ai Giudei, nel IV vangelo, diceva che “tutti gli uomini sono dèi” (10,34), e nel protovangelo qualificava se stesso come semplice “figlio d’uomo”.

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Noi dovremmo riflettere su una cosa molto sconcertante. Al tempo di Gesù Cristo la Palestina era dominata da due dittature: quella romana (che pur non aveva ancora conquistato Galilea e Perea, gestite da Erode Antipa, amico dei Romani) e quella dei sadducei, che gestivano il Tempio e il cui sommo sacerdote veniva scelto dai Romani.

Indubbiamente Gesù fu fisicamente eliminato da queste due dittature, ma chi lo consegnò nelle loro mani fu buona parte del popolo ebraico. Cioè la principale responsabile della sua morte non fu la dittatura ma la democrazia!

I tentativi insurrezionali furono due, uno contro il Tempio, l’altro contro la Fortezza Antonia. Fallirono entrambi per colpa della indecisione dei farisei, che erano stati eversivi solo al tempo di Erode il Grande, quand’erano alleati con gli zeloti, e che al tempo di Gesù erano circa in 6.000, stando a Giuseppe Flavio. Dopo il 70 sostituirono i sadducei, completamente distrutti, e una parte creò il cristianesimo, con Paolo, che proseguì sul misticismo impostato da Pietro dopo la morte di Gesù, con la sua teoria della morte necessaria voluta dalla prescienza divina. L’altra parte sviluppò l’ebraismo in tutto il mondo.

Obiezione: Dove lo leggi un Gesù capo rivoluzionario?

Risposta: Dal titolo della croce, dal tipo di esecuzione e dal trattamento disumano che Pilato e i militari gli riservarono prima dell’esecuzione. Una cosa assurda perché Gesù non aveva ucciso alcun romano.

Obiezione: Ci fu in Galilea, poco prima della vicenda del rabbi itinerante, durante il censimento di Quirino, un capopopolo di nome Giuda che si ribellò ma fu sconfitto e i 2.000 insorti crocifissi. Non si sa che fine abbia fatto. Molto probabilmente è questa la persona da cui è liberamente tratto il personaggio Gesù.

Risposta: Zeloti e farisei furono uniti in Galilea al tempo di Erode il Grande, per questo Gesù aveva nel suo movimento una fetta di zeloti e in Giudea discuteva di continuo coi farisei (che, detto tra noi, andrebbero rivalutati). Doveva tenere a freno gli zeloti perché erano estremisti. Rifiutò di marciare su Gerusalemme con 5.000 di loro perché gli zeloti e i Galilei in generale non vedevano di buon occhio i Giudei, che non facevano quasi nulla per liberarsi dei Romani e dei sadducei. Ma fu tradito dai farisei due volte, la prima col tentativo di occupare il Tempio, la seconda col tentativo di occupare la Fortezza Antonia.

Obiezione: In effetti Flavio scrive che gli zeloti erano come i farisei nella dottrina religiosa ma non nell’azione politica. Gli zeloti erano eversivi, i farisei del Tempio “collaborazionisti”, anche se internamente anti-romani, mentre i sadducei erano filo-romani in toto. Ma questo cosa cambia?

Risposta: I farisei sono stati un partito molto attivo ma ambiguo. Cercavano un messia politico, ma non seppero riconoscerlo in Gesù, forse perché Gesù era indifferente alla religione. Temevano di perdere credibilità se avessero relativizzato l’importanza del sabato, dei cibi, dei digiuni… Il dialogo di Gesù con Nicodemo, per quanto falsificato da redattori tendenziosi, è illuminante per capire la diversità tra movimento farisaico e movimento nazareno. Più vicini al movimento nazareno erano i battisti, ma il Battista non capiva nulla di politica rivoluzionaria: faceva solo un’attività di tipo etico con risvolti giuridici. E nonostante questo risultava fastidioso a Erode. Pensa tu quanto Erode avesse intenzione di eliminare uno come Gesù! In Galilea furono proprio i farisei a salvarlo da lui e a indurlo a espatriare in Fenicia.

Obiezione: Il Battista – dice Flavio – era mistico, ma si sentiva pure un investitore o iniziatore di Giudei ribelli alla “via del Signore”, il che altro non era che la rivoluzione ebraica contro il potere vigente. Come al solito i cristiani ne hanno preso solo l’aspetto religioso.

Ho notato che nella tua analisi del libro Ateo e sovversivo deduci che il movimento nazareno era un movimento parallelo a quello zelota. Mentre gli zeloti erano rivoluzionari ma integralisti nello stesso tempo a livello religioso, Gesù invece era un ateo e si proponeva come il figlio dell’uomo, quindi non poteva collaborare con gli zeloti, perché c’era una differenza ideologica di fondo. Gli zeloti eredi di Giuda volevano ripristinare il regno religioso ebraico e libero di Davide. Viceversa, Gesù e i nazareni volevano una forma di potere popolare comunitario o collettivo, senza più classe sacerdotale elitaria e senza più religione. Ma ti rendi conto che se avessimo la certezza storica che il Gesù realmente storico sia stato questo, fu effettivamente il prototipo del socialismo futuro?

Risposta: Per me Cristo era ateo, anche perché ho sempre nutrito dei dubbi che il Battista l’abbia davvero battezzato. Nel IV vangelo è detto chiaramente che Gesù, a sua volta, non battezzava nessuno, anche se lo lasciava fare agli ex discepoli di suo cugino. Per me non credeva per niente in questo rito ai fini della liberazione nazionale. Era un rito troppo etico e troppo poco politico. Lo stesso Flavio non parla di nessun battesimo.

Anche secondo me il Battista ha preparato la strada a Gesù o addirittura a una rivolta antiromana. Ma non era abbastanza radicale. Non ha partecipato all’epurazione del Tempio, e questo ha determinato la sconfitta del suo movimento. Ha svolto un ruolo paragonabile a quello di Feuerbach nei confronti di Marx, tanto per intenderci. O a quello di Kautsky nei confronti di Lenin.

E comunque hai riassunto perfettamente. Ho dedotto il suo ateismo non solo quando dice nel IV vangelo, rivolto ai Giudei, “voi siete dèi”, ma anche quando dice alla samaritana: “pregare Dio al Tempio o sul monte Garizim non serve a niente ai fini della liberazione nazionale”. Inoltre rifiuta tutti i titoli messianici, accettando solo quello, generico, di “figlio dell’uomo”, che nell’AT indica solo l’uomo. Lo stesso credente potrebbe arrivare all’ateismo del Cristo, osservando che nelle guarigioni non viene mai invocato l’aiuto divino, e nei racconti di resurrezione si dà per scontato ch’egli sia risorto per virtù propria.

Se ci pensi la comunione eucaristica, seppur inventata da cristiani di origine pagana, è una trasposizione mistica di una stretta comunanza tribale di tipo sociale.7 Il cristianesimo è un falso comunismo, nel senso che ha conservato tracce delle idee socialiste del Cristo, ma le ha mistificate in chiave religiosa. “Mangiate il mio corpo e bevete il mio sangue” altro non voleva dire che ut unum sint. Che siano uno non in nome di Gesù ma in nome degli ideali del socialismo e della democrazia, che ognuno deve poi realizzare per essere se stesso.

E comunque non credo che avrebbe evitato di collaborare con gli zeloti per motivi ideologici. I motivi politici, relativi alla liberazione nazionale dall’invasore, erano molto più importanti.

Obiezione: La Bibbia riportava o no l’arrivo di un profeta? Dopo un po’ se lo sono inventato…

Risposta: Quando si vivono situazioni disperate, di oppressione nazionale, si spera sempre in un liberatore nazionale. Anche oggi facciamo così, mandando su i populisti, i demagoghi, i parolai…

Obiezione: Roma aveva un ruolo istituzionale di difesa da attacchi esterni. I dissidi interni lasciava che fossero risolti dai popoli locali. Il proselitismo di Cristo non era percepito come una minaccia per Roma, e l’idea di un “re dei Giudei” veniva interpretata come il delirio di un folle senz’armi. Il tempo ha fatto sì che Roma stessa divenisse centro nevralgico religioso, con Costantino che, astuto politico, ideò il “cattolicesimo” (un miscuglio di Antico e Nuovo Testamento) per mettere d’accordo i popoli dell’impero sull’orlo di una guerra “santa”.

Risposta: Quello che dici è vero sul piano militare, ma su quello politico Roma si alleava sempre, là dove conquistava territori altrui, coi ceti più facoltosi e aristocratici. Anche se, quando li conquistava, diceva demagogicamente di voler fare gli interessi di chi era oppresso. E questi ceti in Israele (sadducei, anziani, pubblicani…) erano odiatissimi. La guerra giudaica del 70 sarà anche contro di loro.

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Perché Cristo si rifiutò di compiere l’insurrezione antiromana quando gliela chiesero 5.000 Galilei e invece accettò di farla dopo la morte di Lazzaro?

È semplice: nel primo caso non avrebbe avuto il consenso dei Giudei, che non si consideravano certo inferiori ai Galilei (anzi, semmai era il contrario). Nel secondo caso invece, siccome era morto Lazzaro, un leader giudeo vicino ai farisei, e Gesù si era dichiarato disponibile a portarne a compimento l’obiettivo politico, vi era la possibilità di organizzare una vera insurrezione popolare e nazionale, che avrebbe anche potuto essere appoggiata dai Samaritani.

Qui sta la differenza tra avventurismo (che spesso sconfina nel terrorismo) e strategia rivoluzionaria vera e propria.

Obiezione: Fonte di queste notizie?

Risposta: Il IV vangelo, che devi depurare tutto il suo esasperato misticismo. La cronologia più attendibile è la sua, non certo quella dei Sinottici. Se è un romanzo, è sicuramente più verosimile degli altri vangeli romanzati.

Obiezione: Prospettiva interessante, tanto più che la moglie di questo Gesù potrebbe essere la sorella di Lazzaro.

Risposta: Gesù non era sposato, poiché quando frequentava il Battista aveva fatto, come lui, il voto di nazireato, che gli impediva appunto di sposarsi. Di qui barba e capelli lunghi e il titolo sulla croce, che non voleva certo dire “di Nazareth”, una località che fino al IV sec. non si sapeva neppure dove esistesse. E poi a Pilato importavano i titoli politici o quelli che facevano riconoscere universalmente il condannato, non i luoghi di provenienza, che nell’ambito di un impero erano diversissimi.

In effetti la sorella di Lazzaro è l’unica che lo fa piangere. E lui doveva conoscerla bene, perché erano tutti Giudei. Resta solo da capire se questa Maria coincida con la Maddalena o no. Quest’ultima di sicuro era innamorata di Gesù, altrimenti non sarebbe stata la prima a recarsi alla tomba di lui dopo poche ore che l’avevano giustiziato. Ma lui, a motivo del voto, non ricambiò. Il fatto però che le abbiano affibbiato il titolo di prostituta o di indemoniata, lascia pensare che non coincidesse con la sorella di Lazzaro. Tuttavia i Sinottici odiano la Maddalena, perché probabilmente si era posta contro la tesi di Pietro relativa alla morte necessaria del Cristo e alla parusia imminente. Giovanni invece la valorizza molto, non dice ch’era stata una prostituta, e Giovanni era contro il protovangelo. Devo inoltre dire che quando alcuni esegeti sostengono che alle nozze di Cana gli sposi erano Gesù e la Maddalena, si comportano solo in maniera ridicola. Tutta la pericope è un nonsenso sul piano pratico: al massimo può essere interpretata in chiave simbolica, per far capire la fine di Israele. Infatti essa non è agganciata a nulla, né prima né dopo (proprio come il racconto dell’adultera).

Obiezione: Eppure nei Sinottici per 9 volte Gesù viene appellato col titolo di Rabbi… e il Maestro deve essere sposato… Il fatto della prostituta credo sia una diminutio medievale per valorizzare la figura della madre di Gesù (poi c’era il discorso del celibato del clero). Fino ad allora Maria Maddalena è talmente accettata come sposa che Notre-Dame era dedicata a lei.

Risposta: Per me Gesù fece voto di nazireato, imitando il Battista, il che può farci pensare che Gesù abbia frequentato gli ambienti essenici di Qumran, che sicuramente erano più radicali dell’essenismo in generale, altrimenti non sarebbero andati a vivere nel deserto. Pertanto non poteva sposarsi, almeno finché il voto non fosse stato sciolto. Anche Paolo, per un certo tempo, fece un voto del genere. Anzi penso che Pilato abbia messo come titolo sulla croce le parole “Gesù nazareno” proprio per indicare una particolarità che rendeva Gesù universalmente noto. Non intendeva certo riferirsi a una provenienza geografica, che ai Romani “imperiali” non interessava per nulla. Per gli ebrei maschi era disdicevole portare lunghi capelli, a meno che appunto uno non avesse fatto un voto particolare. E poi ricorda che la samaritana, appena lo vede al pozzo, non solo capisce, dalla parlata, ch’era giudeo, ma anche che, portando lunghi capelli e lunga barba, poteva essere una persona saggia, un “profeta”. Infine c’è la Sindone che lo rappresenta così: la lunghezza di quei capelli e di quella barba, dal momento in cui fece il voto al momento in cui morì, può far pensare a un periodo di circa tre anni, che, guarda caso, è la cronologia delineata nel IV vangelo.

Obiezione: Tanto più che Gesù non poteva sbagliare, stavolta. Il tentativo di suo padre era già stato represso drasticamente 30 anni prima (lui ancora infante), e circa tremila cospiratori zeloti impalati o crocefissi. Aveva bisogno di molto consenso e appoggio nei piani alti. Forse qualcuno del Sinedrio era dalla sua parte.

Risposta: Fai coincidere Gesù con un leader zelota, ma sai bene che non è così. Gesù è giudeo doc. Il IV vangelo lo fa capire molte volte. Per es. quando Gesù incontra in Perea Andrea e Giovanni Zebedeo, che gli dicono: “Dove abiti?”. E lui risponde: “Venite e vedete”. E Giovanni aggiunge: “Erano le quattro del pomeriggio”. Quindi voleva dire che in poche ore sarebbero arrivati nella sua casa in Giudea. Inoltre in Gv 7,28 dice ai Giudei che sanno benissimo di dove lui è: se fosse nato in un villaggio insignificante come Nazareth chi l’avrebbe saputo? L’unico versetto davvero significativo che può far pensare a un’origine galilaica di Gesù è quello in cui i farisei rimproverano Nicodemo dicendogli: “Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea” (Gv 7,52). Un’affermazione molto strana, poiché, a detta dello stesso Giovanni, Nicodemo era un capo dei farisei, per cui sarebbe stato difficile rivolgersi a lui in una maniera così offensiva. Peraltro lo stesso Nicodemo, subito dopo l’epurazione del Tempio, aveva detto a Gesù: “Sappiamo che sei saggio”. Come se i farisei della Giudea lo sapessero da molto tempo. Ma un fariseo avrebbe mai detto una cosa del genere a un galileo?

Secondo me Gesù si trasferisce in Galilea solo dopo il fallimento della prima insurrezione, quella contro il Tempio, che i Sinottici mettono per ultima, perché sono antisemitici e vogliono far ricadere sui Giudei tutta la colpa della morte di Gesù. In questa maniera i cristiani potevano realizzare un compromesso politico con lo Stato romano. E in Galilea è inizialmente ospite nella casa di Pietro.

Obiezione: Da molte riflessioni si evince che Gesù fosse non solo zelota ma addirittura nazoreo, probabilmente di Gamala, nelle alture del Golan… Lo si desume dai vangeli, quando “scende” al lago Tiberiade. Dalla pianura non si scende, ma da un promontorio sì… e poi è plausibile una camminata a piedi di 40 minuti, piuttosto che 3 ore a dorso di mulo. Non trovi? E poi Nazareno per Nazoreo l’han scritto per nascondere l’estrazione terribile e indicibile… Tuttavia i Romani censivano tutto, e non si ha notizia di Nazareth se non ben dopo le guerre giudaiche.

Risposta: Ti ricordo che il protovangelo (base ermeneutica di Matteo e Luca) è tutto galilaico, in quanto fonte principale è lo stesso Pietro. A questo vangelo è stata aggiunta la teologia paolina successivamente (quella che include battesimo ed eucaristia, la chiusura posticcia sulla resurrezione, la figliolanza divina del Cristo, la confessione del centurione, ecc.). Pietro era sicuramente affiliato al partito zelota e odiava a morte i Giudei. Era nel suo interesse far vedere che Gesù fosse originario della Galilea. Tuttavia la samaritana, appena lo vede al pozzo, si accorge subito (dalla parlata) ch’era originario della Giudea, non solo perché proveniva da sud, ma anche perché le dice che “La salvezza viene dai Giudei”: un’affermazione che nessun galileo avrebbe mai fatto. Se fosse stato un galileo, lei non gli avrebbe detto che i Samaritani non vanno d’accordo coi Galilei, poiché non c’era un contenzioso storico-politico aperto. Invece c’era coi Giudei, perché Giovanni Ircano nel 128 a.C. aveva distrutto il loro Tempio sul monte Garizim. Un intellettuale o un politico giudeo non si sarebbe mai potuto rivolgere a un samaritano, entrando nel suo territorio, senza rischiare la propria incolumità. Infatti i farisei, che volevano assolutamente parlare con Gesù, rinunciano a entrare in Samaria.

Mi rendo conto che Cascioli ha fatto testo sugli esegeti laici nazionali. E Donnini gli è andato a ruota. Ma Gesù non è uno zelota, altrimenti coi 5.000 Galilei avrebbe marciato su Gerusalemme. Sarebbero stati più che sufficienti per sbaragliare la coorte romana nella Fortezza Antonia (600 militari). E poi? Come avrebbero fronteggiato la ritorsione romana proveniente dalla Siria senza l’appoggio dei Giudei? Nella guerra del 70 furono coinvolte varie legioni più truppe ausiliarie e altre forze ancora. Senza i Giudei i Galilei non c’è l’avrebbero mai fatta.

La guerra del 70 fallì proprio perché fu una guerra zelotica, con cui non solo si voleva cacciare lo straniero ma anche sottomettere la Giudea. Quando i Galilei vogliono farlo re, lui si nasconde, non perché il suo regno era “nei cieli”, ma perché voleva un’insurrezione nazionale, popolare, in cui nessuna etnia o nazionalità potesse prevalere sulle altre. Gesù voleva realizzare una democrazia non una monarchia in stile davidico.

Obiezione: Pietro era uno zelota spietato e senza capacità compromissorie (vedi Anania e Saffira negli Atti). Tuttavia da più parti ho rilevato la tesi che fosse addirittura fratello di sangue di Gesù.

Risposta: In Mc 6,3 i fratelli di Gesù sono quattro maschi, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda e un imprecisato numero di sorelle (anonime). Non sappiamo altro. Giacomo sostituì Pietro alla guida della comunità di Gerusalemme. Era un giudeo ortodosso e di Gesù non capì nulla. Gesù detestava i suoi parenti, tant’è che sulla croce affidò la madre vedova a Giovanni Zebedeo.

Obiezione: C’è l’ipotesi di Donnini secondo cui i soggetti in questione siano due, due Gesù (o Giosuè), fusi in un’unica narrazione che li intreccia da farne uno solo: uno zelota antiromano, un Che Guevara ante litteram, e un altro “figlio dei fiori”, un “figlio del padre”, Bar Abbas o Barabba… Che ne pensi?

Risposta: Purtroppo prima di Cascioli e Donnini tutti gli esegeti (protestanti o cattolici sudamericani) quando parlano del Gesù politico lo associano agli zeloti, perché secondo Giuseppe Flavio gli ebrei ribelli erano soprattutto zeloti della Galilea, i quali al tempo di Erode il Grande avevano trovato in molti farisei un appoggio significativo. Ma Gesù va oltre gli zeloti, non vuole un regno di Dio né predica una teologia politica. Il titolo di figlio di Davide lo rifiuta sempre. Accettava solo il titolo di figlio dell’uomo.

Barabba è ovviamente un nickname, diremmo oggi. Ma per me è una persona reale. Probabilmente era un capo zelota molto noto, che avrebbe anche potuto smentire il racconto degli evangelisti che presentano un Gesù pacifista e buonista a oltranza. Inoltre mettiti nei panni di un cristiano che legge il vangelo. I redattori presentano Barabba e gli altri due come criminali comuni, che meritavano di morire. Erano dei malfattori, non dei patrioti (per quanto terroristi). Se Pilato accetta lo scambio, proposto dai sacerdoti, tra Barabba e Gesù, allora l’antisemitismo, da parte del lettore cristiano, sale alle stelle (in fondo è questo l’obiettivo dei redattori: far cadere tutte le colpe della croce sui Giudei). Cioè un cristiano può arrivare a pensare che i Romani abbiano fatto bene a distruggere il Tempio e a schiavizzare tutti gli ebrei. Invece se Barabba è un patriota, uno si può anche chiedere: cosa aveva Gesù per non sembrare un “patriota” come lui? Non aveva forse detto di volersi sacrificare per le pecore perdute d’Israele? Ecco perché ritengo (per quanto non fosse un’usanza dei procuratori romani) che Pilato, come sua tattica personale, abbia optato per uno scambio di prigionieri, nella speranza di poter eliminare più facilmente quello che riteneva più pericoloso.

Obiezione: In effetti Giuseppe Flavio appiattisce le istanze rivoltose alla sola setta degli zeloti… Ma se tu ammetti che non vi era l’usanza di mettere ai voti chi dovesse venir liberato, come è possibile che Pilato abbia lasciato libero un pericoloso zelota? Io penso invece che nei vangeli vi sia una continua sovrapposizione di nomi e persone. Anche gli altri due crocifissi vengono definiti “ladroni”, ma probabilmente erano due ribelli terroristi o due zeloti patrioti. Si è data una traduzione sbagliata del greco “eteroi duo kakourgoi”.

Risposta: Secondo te chi è più pericoloso: il terrorista che ammazza qualcuno, ma dietro di sé non ha quasi nessuno, cioè è privo di sostegno popolare; o il politico che, in forza di tale sostegno, entra democraticamente e pacificamente a Gerusalemme, in groppa a un asino? I discepoli di Gesù erano tutti armati, ma sino all’ultimo Gesù vuol far capire che è in grado di occupare la Fortezza Antonia come e quando vuole, eppure spera che i Romani si arrendano senza spargimento di sangue. Mettiti nei panni di Pilato: di chi avresti più paura? Secondo te perché gli fa dare 120 frustate prima di giustiziarlo? Perché i soldati lo vessano con torture così pesanti? Questi non sono forse segni che lo odiavano a morte? È impossibile che non abbiano pensato che, se ci fosse stata un’insurrezione, nessuno di loro si sarebbe salvato. Pur di volerlo sulla croce, Pilato avrebbe fatto di tutto. Nei vangeli viene presentato come un fantoccio nelle mani dei sacerdoti, un uomo privo di personalità, un pavido menefreghista, ma come al solito siamo nell’ambito di una narrazione tendenziosa antisemitica, che nel mentre fa ricadere tutte le colpe sui Giudei, cerca un compromesso politico coi Romani, i cui termini sono molto semplici: noi smettiamo di contestare l’imperatore, ma voi non potete pretendere che noi gli si attribuisca un culto.

Obiezione: Ma se Gesù fosse stato, per fantasia diciamo, un capo rivoltoso, i suoi seguaci, perché invece di continuare la causa, magari con un altro capo, si sono fatti perseguitare senza quasi reagire in suo nome e in nome del messaggio evangelico? Che senso ha che il leader venga ucciso e loro, invece di combattere con le armi, si fanno trucidare perché annunciano la sua resurrezione e il messaggio salvifico?

Risposta: Anzitutto noi abbiamo dei testi che rispecchiano la teologia petropaolina, quella risultata vincente. Nella prima parte degli Atti l’unico vero protagonista degli apostoli è Pietro, l’inventore della tesi della resurrezione quale interpretazione della tomba vuota. Fu lui a dire ai Giudei che Gesù doveva morire secondo la prescienza divina, per insegnare agli uomini la loro impotenza a compiere il bene. Poi aggiunse che sarebbe tornato in pompa magna per liberare Israele, se però i sommi sacerdoti si fossero pentiti di ciò che gli avevano fatto. Poi sarà Paolo ad aggiungere, vista la mancata parusia, che Gesù era figlio unigenito di Dio in via esclusiva e che sarebbe tornato alla fine dei tempi per giudicare tutti, ebrei e pagani. Di qui la fine del primato politico-nazionale di Israele.

Noi non sappiamo se questa teologia fu condivisa dagli altri apostoli. Stando al IV vangelo non lo fu da parte di Tommaso, Filippo, Andrea… E certamente Giovanni Zebedeo scrisse il vangelo opponendosi a Marco, portavoce o comunque redattore di Pietro. Suo fratello Giacomo fu poi ucciso nel 44. Noi non sappiamo se tutto il movimento nazareno (poi chiamato cristiano) non partecipò alla guerra giudaica del 66-70. Cioè se fuggì dalla Palestina (andando a Pella, nella valle del Giordano, col vescovo Simone) per sottrarsi alle persecuzioni giudaiche o per non essere confuso coi Giudei agli occhi delle legioni romane. Sappiamo solo che Gesù fu un leader politico tradito non solo da Giuda ma anche, dopo la sua morte, da Pietro e da Paolo. Il fatto che i cristiani si lasciassero ammazzare dai Romani perché si rifiutavano di riconoscere la divinità all’imperatore, non sta di per sé a dimostrare che non erano disposti a cercare un compromesso con l’impero. Erano gli imperatori che non si fidavano dei cristiani, non il contrario. Tant’è che con Costantino si raggiunse un’intesa perfetta e con Teodosio addirittura si fece del cristianesimo la religione di stato, togliendole anche l’ultima capacità eversiva che le era rimasta.

Il fatto però che non si sappiano tante cose non vuol dire che non possiamo parlarne. Dobbiamo ragionare e concessis. Cioè dando per scontato che le cose sarebbero potute andare diversamente rispetto alla classica interpretazione confessionale o mistica.

Obiezione: Su che testo c’è scritto che Lazzaro era un leader e dov’è scritto che a Gesù fu chiesto di compiere un’insurrezione?

Risposta: Devi sempre partire dal presupposto che i vangeli sono una mistificazione teologica di fatti politici. Lazzaro era un leader politico giudaico molto vicino a Gesù proprio perché i Sinottici non ne parlano. Probabilmente si conoscevano da bambini, poiché il IV vangelo dice che gli era molto affezionato (ecco un’altra prova che Gesù era giudeo e non galileo). Era del partito farisaico perché al suo funerale c’erano i farisei (almeno quelli più progressisti). E siccome Gesù accetta di entrare a Betania (per quanto si fosse comportato in maniera prudente appena arrivato), è impossibile che non abbia parlato coi farisei. Sappiamo bene che i vangeli presentano negativamente i farisei solo perché sono condizionati dal tempo in cui sono stati scritti, dopo la distruzione del secondo Tempio, in cui il giudaismo farisaico si differenziava nettamente da quello cristiano.

Quando le sue sorelle dicono a Gesù che se fosse stato lì, lui non sarebbe morto, non intendono riferirsi a qualcosa di miracoloso, ma al fatto che l’avrebbe potuto difendere. Ma lui non poteva essere lì, proprio perché era ricercato dalla polizia giudaica, per cui si nascondeva in Transgiordania. Quindi Lazzaro aveva compiuto un’azione politica al di sopra delle proprie forze, senza coordinarla col movimento nazareno.

Quando si parla di resurrezione di Lazzaro si deve intendere la decisione che Gesù prese di far risorgere l’idea insurrezionale di Lazzaro (o Eleazaro8). E che questa decisione fu presa a Betania, nella stessa casa di Lazzaro, è attestato dal fatto che una sua sorella, Maria, ruppe un costoso vasetto di profumo, profumando capelli e piedi di Gesù, cioè facendo capire d’essere convinta che se Gesù avesse voluto, l’insurrezione nazionale sarebbe riuscita. Giuda invece, ch’era un fariseo moderato, si scandalizzò di quello spreco, facendo capire di non essere affatto sicuro del successo dell’insurrezione senza l’appoggio di tutti i farisei.

Commento: In effetti la rottura del vaso d’ambra in Betania sembra l’investitura a pretendente al trono: è l’unzione, il diventare unto, cristo, cioè aspirante al trono di Davide.

Risposta: Ricordi quando il cieco Bartimeo lo sfida dicendogli: “Se davvero sei il figlio di Davide, abbi pietà di me”, cioè dimostra che sei il migliore anche sul piano umano non solo politico. La guarigione ovviamente è inventata. Ma nel racconto gliela fa solo dopo che l’ha chiamato “maestro”. Gesù rifiutava il titolo politico-religioso e monarchico di figlio di Davide. Il redattore vuol far vedere che Gesù voleva essere il figlio di Dio con un regno ultraterreno da gestire. Ma il racconto resta significativo del fatto che le questioni umane erano per Gesù equivalenti a quelle politiche.

Commento: Quando prende il Tempio con un colpo di mano, fa capire al Sinedrio che lui si propone in antitesi a farisei e sadducei… Il Tempio era costantemente sorvegliato da servi armati: Gesù non avrebbe potuto fare quello sfogo isterico, se non con l’aiuto di sicari armati che tenessero buone le guardie ed eventuali sgherri romani.

Risposta: Quando ha fatto l’epurazione del Tempio doveva avere con sé una parte del movimento battista o essenico, rappresentato da Giovanni Zebedeo, e una parte degli zeloti, rappresentati forse dal fratello di Pietro, Andrea. Infatti i Galilei, quando si rifugia in Galilea dopo l’epurazione, gli fanno una gran festa. L’epurazione fallì perché i farisei non l’appoggiarono come avrebbero dovuto, essendo avversari dei sadducei. Poi Nicodemo lo volle incontrare in segreto per scusarsi.

Obiezione: Questa di Nicodemo con la cenere in testa non la immaginavo.

Risposta: Non ricordi che lo va a trovare di nascosto e gli dice di essere d’accordo sulla purificazione del Tempio? Nicodemo è stato surrettiziamente inserito nel racconto della sepoltura di Gesù probabilmente perché arrivò a convertirsi alla teologia paolina.

Obiezione: Ma di tutto questo non c’è un solo passo dove sia scritto…

Risposta: Prova a leggere Bultmann e vedrai che lui non mette la mano sul fuoco neanche su un versetto dei vangeli. E comunque quando i 5.000 Galilei gli chiesero di diventare re, non era forse per marciare su Gerusalemme e cacciare i Romani dalla Fortezza Antonia? Inoltre ti sei mai chiesto perché, una volta entrato trionfalmente a Gerusalemme, i redattori scrivono che i Giudei non credevano in lui? Ciò va considerato assolutamente falso. Gesù non era entrato per perdere ma per vincere. Non avrebbe messo a rischio la vita di migliaia di persone. Non era un avventuriero, un estremista irresponsabile.

Obiezione: Lazzaro era fariseo perché al suo funerale c’erano i farisei? Scusa dove lo leggi? Lazzaro era un leader politico molto vicino a Gesù proprio perché i Sinottici non ne parlano? Che logica è questa?

Risposta: Lazzaro era morto inaspettatamente, probabilmente in uno scontro armato coi Romani. Non poteva esser morto di malattia, perché in tal caso Gesù non avrebbe potuto far nulla per aiutarlo. Quando le sorelle gli dicono che se lui fosse stato lì, il fratello non sarebbe morto, non si aspettavano certo una guarigione miracolosa, ma un sostegno politico-militare.

Tuttavia, essendo ricercato dalla polizia giudaica e costantemente a rischio di linciaggio, Gesù non aveva potuto far nulla; era rimasto nascosto oltre il Giordano, fuori dalla Giudea. Quando però lo vennero ad avvisare che Lazzaro era moribondo, rischiò il tutto per tutto e s’incamminò, con alcuni discepoli, verso Betania, a pochi chilometri dalla capitale, dove avrebbe rischiato anche lui d’essere ammazzato. Infatti Tommaso glielo dice.

Lazzaro era un suo prezioso alleato giudaico. Nel testo si sono limitati a dire “Colui che tu ami è malato”. Gesù doveva conoscerlo da molto tempo, anche se nei vangeli non viene mai ricordato. Un successivo manipolatore, resosi conto di tale stranezza, ha cercato di rimediarvi, scrivendo al v. 2 che “Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi coi suoi capelli”. Questa cosa però verrà fatta soltanto dopo qualche giorno (o qualche settimana) a questo episodio, tant’è che nel vangelo viene messa al capitolo successivo. Poi al v. 19 viene detto: “Molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello”. Molti Giudei? Ma allora Lazzaro era un personaggio famoso. Dunque perché in nessun vangelo se ne parla?

Quali Giudei andarono a trovarlo? Di sicuro non i sadducei o gli anziani. Non potevano essere che i farisei, almeno la parte più progressista del loro partito, anche se nel racconto vengono presentati come dei traditori. E Gesù va a trovarlo approfittando del fatto ch’era morto. Quello era il momento migliore per realizzare un’intesa coi farisei, ponendo Giudei e Galilei sullo stesso piano contro Roma. È a Betania che decide di proseguire il messaggio di liberazione dei Giudei espresso da Lazzaro. Lo fa “risorgere” in quella maniera.

Obiezione: Questa è un’interpretazione del vangelo. Come questa se ne possono creare di svariate. Comunque niente di storico o comprovato. Solo interpretazioni alla Biglino.

Risposta: Parlare di storia oggettiva in presenza di testi mistificanti come i vangeli è ridicolo. Gli esegeti fanno solo supposizioni. Nessun esegeta oggi direbbe che la sua interpretazione è scientifica perché conforme al dettato evangelico. Dovrebbe essere un fanatico o uno sprovveduto. Verrebbero negate le tre ricerche storiche fatte su Gesù Cristo. Noi dobbiamo dare per scontato che al di là di interpretazioni soggettive non possiamo andare. La stessa teologia petropaolina è un’interpretazione della vicenda di Gesù. E per me è una falsificazione, anche se non mi permetto di dire, come i mitologisti, che sia tutta un’invenzione.

Obiezione: Da dove derivi tutte queste certezze? Non mi scandalizzano le congetture, visto che ancora ne sappiamo così poco. Ciò che non comprendo è la certezza assoluta con la quale vengono presentate.

Risposta: Smettila di chiedermi quali testi ne parlano. Devi ragionare con la tua testa. Rifiuta i culti della personalità. Vai per ipotesi. Elabora delle interpretazioni. Confrontati con chi non la pensa come te. Io lo faccio da molto tempo, leggendo un’infinità di libri (decine di testi solo sulla Sindone, cui all’inizio non aveva dato alcuna importanza, poi mi sono convinto che è l’unico documento autentico di tutto il NT). Da quali testi giudaici Pietro ha elaborato l’idea della resurrezione di un corpo morto? Da nessuno. Non ce n’erano. Però sulla base della sua idea è nato il cristianesimo.

Obiezione: Dai quattro vangeli esce fuori un Gesù riformatore religioso, che anzi ha tradito le attese messianiche di tipo politico care ai gruppi religiosi del tempo, come per esempio gli zeloti.

Risposta: È vero, ma le attese che avevano erano di tipo teologico-politico. E Gesù le rifiutava, in quanto lui era soltanto un leader politico, anche se i redattori lo fanno passare per un leader solo religioso. Ma quando iniziano a scrivere, gli evangelisti erano dei soggetti politicamente sconfitti. E pur di sopravvivere si sono inventati una revisione di tipo religioso delle idee di Gesù.

Obiezione: Direi il contrario e cioè che lui rifiutasse quelle attese perché era un leader religioso e non politico; che poi il suo messaggio successivamente abbia avuto un risvolto sociale è vero, così come si può anche ipotizzare che nella cerchia dei suoi discepoli ci fosse qualche zelota, che però non aveva capito quale fosse la missione di Gesù. Del resto quali sarebbero le fonti storiche dalle quali verrebbe fuori la figura di Gesù leader politico fautore di presunte insurrezioni armate?

Risposta: Quindi tu prendi le fonti del NT secondo le intenzioni di chi l’ha prodotto? Ti rendi conto che è dai tempi di Reimaurs che non lo si fa più? Ci sono state ben tre ricerche sul Gesù storico e quasi nessun esegeta ha mai messo in dubbio che la gran parte dei vangeli è puramente redazionale.

Obiezione: E chi mette in dubbio che debba essere proprio il Gesù storico a doversi studiare e non solo quello della fede? Solo attraverso un’impostazione storica si può arrivare a delineare le tracce della complessa personalità del Nazareno.

Risposta: Noi non sappiamo nulla del Gesù storico. Abbiamo a che fare con testi ampiamente tendenziosi, preoccupati a trasformare il Gesù politico in un Cristo teologico. Tutte le interpretazioni sono necessariamente relative e soggettive. Purtroppo è solo su queste che possiamo lavorare. Se riteniamo, come Ambrogio Donini, seguace di Kryvelev, che allo stato attuale delle fonti non possiamo dire nulla di certo su Gesù Cristo, allora tanto vale smetterla con tutti i nostri discorsi. Mettere in piedi dei forum per ribadire tesi catechistiche è ridicolo. Saremmo lontani mille miglia dalle tre ricerche storiche su Gesù, dalla sinistra hegeliana, da Reimarus e da tutta la teologia protestante del ‘900, per non parlare di quella ateistica americana o di quella teopolitica dei cattolici sudamericani (scomunicati da Wojtyla e Ratzinger). Saremmo sempre i soliti italiani provinciali, quando invece dovremmo esser noi a tirare le conseguenze più logiche o radicali della demistificazione dei vangeli.

Obiezione: Premesso che non si può fare ricerca storica sul cristianesimo senza tenere conto dei vangeli, il problema del Gesù storico si è presentato anche nel protestantesimo, quando Ernst Käsemann, contestando il suo maestro Bultmann, nel 1953 disse: “o noi incontriamo il Gesù storico, o il nostro discorso è campato in aria, è un mito, è puro ragionamento”. Egli in sostanza afferma che noi possiamo e dobbiamo incontrare il Gesù della storia, analizzando il testo stesso dei vangeli.

Risposta: Käsemann e Bornkamm arrivarono a dire che il Cristo della fede (o biblico) è sostanzialmente equivalente al Gesù storico, benché mediato dalla fede religiosa dei suoi discepoli, che non ha fatto modifiche significative al suo messaggio. Quindi la differenza sta soltanto nei diversi livelli di “fede” tra l’uno (Gesù) e gli altri (i discepoli). In altre parole, se i cristiani hanno creduto nella resurrezione di Gesù, vuol dire che non si può prescindere da tale convinzione nella ricostruzione delle sue vicende. Per me questa è un’impostazione completamente sbagliata, perché del tutto mistica. Preferisco mille volte Bultmann, anche se non capisce nulla della politicità rivoluzionaria del Cristo.

Obiezione: È la prima volta che sento questa cosa su Lazzaro. Al massimo avevo sentito ch’era il cognato di Gesù, vista l’intimità del quartetto di Betania.

Risposta: Sicuramente dovevano essere molto amici. Forse Maria nutriva speranza di accasarsi con Gesù, vista la confidenza che dimostra d’avere col vasetto di profumo. Ma non ci sono riscontri su una stretta parentela, anche se non si può escluderla a priori. Come non si può escludere che questa Maria coincida con la Maddalena, dando ovviamente per scontato che l’epiteto di prostituta o indemoniata sia completamente inventato (e che le fu probabilmente attribuito dalla corrente petrina risultata vincente nel movimento nazareno).

Obiezione: Gesù davanti a Pilato non chiarì forse che il suo regno non era di questo mondo?

Risposta: Il dialogo tra Gesù e Pilato è completamente inventato, in quanto nessun apostolo poté esservi testimone. Soprattutto è inventata la frase che tu riporti, poiché, se fosse stata vera, Pilato non avrebbe rischiato la propria carriera eliminando uno che non aveva intenzione di far nulla contro Roma, anzi che poteva essere un alleato dei Romani contro i fanatici e speculatori che gestivano il Tempio o contro gli zeloti che facevano gli estremisti patrioti.

Obiezione: Sappiamo però che Pietro stava nel cortile della casa dei sacerdoti Anna e Caifa. Quindi un testimone c’era. Inoltre se Gesù ha detto che il suo regno non era di questo mondo, si può spiegare perché Pilato disse di non trovare in lui alcuna colpa.

Risposta: Pietro stava nel cortile della casa di Anna non di Caifa. E in quel cortile poté entrare grazie a Giovanni, che conosceva gli ambienti di Anna, probabilmente frequentati prima di diventare seguace di Gesù, tant’è che la portinaia lo fa entrare subito. E in quel cortile Pietro non poté ascoltare nulla, a differenza di Giovanni. Tutto il processo giudaico, con tanto di Sinedrio presente, descritto in Marco 14, quello tra Gesù e Caifa, è completamente inventato, è una parodia non solo surreale, ma, nel proprio marcato antisemitismo, anche vergognosa. Quanto a Pilato, dal trattamento che ha riservato a Gesù prima di mandarlo sul patibolo, è evidente che lo voleva assolutamente morto. La versione del IV vangelo relativa ai dialogo tra i due, messa da qualche manipolatore di Giovanni, è stata scritta per scaricare tutte le responsabilità sui Giudei, quindi è nettamente antisemitica.

Obiezione: In che modo Giovanni frequentava gli ambienti del capo sacerdote Anna, in Giudea, a Gerusalemme ? Gli portava il pesce da Cafarnao, in Galilea? Non era troppo giovane Giovanni per avere conoscenze così importanti?

Risposta: Per me Giovanni, ch’era giudeo, non galileo, voleva tentare la carriera ecclesiastica servendosi degli ambienti del sommo sacerdote Anna (o Anania), che non era come quel rinnegato di Caifa, essendo stato deposto da Valerio Grato. Eusebio di Cesarea riporta un’affermazione, attribuita a Policrate di Efeso (fine II sec.), secondo cui Giovanni Zebedeo faceva riferimento a una delle classi sacerdotali che gestivano il culto del Tempio di Gerusalemme. Probabilmente Giovanni aveva frequentato gli ambienti di Anania prima ancora di frequentare quelli del Battista. Anania era molto importante, anche più di Caifa, perché ebbe cinque figli sommi sacerdoti e lo stesso Caifa era suo genero.

Obiezione: “Cristo si rifiutò di compiere l’insurrezione antiromana quando gliela chiesero 5.000 Galilei”? Esattamente quando sarebbe avvenuta questa cosa?

Risposta: 5.000 uomini sono tanti, più che sufficienti per prendere il potere a Gerusalemme. Lui parla sul monte Tabor in Galilea e loro si convincono che può diventare re, sull’esempio di Davide. Così vien detto nel IV vangelo. Ma lui si nasconde perché rifiuta la proposta per due motivi: non vuole costruire una monarchia davidica ma una democrazia popolare; non vuole realizzare l’insurrezione antiromana senza il contributo dei Giudei, perché sapeva benissimo che una cosa era cacciare la coorte romana stanziata nella Fortezza Antonia; un’altra, ben diversa, resistere alla ritorsione delle legioni romane della Siria. Il suo rifiuto comporta l’abbandono dei Galilei alla sua causa rivoluzionaria, al punto che lui è costretto a chiedere ai suoi apostoli se volevano andarsene anche loro.

Obiezione: Non riesco a credere che si possano davvero ancora leggere i vangeli con questo ingenuo approccio letteralista. Stiamo evidentemente parlando della pericope della moltiplicazione dei pani, che è stata dimostrata da oltre due decenni una mera fiction letteraria esemplata sui viaggi di Telemaco, che va prima da Nestore a Pilo poi a Sparta da Menelao.

Risposta: Quale approccio letteralista? Io nego che sia mai avvenuta una moltiplicazione dei pani e dei pesci. Quel miracolo è stato messo per mistificare qualcosa ch’era accaduto sul piano politico. Lui parlava sul monte Tabor, dopo che i discepoli in missione avevano raccolto 5.000 seguaci. Questi s’infiammano, anche se non sappiamo perché: i redattori censurano completamente il discorso di Gesù. Vogliono farlo re e portarlo a Gerusalemme (contro i sadducei e i Romani), ma lui rifiuta, non ritenendo quello il modo giusto. Gli apostoli rimangono scioccati. Pensavano che quello sarebbe stato il momento più opportuno e con le forze più che sufficienti. Invece non avevano ancora capito che lui voleva realizzare la democrazia non la monarchia, un’insurrezione guidata non dai soli Galilei, ma anche dai Giudei. Dove sta il problema in questa semplice ricostruzione dei fatti?

Obiezione: “Quel miracolo è stato messo per mistificare qualcosa ch’era accaduto sul piano politico”. Questa è allo stesso tempo fantasia pura e un terribile paralogismo, qualcosa che cozza contro la logica di base. Non credevo che esistessero ancora i “Teorici della Cospirazione”, liberi sognatori senza istruzione che vivono solo nel dorato mondo dei dilettanti fai-da-te dell’Internet. È una tesi che, ammesso che abbia mai avuto dignità accademica, è scaduta da (molti) decenni, roba che fa semplicemente ridere. Vi credevo tutti estinti nel secolo passato. L’ultimo epitaffio ve lo ha dedicato vent’anni fa John P. Meier (un super-prete che non gode certo delle mie simpatie): “Certamente ci saranno sempre degli scrittori che asseriscono che gli evangelisti hanno celato l’autentico Gesù storico – cioè Gesù il violento rivoluzionario che fu messo a morte per aver cercato di suscitare una rivolta contro Roma – e lo hanno sostituito con l’imbarazzante figura del mite e amorevole Gesù dei vangeli. In un certo senso non c’è motivo di discutere con questi tanto convinti “Teorici della cospirazione”. La massa di tradizioni evangeliche prodotte dagli studiosi per confutare la teoria della “cospirazione” non fa altro che dimostrare a questi teorici della “cospirazione” la pervasiva natura della mistificazione. Questa situazione somiglia un po’ a un circolo vizioso. Da un lato i teorici della “cospirazione” sostengono che la mistificazione è stata così massiccia e ampia da ingannare la maggior parte degli studiosi. Tuttavia, dall’altro lato, ci vien chiesto di supporre che gli evangelisti siano stati straordinariamente inetti nella loro mistificazione. Inavvertitamente essi avrebbero lasciato nei vangeli materiale sufficiente perché coloro che hanno occhi per vedere – ossia, i teorici della “cospirazione” – possano intendere la verità nascosta di Gesù, il rivoluzionario armato”. (Un ebreo marginale, vol. III, pp. 608-609).

Provo a spiegare perché l’approccio letteralista è sbagliato e fallace fin nelle fondamenta logiche. Non è proprio possibile pensare di poter fare cherry-picking ad arbitrio, estraendo presunta “Vera Storia” dal Mito e costruirci sopra castelli in aria ancora più fantasiosi. Non si può fare, semplicemente. Quello che abbiamo per le mani è un episodio completamente mitico, anzi due (la moltiplicazione dei pani e la camminata sull’acqua). Tra queste due scene miracolose Giovanni ha intercalato una frasetta: “Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo”, frasetta che voi “Teorici della cospirazione” pretendete di elevare a “Vera Storia” (sic!).

Potrei stare qui due ore a elencare tutti gli antecedenti letterari utilizzati per confezionare questi episodi mitici, completamente mitici. Sono tanti, si va dalla Telemachia di Omero ai prodigi di Eliseo, poi Mosè sul monte nel deserto che passa il testimone a Giosuè, le citazioni di Ezechiele, i pani che Achimelech offre a Davide, le citazioni dei rituali eleusini di Demetra, ecc.

Come si può pensare di pescare “pepite storiche” all’interno di storielle fantasy come queste? Pensare che possano conservare un qualsiasi nucleo di materiale storico è semplicemente ridicolo. Costruirci sopra fantasiosi castelli è anche peggio, compreso il monte Tabor (che tra l’altro sta a una trentina di km dal lago, non sulle sue rive).

Risposta: Penso che sia piuttosto inutile parlare con chi ritiene che nei vangeli sia tutto mitologico. Per me i mitologisti sono l’altra faccia della medaglia, cioè si pongono sullo stesso piano dei teologici (i confessionisti o catechistici), che considerano tutto vero quanto descritto nei vangeli. Gli evangelisti non hanno inventato delle favole, come facevano Esopo e Fedro, né hanno elaborato dei miti per intrattenere un pubblico annoiato. Han fatto qualcosa di molto più grave: han falsificato o mistificato degli eventi reali. Che poi in quest’operazione fraudolenta abbiano usato figure retoriche o costruzioni immaginifiche vicine ai racconti mitologici, o che recuperino alcuni episodi leggendari dell’Antico Testamento, è un altro discorso. Ma questo secondo aspetto lo lascio agli specialisti. Per me i vangeli sono testi politici in cui la teologia ha voluto intenzionalmente travisare la realtà. Sono stati elaborati in seguito alla sconfitta politica del movimento nazareno, in seguito alla rinuncia all’obiettivo dell’insurrezione antiromana; e invece di fare autocritica, le comunità cristiane, al seguito della teologia petropaolina, han cercato di trovare un compromesso con l’impero romano. Tutto qui.

*

Gesù non era un rabbino, non era iscritto a nessun “partito di Dio”, non ha mai cercato di far parte del Sinedrio. Non frequentava le sinagoghe, se non quella di Cafarnao, da cui però era stato subito espulso. Scribi e farisei l’avvertivano come un avversario pericoloso e minacciavano di scomunicare chiunque lo riconoscesse come “messia”. Anziani, sadducei e sommi sacerdoti lo volevano morto. Di “religioso”, in sostanza, non aveva nulla, tant’è che alla samaritana disse che pregare Dio nel Tempio o sul monte Garizim non sarebbe servito a niente per liberare la Palestina dai Romani. A causa di questa indifferenza per le questioni religiose, che arrivava fino a considerare di natura divina tutti gli esseri umani, a volte ha rischiato d’essere linciato. Ritiene sostanzialmente superata la legge di Mosè. Rifiuta il maschilismo ebraico, anche se si è impegnato a non sposarsi finché non avesse adempiuto il proprio voto di nazireato, che fece insieme al Battista, di cui condivideva il comunismo essenico, anche se gli sembrava molto limitativo il rito del battesimo. Non lo si vede mai pregare nel Tempio o praticare i consueti rituali di purificazione o di digiuno. E non fa dei precetti alimentari una questione dogmatica. Anzi dal Tempio cerca di cacciare i sadducei, senza però riuscirvi per colpa del mancato appoggio dei farisei (di questo Nicodemo si scuserà). Il Pater non può essere una sua preghiera, perché parla di “regno dei cieli” e rappresenta un Dio onnipotente e onnisciente, nei cui confronti l’uomo è una nullità. In presenza di bisogni concreti (come la fame o l’assistenza ai malati) non si opponeva alla violazione del sabato, ch’era uno dei precetti fondamentali della Torah. Quando partecipa alle feste di precetto, a Gerusalemme, ne approfitta per discutere di politica coi maggiori partiti. Non ha mai accettato nessun titolo religioso o teologico-politico. Non pone alcuna difficoltà a riconoscere la grandezza morale di persone lontane dal giudaismo, tant’è che va a cercare consensi nella Decapoli e nella Fenicia, e nell’ultima Pasqua alcuni Greci vogliono parlare con lui. Il fatto che conoscesse bene le Scritture appariva come un’anomalia, poiché l’interpretazione ufficiale, rigorosa, dei sacri testi era riservata a un personale specializzato, che aveva dovuto subire esami su esami per poter svolgere il proprio ruolo. E lui non aveva fatto un percorso specifico in questa direzione. Infine non fa dei legami di sangue una questione di principio, tant’è che oppone ai parenti più stretti i discepoli che lo seguivano e sulla croce affida sua madre vedova al discepolo prediletto, che non era suo parente.

Tutto questo appare abbastanza evidente soprattutto nel I e nel IV vangelo, anche se gli evangelisti (canonici e apocrifi) fan di tutto per trasformare il Gesù politico in un Cristo teologico, il Gesù della storia in un Cristo della fede. Lo fanno entrare a Gerusalemme non per vincere ma per perdere, per farsi immolare, non per occupare la Fortezza Antonia, cacciando la guarnigione romana e compiendo una insurrezione nazionale. L’idea petrina che la sua morte sia stata necessaria, voluta dalla prescienza divina, per dimostrare l’impotenza umana, fu profondamente sbagliata. Così come lo fu l’idea paolina di considerare Gesù l’unigenito figlio di Dio in via esclusiva, che sarebbe tornato alla fine dei tempi per giudicare l’intero genere umano. L’unico elemento che poteva far pensare che in Gesù Cristo vi fosse qualcosa di poco chiaro non furono certo i miracoli (poiché non ne fece alcuno, a meno che non si vogliano far rientrare alcune guarigioni nella psicopatologia), ma fu la stranezza della tomba vuota e il lenzuolo funebre trovato al suo interno, le cui macchie effettivamente risultavano inspiegabili. Ciò tuttavia non autorizzava a sostituire l’obiettivo dell’insurrezione con la tesi mistica della resurrezione. È stato un errore dare più peso a ciò che fece da morto, dimenticando quel che fece da vivo.

Obiezione: Era un rabbino, perché veniva chiamato così da molti. Conosceva i testi molto bene. Voleva solo riformare la religione ebraica ma non ci è riuscito.

Risposta: I rabbini erano petulanti, noiosi, cavillosi, legati a mille interpretazioni della legge. Lui non fa mai queste cose. Contesta solo le interpretazioni più assurde che davano i Giudei, come quella di non assistere i propri genitori solo perché si era fatta un’offerta a Dio, o quella d’aver inventato il libello del ripudio a favore dei maschi, o come quella di trasgredire il sabato in nome della circoncisione e poi accusare lui di farlo in nome di un bisogno umano oggettivo… Non ricordi quando la guardia del Tempio dice: “Nessuno ha mai parlato come quest’uomo” (Gv 7,46)?

Precisazione: Il rabbino era un capo spirituale di una comunità ebraica. “Rabbi” è un titolo onorifico che indica un dottore della Legge. “Rabboni” sta per “mio maestro”. Apostoli e discepoli, quando interloquivano con Gesù, lo chiamavano “rabbi”, mentre il termine “rabboni” esprimeva maggiore stima e trasporto di tipo confidenziale, anche se il significato era sempre “maestro”. Gesù studiò presso la comunità essenica per diventare rabbino, anche se non si mise mai a capo di una comunità ebraica, preferendo la predicazione itinerante, fermo restante il suo indiscusso titolo e la sua preparazione di “rabbi”. Che Gesù facesse parte della corrente ebraica degli esseni è cosa ormai nota.

Risposta: In effetti che avesse titolo a commentare la legge è dimostrato dal fatto che glielo permettono nelle sinagoghe, da dove però viene presto espulso. Quindi se lo chiamano rabbi lo fanno contro il parere dei rabbini ortodossi, per i quali era solo un eretico.

Tuttavia ritengo sia sbagliato sostenere che Gesù abbia partecipato alla comunità essenica condividendone tutto l’operato. Il battesimo del Battista si rifiutava di somministrarlo, anche se non lo impediva agli ex discepoli del Battista passati da lui. Questo perché lo riteneva uno strumento insufficiente a compiere l’insurrezione nazionale. Lo dimostra il fatto che il Battista si rifiuta di partecipare all’epurazione del Tempio, cioè alla cacciata dei corrotti sadducei dalla sua gestione. Il Battista non si sentiva “messia”, non voleva porsi a capo di alcun movimento politico. Era solo un profeta etico-religioso che al massimo criticava Erode sul piano giuridico-formale a causa del suo secondo matrimonio.

Questo peraltro fa pensare che Gesù avesse superato in cuor suo anche tutte le pratiche etico-religiose o rituali degli esseni, che vivevano isolati (seppur in regime comunitario o comunistico) nel deserto. Al massimo può aver apprezzato l’esigenza di eliminare la proprietà privata dei mezzi produttivi. Tant’è che quando nasce il cristianesimo petropaolino tali pratiche religiose vengono recuperate e trasformate in “sacramenti” (battesimo, eucaristia…), come documentano i testi di Qumran. Cioè mentre il cristianesimo “tradisce” il movimento nazareno, impostato politicamente, recupera nel contempo il lato religioso dell’essenismo. Tale compromesso è ben documentato nel racconto sinottico del battesimo di Gesù da parte del Battista, che molto probabilmente non è mai avvenuto, anche perché viene descritto in maniera del tutto mistica. Al massimo Gesù può aver imitato il Battista nel voto di nazireato, portando sino alla morte barba e capelli lunghi e vietando a se stesso di sposarsi finché non avesse adempiuto il voto.

Obiezione: Gesù ha appreso e stazionato presso la comunità essenica finché lo ha ritenuto opportuno, in quanto egli non condivideva in pieno i loro obiettivi. Ciò detto, è difficile stabilire con esattezza se l’allontanamento da questa comunità abbia coinciso con la decisione d’intervenire politicamente. Personalmente credo che tale decisione sia stata maturata dopo un determinato periodo di predicazione itinerante, durante la quale il contatto e le esigenze dei fedeli avranno contribuito alla decisione politica di Gesù. È scontato altresì che il cristianesimo, così come lo conosciamo, è più opera di Paolo che di Gesù.

Risposta: Volevo dirti che io mi baso sulla cronologia del IV vangelo, perché ritengo quella marciana (ripresa da Matteo e Luca) completamente sbagliata, soprattutto là dove si fa concludere la vita di Gesù con la purificazione del Tempio e la resurrezione in Galilea. Il che è servito per attribuire ai Giudei, con tutto l’antisemitismo possibile, l’intera responsabilità della morte di Gesù, quando invece Pilato lo voleva morto non meno di Caifa.

E stando a Giovanni la rottura tra Gesù e il Battista avviene proprio in concomitanza dell’insurrezione contro il Tempio, all’inizio della carriera politica del Cristo, che in un certo senso ereditò, sviluppandola politicamente, quella etico-giuridica di suo cugino. Il Battista non aderì all’epurazione non perché non detestasse i sadducei, ma perché non la riteneva fattibile. Tra i due però non ci fu più alcuna riconciliazione.

Obiezione: I suoi devoti lo chiamavano rabbi: “Gesù le disse: Maria! Lei si voltò e gli disse in ebraico: rabbunì!, che significa: maestro!”.

Risposta: “Rabbunì” non significa semplicemente “maestro” ma “mio maestro”. È più confidenziale, non è formale. Anche Bartimeo usa lo stesso termine. Non c’è distacco reverenziale, ma intimità. C’è molta differenza. I rabbini erano disprezzati perché dicevano una cosa e ne facevano un’altra.

Obiezione: Nei Sinottici conto nove volte che viene chiamato rabbi, ma se lo era, doveva essere sposato.

Risposta: In realtà non era sposato, per questo non era un rabbi come gli altri. È come se io dicessi a te: sei un esegeta di tutto rispetto, oppure sei un mio amico. In quel “mio amico” c’è già dentro l’esegeta di tutto rispetto. Invece se ci fosse solo questo, non è detto che ci sarebbe l’amicizia personale. Indubbiamente il matrimonio era importante per gli ebrei, un dovere sociale. I figli erano una benedizione. Chi non si sposava veniva guardato con sospetto. Dovevi appunto aver fatto un voto per non suscitare retropensieri molto sconvenienti. Gli apostoli erano tutti sposati, a eccezione di Giovanni. Almeno così dicono. Forse anche per questo Gesù gli affidò la madre vedova, fregandosene altamente dei propri fratelli, che non l’avevano mai capito.

Obiezione: “E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello”. Non vorrei sbagliarmi ma la “frangia” al mantello era tipica dei “rabbini”.

Risposta: Peccato che la frase che hai riportato non rispecchia in alcun modo la realtà ma solo la fantasia dei redattori superstiziosi.

Obiezione: A me sembra che il tuo post dipinga il Cristo in maniera falsata. Quella che lei hai descritto è la tua idea di Gesù, non è Gesù.

Risposta: E quale sarebbe il vero Gesù? Quello mistico dei vangeli? Quello degli esegeti confessionali? C’è una differenza abissale tra il Gesù degli esegeti russi (che partono dalle opere sul cristianesimo di Engels e Kautsky) e quello di tutti gli altri esegeti cattolici: come mai? Solo questi ultimi hanno ragione? Ma se persino l’esegesi più significativa, a livello mondiale, è ritenuta quella protestante! I migliori esegeti cattolici copiano da quelli protestanti. Anzi, i migliori esegeti cattolici restano in difetto persino nei confronti degli esegeti ortodossi, che sono i più conservatori di tutti: pensa solo a come interpretano il primato di Pietro, il ruolo infratrinitario ed eucaristico dello Spirito, la cattolicità della Chiesa, ecc. Lo vuoi capire che dobbiamo discutere su fonti inautentiche, che hanno inventato, falsificato e mistificato l’autentico messaggio del Cristo?

Obiezione: Nel tuo post il vero e il falso si mescolano sapientemente in modo da sviare i lettori distratti. Non mi sembra che tu abbia reso un buon servizio alla verità.

Risposta: E la verità quale sarebbe? Quella mistica dei vangeli? Quella confessionale degli esegeti? “Che cos’è la verità?”, scrivevano i redattori del IV vangelo per far credere che Pilato fosse uno scettico, senza rendersi conto che invece proprio lui voleva Gesù assolutamente morto.

Obiezione: Tutto il IV vangelo dice qual è la verità, il vero motivo della venuta di Gesù nel mondo, la necessità della morte, risurrezione e ascensione. I testimoni, i martiri, i padri della Chiesa forniscono ampie spiegazioni del tutto. Il fatto che oggi, dopo 2000 anni, siamo ancora qui a parlarne, dovrebbe avere un significato.

Risposta: Ti mancano purtroppo anche i presupposti minimi per compiere un’esegesi di tipo laico. Eppure basterebbe leggersi qualcosa delle tre ricerche sul Gesù storico che hanno un valore internazionale.

Obiezione: I rabbini di solito erano sposati, ma c’erano le eccezioni e la sua è sicuramente una di queste, altrimenti non avrebbe potuto dire agli altri di rinnegare e lasciare casa e mogli per seguirlo, se lui per primo ne avesse avuta una. Lui dice anche che non ha una casa come gli uccelli e le volpi… Dubito che avesse altro per la testa, anche se sicuramente qualche donna si sarà innamorata di lui. Certamente non la Maddalena, che in realtà doveva essere su con gli anni e non certo la bella fanciulla come veniva un tempo descritta o dipinta… Era una vedova o una donna non sposata di un certo ceto sociale, che a un certo punto della vita ha deciso di dare tutto (anche materialmente ) per la causa e lo ha seguito. Lei infatti, con altre donne, “manteneva il gruppo” coi propri soldi.

Risposta: Che la Maddalena fosse innamorata di lui lo fa capire bene il IV vangelo, dove non vi è nessuna acredine nei suoi confronti. Tant’è che lei si reca alla tomba non dopo tre giorni ma poche ore dopo ch’era stato sepolto, e non per completare la sepoltura affrettata ma semplicemente per piangere sulla sua tomba.

Questo personaggio è piuttosto complesso, anche perché ritiene che il corpo sia stato trafugato dai Giudei e non, come Pietro, che sia risorto. Di qui l’idea dei Sinottici di farla passare per una indemoniata.

Probabilmente con la sua tesi la Maddalena era convinta di fare un favore maggiore alla causa rivoluzionaria. Infatti, se si fosse diffusa l’idea che i capi giudei non si erano soltanto accontentati di far giustiziare il messia dai Romani, ma ne avevano anche trafugato il cadavere di notte, mostrando così tutta la loro pochezza d’animo, ovvero l’incredibile paura che avevano persino di un cadavere, il discredito su di loro sarebbe stato assai più grande di quello che si sarebbe ottenuto dicendo che, nonostante le loro intenzioni di morte, il messia era ugualmente risorto e che quindi presto sarebbe tornato in maniera trionfale. Chi avrebbe creduto a una cosa così stravagante?

Mc 16,9 tradisce un astio particolarmente forte per la Maddalena, ricordando p.es. che, pur avendo essa parlato per prima di resurrezione, avendo “rivisto” il Cristo coi propri occhi, non vollero crederle, a motivo del fatto ch’essa era stata un tempo indemoniata.

L’identificazione della Maddalena con la peccatrice di cui parla Lc 7,37 ss. è stata esplicitamente rigettata dalla Chiesa cattolica soltanto nel 1969, durante il Concilio Vaticano II! Come anche fu abolita l’accusa antisemitica di “deicidio” rivolta agli ebrei.

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Perché i credenti non vedono di buon occhio l’immagine di un Cristo politicamente sovversivo? Eppure negli anni ’70 era la più diffusa, soprattutto tra i teologi della liberazione, tra i cristiani per il socialismo, tra i catto-comunisti, ma anche tra i cattolici modernisti d’inizio ‘900, tra gli anarco-socialisti che lottavano per l’unificazione nazionale.

1) Perché viviamo in un periodo in cui si pensa che con la politica non si è in grado di risolvere alcun vero problema. Quindi al massimo ci si affida al volontariato.

2) Perché quelli che appartengono a un’area geografica di Paesi agiati non hanno alcun interesse a sostenere un’immagine del genere.

3) Perché i cattolici italiani, non essendo abituati a ragionare con la loro testa, si fidano di ciò che dicono le Scritture, il Magistero e, se sono intellettuali, gli esegeti più importanti.

4) Perché qualunque tentativo di valorizzare il lato politicamente eversivo del Cristo porta, prima o poi, a uscire dalla Chiesa e persino ad assumere posizioni laicistiche.

5) Perché i credenti pensano che 2000 anni di storia del cristianesimo non possano reggersi su invenzioni, falsificazioni e mistificazioni. Un fondo di verità sul Gesù della fede o sul Cristo teologico deve per forza esserci.

Obiezione: Perché era una forzatura novecentesca, allo stesso modo dei marxisti che strumentalizzavano le guerre servili, i Gracchi e Spartaco, o dei fascisti che facevano lo stesso con la storia dell’antica Roma. Cristo non era un rivoluzionario politico, ma nel suo messaggio si rivoluziona l’intera esistenza dell’uomo. Non si accontenta solo della politica e sarebbe riduttivo vederlo come un proto-socialista, tralasciando poi come si stia parlando di un ebreo di 2000 anni fa, vissuto 18 secoli prima di Marx e della rivoluzione industriale. Il declino delle ideologie socialiste dagli anni ’80-’90 ad oggi ha semplicemente messo fine all’utilità anche politica di simili paragoni. In un epoca post-ideologica non ci sono più quelle necessità politico-ideologiche di vedere Cristo come un soggetto politicamente eversivo. Tra l’altro quei cattolici socialisti e comunisti in Italia sono sempre stati una fascia o marginale o minoritaria del mondo cattolico italiano incline al moderatismo (ieri come oggi).

Risposta: Eppure con l’evento Gesù si parla di comunismo primitivo o primordiale, quello che neppure il socialismo scientifico ha mai apprezzato, abbacinato com’era dai progressi della rivoluzione industriale. E se tutta l’operazione politica di Gesù la riconducessimo al recupero di quel tipo di comunismo, privo di proprietà privata dei mezzi produttivi, di discriminazione sociale e di genere, caratterizzato da autoconsumo, baratto delle eccedenze, rispetto della natura… che ne pensi? Diresti ch’era un illuso? Uno fuori del suo tempo? Ma allora anche gli esseni lo erano. Se l’idea di comunione eucaristica era in realtà una metafora, un simbolo di una socializzazione molto più impegnativa, non ti sentiresti di accettarla? Pensa solo al fatto che nel IV vangelo non c’è nessuna eucaristia ma solo comunione spirituale e materiale…

Obiezione: Direi che si fraintende completamente il messaggio del Cristo, similmente a quei suoi contemporanei che volevano farlo re. Peraltro nel IV vangelo il discorso sull’eucarestia è semplicemente posto in un’altra occasione e non nell’ultima cena. E Cristo parla sempre e comunque di mangiare la sua carne e bere il suo sangue.

Risposta: Quindi tu preferisci un Cristo filosofo, come quello descritto dal giovane Hegel? Una sorta di Buddha, di bonzo, di monaco itinerante… Non molto diverso dai profeti neotestamentari e dallo stesso Battista… Quindi secondo te non esisteva alcuna alternativa praticabile alla richiesta dei 5.000 Galilei di fare un colpo di stato a Gerusalemme e di proclamarsi re di tipo davidico?

Gesù non ci ha insegnato a essere democratici? a desiderare un’insurrezione popolare per liberarsi dei nemici interni al proprio Paese, fossero essi stranieri o collusi con loro? Dunque per che cosa quel venduto di Levi abbandonò la sua lucrosa carriera per diventare un seguace di Gesù? Quale speranza l’aveva indotto ad abbandonare tutto? Perché il giovane ricco, che pur diceva di rispettare tutta la legge, non ebbe lo stesso coraggio? la stessa motivazione di Matteo? Qual era la differenza tra i due? Non era forse nel grande obiettivo di liberarsi definitivamente di un nemico insopportabile? anche a costo di rimetterci tutti i propri beni e persino la propria vita?

Mangiare carne umana e berne il sangue sai bene che Gesù non avrebbe mai potuto dirlo a degli ebrei. Quella è frase redazionale, che però ti fa capire che l’esigenza di vivere una comunione di intenti doveva essere molto forte.

Obiezione: Il nemico da cui Cristo voleva liberare l’uomo era ed è il peccato, non la classe o gli oppressori di questo mondo o quelli che si ritengono tali. Qui non si tratta di quale Cristo preferiamo, ma di chi era il Cristo, che non ha mai voluto arruolare una milizia o guidare una rivolta.

Risposta: Nel IV vangelo (che è un prodotto manipolato del vangelo originario di Giovanni) i sacramenti non hanno alcun vero ruolo, perché ciò che più conta è la comunità monastica, lo stare insieme dalla mattina alla sera, affrontando tensioni di non poco conto. Di qui l’esigenza di stemperarle col lavoro manuale e rurale (vedi la parabola della vite e i tralci) e con gesti simbolici, come quello di lavarsi i piedi reciprocamente. Viceversa i sacramenti fan già parte della Chiesa strutturata, formalizzata, gerarchica…

Obiezione: Se per questo non avrebbe neppure potuto dire a degli ebrei ch’era il figlio di Dio, perché gli ebrei ovviamente l’avrebbero percepito come una persona blasfema, un bestemmiatore. Resta il fatto che glielo dice.

Risposta: Tu pensi davvero che Gesù avrebbe mortificato i suoi compaesani dicendo che “solo lui” era figlio di Dio e tutti loro non lo erano? Nel vangelo di Marco l’unico appellativo che usa è “figlio dell’uomo”, in cui tutti potevano riconoscersi.

Obiezione: La causa primaria del fatto che non si apprezzi la politicità del Cristo è riscontrabile semplicemente nella trasformazione del paleocristianesimo in costantinismo, cui segue, coerentemente, l’ulteriore cambiamento che attribuisce potere temporale alla Chiesa, ritenuta intermediaria o vicaria del potere divino. Il potere economico militare politico addestra mentalmente i sudditi. Dopo questo bagno di realtà si potrebbe iniziare ad analizzare il rapporto tra cristianesimo e potere.

Risposta: Di tanto in tanto nella storia della Chiesa vediamo esperienze comunitarie che contestano l’idea di Stato confessionale o di Chiesa di stato o, peggio ancora, di Stato della chiesa. Contestano la corruzione delle gerarchie e propongono, guarda caso, un ritorno alle origini preschiavistiche o prefeudali o preborghesi. Monaci che si ritirano nel deserto, esperienze cenobitiche, movimenti pauperistici (giudicati ereticali dalle gerarchie), gesuiti in Paraguay che anticipano il socialismo, la comunità di Bose e via dicendo. Tutti sostengono d’essere cristiani. Ma in che senso? Non è forse in un senso anteriore allo stesso cristianesimo? E se Cristo avesse voluto recuperare proprio questa modalità di vita? che magari era stata presente nello stesso ebraismo del passato? Non l’aveva già vista a Qumran? Cosa l’aveva indotto a desiderare un’insurrezione nazionale?

Obiezione: Qualsiasi prospettiva si voglia assumere, obbliga all’accettazione della carica rivoluzionaria del cristianesimo. Non insurrezionale ma rivoluzionaria. Marx ci si avvicina prendendola dal lato economico… Ha ragione sino a quando non si spinge fino all’assolutismo materialistico, poiché qui si vedono i suoi limiti. Il rapporto tra uomo e spirito va al di là della materialità della vita.

Risposta: Di sicuro il socialismo non sarà mai un’alternativa al cristianesimo se non dimostrerà d’essergli superiore anche sul piano etico-morale. Abbiamo visto troppe rivoluzioni condotte su giusti princìpi politici, trasformarsi in esperienze mostruose sul piano umano. D’altra parte anche le idee del cristianesimo possono essere assai meglio delle persone che le mettono in pratica. Ed è vero naturalmente anche il contrario: esistono cristiani che sono migliori delle idee che professano.

Obiezione: Il capitalismo sicuramente ha fatto più morti, ma tu dimmi quale pensiero economico si avvicina di più a come immaginiamo una società cristica. Certamente l’usuraio liberal-capitalista non può annoverarsi nell’ambito del vero cristianesimo.

Risposta: Ricordi quando scoppiò la riforma protestante? All’inizio tutti erano convinti di essere migliori della gerarchia vaticana corrotta. Si voleva tornare al cristianesimo primitivo. Però qual è fu il risultato? Si inventò un cristianesimo borghese, che, se ci pensi, l’avevamo già prodotto noi coi Comuni del Mille. Solo che la nostra borghesia rimase cattolica, soggetta al potere clericale. Invece quella nordeuropea fece la rivoluzione. Ma per ottenere cosa? Una vera alternativa alla rendita feudale? Semplicemente si sostituì tale rendita col profitto capitalistico, commerciale e industriale. Fu vera gloria? Lo vediamo oggi a che disastro siamo arrivati. Questo per dirti che il cristianesimo può essere strumentalizzato ad libitum.

Obiezione: Per questo ritengo che il marxismo sia il progetto tecnico maggiormente congruo col messaggio cristico. Il marxismo condanna la ricchezza individuale, così come l’esasperata concezione del lavoro. Inoltre il marxismo condanna l’alienazione tra uomo e esistenza…

Risposta: Il socialismo scientifico sarà democratico solo quando non sarà statale ma autogestito dalla società. È stato sempre detto ma non è mai stato fatto. Poi deve smettere di avere il culto dell’industria. Oggi abbiamo bisogno di difendere strenuamente il diritto della natura di riprodursi il più possibile, per il nostro stesso bene. Infine bisogna che tutte le ideologie mettano in primo piano il principio della libertà di coscienza, senza il quale tutti gli altri valori non contano nulla.

Conferma: Ma infatti non mi pare che ai teologi della liberazione sia stata riservata una grande fine, sia da parte dei vertici delle autocrazie contro cui si battevano, sia da parte del capo della Chiesa cattolica dell’epoca (non esattamente estraneo a un certo occhiolino verso le dittature di destra).

Risposta: In effetti, se ci pensi, quel tipo di teologia sudamericana è stata sul piano sia teorico che pratico il meglio che la Chiesa cattolica abbia prodotto negli anni ’70. In Italia si chiamava cristianesimo per il socialismo. Quei teologi contestarono anche il Concilio Vaticano II, perché non aveva tenuto conto del Terzo mondo. D’altra parte come poteva farlo? Quello era un Concilio preposto a realizzare un compromesso tra cristianesimo e capitalismo. Un Concilio che doveva superare le rigidità antimodernistiche del Concilio precedente.

Poi però quando si sarebbe dovuta valorizzare la Chiesa e la teologia sudamericana, son venute fuori scomuniche e sospensioni a divinis e minacce di riduzione allo stato laicale. Gli anatemi di Wojtyla e Ratzinger ce li ricordiamo tutti. Non si voleva alcun rapporto tra cristianesimo e socialismo. Anche a costo di mettersi coi peggiori dittatori di quel continente. Quanti sono usciti dalla Chiesa negli anni ’70? Tanti, ti assicuro. Uno ce l’hai di fronte.

Conferma: In effetti la teologia della liberazione potrebbe avere ancora oggi un ruolo fondamentale nel promuovere correttivi al globalismo e all’indifferenza generale. E mi sembra che Bergoglio sia proprio in questa ottica di pensiero.

Risposta: Solo che l’odierna teologia della liberazione (almeno quella di Boff) si limita a fare un discorso esclusivamente ambientalistico, ecologico. Come d’altra parte fa Bergoglio. Può bastare per superare il rapporto di dipendenza che lega il Terzo mondo all’occidente? Non credo. Un’alternativa a questo rapporto è quello che si sta instaurando tra Terzo mondo e Cina. Funzionerà democraticamente? Ci credo ancora meno. Pechino offre miliardi di dollari a palate senza pretendere ricette neoliberistiche. Si accontenta di sfruttare a mani basse le risorse dei Paesi beneficiari. In cambio ci saranno più infrastrutture, più servizi sociali, ma la dipendenza resterà. E il cristianesimo assisterà impotente alla trasformazione del continente? Al momento non vedo alcuna premessa per dire di no.

Obiezione: Il messaggio di Gesù, se vissuto, tende a concretizzarsi nella vita quotidiana, aiutandoci a liberarci del nostro ego, cioè portandoci a un livello di condivisione che potrebbe essere veramente il sale della terra. Ma l’insegnamento e la vita di Gesù ci portano anche a osservare che Lui rifiutò il potere. Il suo regno parte dal cambiare noi stessi interiormente, per poi poter vivere relazioni d’amore e condividere ogni cosa (materiale e non) col nostro prossimo. È un regno che parte dal basso ed è consapevole che, pur vivendo nel mondo, non è di “questo mondo”.

Risposta: Se ci pensi, stai esprimendo la posizione del Battista. Punti anzitutto sulla morale interiore. Il resto è solo una conseguenza. Se tutti fossimo virtuosi, non ci sarebbe bisogno di altro.

Il problema però è che in ogni società una fetta di cittadini, per gli interessi che ha da difendere, non ne vuol sapere d’essere virtuosa, anzi, impedisce agli altri di esserlo, mettendoli in condizione dove la virtù diventa un’eccezione, un lusso. Nella miseria privazione emarginazione si può anche diventare cinici crudeli spietati.

Per me Gesù esprime l’esigenza di andare al di là del mero sforzo morale. Il giovane ricco era già buono, rispettoso della legge, ma per Gesù non era assolutamente sufficiente. Se vuoi seguire un leader rivoluzionario, devi essere disposto a vendere tutto ciò che hai, a prendere la tua croce e a impegnarti nel realizzare un obiettivo comune, valido per un’intera nazione. Alla fine è la politica che pone le condizioni esterne che permettono alla morale di svilupparsi più facilmente nella propria coscienza.

Obiezione: Gesù di fronte a Pilato (Gv 18,28-38): “Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché io non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”.

Risposta: Se tu fossi stato Pilato, di fronte a una persona così inoffensiva per il potere politico romano, avresti chiesto che fosse colpito da 120 colpi di frusta? Avresti permesso ai tuoi militari di deridere malmenare torturare un prigioniero assolutamente indifeso? Avresti deciso di condannarlo con la sentenza più infamante di quell’epoca, quella che si dava agli schiavi ribelli? Avresti scritto nel titolo della croce che la motivazione della condanna stava nel fatto che pretendeva di essere o di diventare il re di Israele? Sii sincera… Le parole che riporti sono completamente inventate e anche molto antisemitiche.

Obiezione: Indubbiamente l’annuncio del Regno di Dio da parte del Battista o di Gesù poteva suonare come una minaccia, senza però esserlo nei fatti. Diverse volte i Romani commisero atrocità nei confronti degli ebrei, non avendo alcun rispetto per i loro usi e costumi… Nelle opere di G. Flavio emergono chiaramente questi aspetti. Nei vangeli – non dobbiamo dimenticarcelo – si parla poi di prove false costruite ad arte per condannare a morte Gesù. Se veramente Gesù fosse stato a capo di un gruppo di rivoluzionari, dopo la sua morte in croce altri avrebbero portato avanti la rivoluzione in suo nome. Non risulta invece da nessuna parte che i cristiani si unirono a zeloti e sicari, né G. Flavio afferma cose del genere. Per cui, o è avvenuta una manipolazione incredibile delle fonti da parte degli autori cristiani, che non ha lasciato alcuna traccia evidente (nemmeno a livello archeologico), oppure né Gesù né i suoi discepoli ebbero l’intenzione di fare la rivoluzione.

È evidente che Gesù dava fastidio per altri motivi, che non hanno a che fare né con la politica né con la religione: non era né un ribelle né un eretico blasfemo. Nei vangeli a me sembra che Gesù se la prenda in modo particolare col fascino del denaro. Lui dice che non si possono servire due padroni, Dio e Mammona: non dice Dio e Roma. Per cui è evidente ch’egli prende di mira non tanto il potere quanto la ricchezza. Il suo insegnamento effettivamente mirava a una sorta di comunismo ante litteram, non nel senso di abolizione della proprietà privata ma di un’equa redistribuzione della ricchezza.

Non solo, ma ciò che stupisce gli storici è l’incredibile sensibilità dimostrata da Gesù nei confronti delle donne. Nel gruppo di Gesù ci sono parecchie donne che lo seguono, che sono sue discepole: questo era abbastanza insolito per quell’epoca. Peraltro Gesù chiede ai suoi discepoli sposati di vivere come Adamo ed Eva nell’Eden prima del peccato. I discepoli sposati devono vivere come eunuchi, senza rapporti sessuali (Adamo ed Eva nell’Eden non avevano figli), e soprattutto non è consentito all’uomo di ripudiare la moglie (se non in caso di porneia / zenut, cioè di rapporto sessuale illecito, così come definito nella Legge [non si parla di adulterio / moicheia]). Noi rischiamo di avere un percezione sbagliata del vincolo dell’indissolubilità del matrimonio, come una pesante catena che lega gli sposi, ma in realtà ciò era visto soprattutto come una tutela per le donne, che diversamente rischiavano di essere ripudiate per motivazioni stupide, trovandosi poi nella condizione di prostituirsi o di morire di fame (non è un caso se saranno proprio le donne a incontrare per prime il risorto).

Tutti questi elementi dell’insegnamento di Gesù davano sicuramente fastidio a molti ebrei, poiché erano totalmente dissonanti coi princìpi della società patriarcale maschilista del tempo. G. Flavio, non a caso, ritiene responsabili della morte di Gesù i “notabili tra noi”, ovvero le persone più importanti (capi famiglia?) di Giuda (in genere si pensa solo ai sadducei). Negli scritti cristiani ci sarà poi una forte polemica nei confronti dei Giudei (da cui sfocerà nel corso dei secoli la terribile piaga dell’antisemitismo). Ma forse il termine giudeo è da intendere non tanto in senso religioso quanto etnico, benché a quei tempi non ci fosse molta distinzione tra giudeo o giudaita.

Risposta: In effetti la mancanza di prove che i cristiani fecero qualcosa di politicamente sovversivo dopo la morte di Gesù, è abbastanza sconcertante. Sappiamo che Giacomo Zebedeo fu eliminato una decina d’anni dopo per ordine di Erode Agrippa, ma sembra più che altro un caso isolato. I cristiani della teologia petrina venivano perseguitati dai Giudei perché predicavano un messia morto e risorto. Ma tutto il Nuovo Testamento è ben lungi dall’attribuire ai Romani una qualche persecuzione nei confronti dei cristiani, anche se l’Apocalisse lascia intendere, qua e là, il contrario (Roma è la “Grande Babilonia”). Inoltre solo con Nerone iniziano le persecuzioni: sotto di lui vengono giustiziati sia Pietro che Paolo, e molto probabilmente in un momento in cui i Romani non distinguevano neanche i Giudei dai cristiani. Secondo le leggende solo Giovanni non morì di morte violenta.

Quanto all’indissolubilità del matrimonio, penso sia un’invenzione della Chiesa romana, in quanto non esiste nei vangeli e neppure nelle altre Chiese cristiane. La stessa Sacra Rota prevede vari casi di nullità, essendosi resa conto che l’indissolubilità, portata all’eccesso, è una mostruosità. La pornéia dei vangeli andava interpretata, molto semplicemente, come adulterio, sicché doveva per forza essere ammesso il divorzio. L’indissolubilità ha senso se c’è l’amore, ma l’amore non può essere imposto da una legge.

Ho trovato un po’ capziosa la tua affermazione, secondo cui il comunismo predicato da Gesù non era in direzione dell’abolizione della proprietà privata ma solo di un’equa redistribuzione della ricchezza. Di fatto non esiste un comunismo che non preveda l’abolizione della proprietà privata dei fondamentali mezzi produttivi. Semmai si può discutere su come vada gestita la proprietà comune: dalla società o dallo Stato? Il comunismo infatti parla anche di progressiva estinzione dello Stato e di autogestione da parte della società.

Obiezione: Il comunismo è un’ideologia atea e materialista che ha insanguinato il Novecento.

Risposta: Se per questo l’hanno fatto anche il cristianesimo e il capitalismo. La storia è un mattatoio dove i macellai professano qualunque ideologia, laica e religiosa.

Obiezione: Non direi che sia equivalente. Il capitalismo ha portato anche progresso e benessere sociale. Il comunismo no. E il cristianesimo ha sicuramente compiuto molte ingiustizie, ma quando venivano fatte si pensava d’essere nel giusto, come p.es. nel caso delle crociate. Poi, siccome i tempi cambiano, muta anche la percezione dei valori. Oggi p.es. applichiamo la legge secondo il modo accusatorio e non inquisitorio. Ma questa sensibilità la si deve allo stesso cristianesimo. È in virtù dei valori cristiani che ci si è opposti a fascismo, nazismo e comunismo.

Risposta: Certo, il capitalismo ha portato anche benessere materiale, ma devi ammettere che il benessere di cui godiamo noi occidentali, viene per lo più pagato dal malessere del Terzo mondo, cioè di quei Paesi che abbiamo iniziato a colonizzare dai tempi di Colombo. E in fondo ancora oggi, seppure in forme meno brutali, continuiamo a farlo.

Indubbiamente il cristianesimo contiene aspetti di grande umanità, ma la sua connessione molto stretta col potere politico (dai tempi di Costantino) ha reso questi aspetti più che altro teorici. Là dove esiste uno Stato confessionale o uno Stato della chiesa o una Chiesa di stato, i valori vengono sistematicamente contraddetti dalla prassi, tant’è che il progresso dei valori umani è stato fatto in occidente non grazie al cristianesimo ma nonostante il cristianesimo.

Obiezione: Il cristianesimo è un riferimento nella storia che equivale a progresso e sviluppo, anche nell’ambito del diritto e della morale: cosa che oggi viene rigettata. Oggi c’è un ritorno al paganesimo che è una retrocessione alla condizione umana precristiana, quando la vita umana veniva considerata secondaria rispetto all’interesse personale. Questa cultura moderna della morte e del terrore conviene a chi vuole, in nome del bene comune, un mondo tutto per sé. È così per la classe dirigente cinese, come pure per quella dell’élite economica dell’occidente.

Risposta: Il capitalismo è strettamente legato al cristianesimo. È nato prima in Italia, al tempo dei Comuni borghesi di religione cattolica, e poi si è sviluppato nel mondo protestante, soprattutto calvinistico (Stati Uniti, Olanda, Inghilterra, Francia, ecc.). Ed è stato un capitalismo eminentemente individualistico. I Paesi con altre religioni: islam, ebraismo, indo-buddidmo, shintoismo… l’hanno importato da noi e l’hanno sviluppato secondo le loro tradizioni, che sono prevalentemente collettivistiche.

Obiezione: I cattolici non sono abituati a ragionare con la loro testa… perché gli altri sì? C’è per caso qualcuno che non è influenzato da altri nel proprio modo di ragionare?

Risposta: Lo dicevo in rapporto ai protestanti. Tutta la migliore esegesi, nell’ambito del cristianesimo, proviene dal protestantesimo, proprio perché in questa confessione gli intellettuali sono abituati a sentirsi poco vincolati al magistero. Gli esegeti cattolici non fanno che copiare quelli protestanti. Gli esegeti cattolici più originali, per molti aspetti superiori agli stessi protestanti, appartengono alla teologia della liberazione.

Obiezione: Gesù non era e non voleva essere un capo politico. Ancora oggi, 2000 anni dopo, si commette l’errore degli apostoli, che lo vedevano come “messia politico”. Quando nel Tempio ha rovesciato i tavoli di cambiavalute e venditori di animali, il popolo non l’ha seguito, se ne è infischiato.

Risposta: Se non voleva essere un capo politico, tutta la Chiesa cristiana è fuorilegge dai tempi di Costantino, quando questi volle presiedere il Niceno I per raggiungere l’unità dogmatica contro gli ariani. Dopo di lui abbiamo avuto Stati confessionali, Chiese di stato e Stato della chiesa. Però non mi sembra che i cattolici vogliano tornare alla situazione della Chiesa primitiva. I primi a impegnarsi politicamente contro lo Stato della chiesa che abbiamo in patria dovrebbero essere i cattolici. Invece preferiscono parlare di regno dei cieli e solo sul piano teorico.

Obiezione: Che c’entra Costantino con Gesù? A parte che Costantino doveva a tutti i costi avere una religione di stato: è storia che ci tentò anzitutto coi sacerdoti di Mitra, ma questi si rifiutarono. Dopodiché avvicinò le Chiese cristiane, ovviamente attratte dai benefici e privilegi che ne sarebbero derivati, ed esse permisero a Costantino addirittura di convocare un Concilio. E comunque oggi i cristiani non esistono più. Lo si è solo perché il nome è nel registro dei battezzati; si prega solo per star bene su questa terra; ci si gira dall’altro lato di fronte all’ingiustizia per non essere coinvolti. La maggior parte dei cristiani (cattolici o protestanti) crede che tutti “renderanno conto a Dio”, ma non comprendono che anche per le omissioni di denuncia di fronte all’ingiustizia renderemo conto a Dio. Se oggi Gesù tornasse, verrebbe nuovamente ucciso…

Risposta: In effetti la vera degenerazione della Chiesa cristiana non iniziò con Costantino, che tutto sommato rimase pagano, ma con Teodosio, che creò lo Stato confessionale e la Chiesa di stato. Questa svolta, con cui si pose fine al paganesimo, fu voluta sia a est che a ovest dell’impero. Da noi fu ampiamente giustificata da Agostino e Ambrogio.

Da allora non si è più tornati indietro. Cioè se la Chiesa l’ha fatto, è stato solo perché costretta dalle rivoluzioni borghesi e socialiste. In Italia addirittura si è passati dalla Chiesa di stato allo Stato della chiesa, legittimando il passaggio con la falsa Donazione di Costantino, cui si è creduto fino all’Umanesimo.

Il che naturalmente non vuol dire che le confessioni non cristiane siano più aperte al regime di separazione tra Chiesa e Stato: basta vedere l’ebraismo, l’islam, l’induismo…

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Quale credente sarebbe disposto ad accettare che nell’arco della sua vita Gesù non ha mai fatto vedere che poteva avere una natura sovrumana? Cioè che se si fosse comportato come un essere superiore avrebbe immediatamente violato la libertà di coscienza dei suoi interlocutori (discepoli o avversari che fossero), obbligandoli a credere nell’evidenza e sentendosi in diritto di condannarli se non l’avessero fatto?

Domanda: Che cos’è il miracolo?

Risposta: È qualcosa che non appartiene alle possibilità umane, a meno che non si voglia sostenere che le possibilità umane sono infinite. “Farete cose anche più grandi delle mie”, dice in Gv 14,12. In che senso? In senso tecnoscientifico? È escluso. Oppure dobbiamo pensare che con un lavoro su di sé (basato su digiuni, concentrazione ecc.) uno effettivamente è in grado di fare cose che agli altri umani non è consentito? Ma anche se fosse così, a che servirebbe? Noi abbiamo bisogno di creare una società più giusta e democratica, alla portata di tutti, senza bisogno di alcun miracolo.

Domanda: Ma conosciamo davvero le possibilità umane?

Risposta: Non conosciamo le possibilità umane. Se gli apostoli potessero vedere quel che abbiamo fatto con la tecnologia, direbbero che siamo stati molto più grandi di Gesù Cristo. Però davvero per creare una società migliore di quella attuale, abbiamo bisogno di capacità straordinarie? Non sarebbe sufficiente essere se stessi, umani e naturali? Tanto con tutta questa scienza non abbiamo fatto altro che distruggere il pianeta, e se scoppia una guerra nucleare sarà davvero l’apocalisse.

Obiezione: Stando al racconto dei vangeli, Gesù ha più volte mostrato di fare miracoli, dimostrando che Dio operava in lui. Il problema è però che secondo voi i vangeli non sono attendibili, quindi è un ragionamento circolare: le prove della natura divina di Gesù sono nei vangeli, ma i vangeli non sono delle prove, poiché si basano sulla fede, quindi non ci sono prove della natura divina di Gesù. Quindi la tua domanda di partenza è completamente inutile e capziosa.

Risposta: La domanda è più semplice: se tu vedessi uno compiere prodigi spettacolari e ti dicesse che è in grado di farli perché ha una natura divina, gli crederesti? Non avresti alcun dubbio? Perché quindi pretendi che gli ebrei dovessero credere senza discutere? Peraltro il messia che aspettavano non era scritto da nessuna parte che dovesse avere una natura divina o che fosse un taumaturgo eccezionale. Perché i credenti non si abituano a credere come i non credenti? La fede è una prerogativa dell’uomo in generale, non del credente in particolare.

Obiezione: Si dimentica sempre che non ci sono solo le Sacre Scritture a testimoniare di Gesù, ma anche i mistici e i profeti.

Risposta: In effetti è così: i vangeli non sono attendibili là dove vanno oltre le umane capacità. E se anche il Cristo le avesse avute, non avrebbe potuto esibirle, poiché avrebbe scandalizzato l’utenza, avrebbe come imposto di credere nella sua natura divina. Come se avesse detto: “Io posso fare ciò che voglio e tu, se non credi, sei in malafede”. “Tutti i peccati saranno perdonati, ma non quello contro lo Spirito”. Il che voleva dire che bisognava credere all’evidenza. Ma a quale evidenza? A quella di uno che fa cose oltre le capacità umane? Tu pensi che Gesù pretendesse una cosa così assurda? Una cosa che andava a violare il principio fondamentale della libertà di coscienza, secondo cui uno va lasciato libero di credere o di non credere. Non era Pascal che diceva: “C’è luce sufficiente per chi vuol credere, ma c’è buio sufficiente per chi non vuol credere”?

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Perché, anche supponendo che il Cristo sia davvero risorto, un credente deve arrivare a dire che di tutto quello ch’egli ha fatto e detto in vita, questa è stata la cosa più significativa? Per quale ragione vincere la morte va considerato assolutamente più importante che costruire una società più libera e giusta?

Si rendono conto i credenti che Gesù Cristo avrebbe potuto infischiarsene dei gravi problemi sociali della Palestina, morire di vecchiaia e risorgere ugualmente? Se si fosse comportato così, sarebbe stato apprezzato nella stessa identica maniera?

Obiezione: Credo che l’incarnazione, la passione e la risurrezione siano (anche per chi non ci crede e analizza i fatti del vangelo come un semplice racconto) i momenti più importanti della vita di Cristo sulla terra, semplicemente perché è stato l’unico nella storia a vivere eventi del genere… Di eroi che hanno lottato per la giustizia dobbiamo essere contenti che ce ne siano stati tanti, ma nessuno ha influito sull’essenza stessa dell’uomo come ha fatto lui. Che dalla fede cristiana debba derivare un certo orientamento per la società e la politica, questo è solo un prodotto derivato, non il fulcro del messaggio cristiano.

Risposta: Passione ci può stare, ma incarnazione e resurrezione sono concetti mistici, che non possono minimamente influire sui problemi dell’umanità. La passione invece ci può insegnare tante cose: l’esigenza di lottare per una liberazione nazionale dal nemico usurpatore, la necessità di compiere una rivoluzione popolare per realizzare giustizia sociale e libertà personale, il dovere di affermare una democrazia politica, non una monarchia ereditaria o uno Stato confessionale. La passione insegna anche che il popolo conta più dei militari, che una cosa è compiere una rivoluzione di popolo; un’altra, del tutto diversa, è il colpo di stato. Insegna anche che di fronte all’eventualità di un tradimento non è possibile instaurare un regime di terrore all’interno del movimento, in cui tutti devono sospettare di tutti. Se Gesù non fosse stato un leader democratico, se non avesse avuto grande seguito popolare, i Romani e i collaborazionisti sadducei non sarebbero stati terrorizzati dalla sua grande influenza, non avrebbero imbastito un processo farsa, non avrebbero fatto di tutto per metterlo in condizioni di non nuocere. Sì, la passione ancora oggi ha da insegnare molto ai potenti delle nazioni.

Obiezione: Penso che la consapevolezza d’essere stati redenti dal sacrificio del figlio di Dio possa influire sulla vita di ognuno. Basti pensare a tutte quelle persone che hanno colto la possibilità di cambiare vita grazie alla fede in Dio, quella fede che gli faceva capire che valeva la pena cambiare. Inoltre la risurrezione permette al cristianesimo di non essere dualista come la filosofia platonica e di valorizzare a pieno il corpo nel suo essere inscindibile con l’anima. Nel vangelo c’è scritto che non di solo pane vive l’uomo. Appunto perché l’uomo aspira a dei valori che non sono immanenti e politici ma trascendenti. A parer mio è anacronistico applicare categorie politiche attuali come Stato confessionale o democrazia a fatti di 2000 anni fa. Inoltre da che fonti si verificherebbe la matrice politica che avrebbe teoricamente guidato Gesù?

Risposta: “Non di solo pane vive l’uomo” voleva dire non essere attaccati alla materialità della vita, al mero consumo del cibo (e del sesso). Non puoi far rientrare anche la politica in questa limitatezza e persino volgarità della vita umana. Se lo fai, firmi una cambiale in bianco ai politici che ci governano, che, non trovando alcuna opposizione da parte dei cittadini, si sentiranno sempre più autorizzati non solo a vivere di solo pane, ma anche a cercare sempre più potere per dominare il mondo.

Ti ricordo che si parlava già di democrazia nella Grecia classica di mezzo millennio prima della nascita di Cristo. E la Grecia era a due passi dalla Palestina.

Ti ricordo anche che Gesù è stato giustiziato dai Romani con un tipo di esecuzione riservata agli schiavi ribelli, e nel titulus della croce Pilato scrisse “Re dei Giudei”. Se Gesù fosse stato solo un profeta o un mistico, Pilato non avrebbe rischiato di compromettere la sua carriera infliggendo una condanna insensata.

Obiezione: Cristo, col suo messaggio d’amore e tutto quello di buono che ci ha lasciato, indica proprio la via verso un mondo migliore, verso l’eternità. L’aveva capito bene il Mahatma Ghandi, che, pur essendo induista, in riferimento al Sermone del monte di Gesù, disse che se tutti gli uomini l’avessero messo in pratica. il nostro mondo avrebbe raggiunto la sospirata pace.

Tramite la sua risurrezione fisica, Gesù dà la possibilità a tutti gli esseri umani di risorgere, non solo fisicamente come lui, al tempo previsto, ma anche subito a livello spirituale e a livello di evoluzione di coscienza per una società migliore e più umana.

Risposta: Quindi tutti quelli che non credono nella resurrezione, non saranno mai capaci di realizzare una società giusta e libera? Se fosse così, quale intesa potresti realizzare coi credenti non cristiani?

Obiezione: È il contrario. Gesù nel Sermone del monte asseriva: “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati Figli di Dio…”. La salvezza è nelle parole e nelle opere di bene, che sono alla portata di tutti, credenti e non. San Paolo non faceva alcuna differenza tra giudeo e pagano.

Risposta: Peccato che la posizione equidistante di Paolo venne sconfessata sin dallo Stato teodosiano, che praticamente abolì nel 380 la tolleranza religiosa prevista nell’Editto di Milano del 313. E la Chiesa ne fu ben contenta. Poi nel 529 l’imperatore Giustiniano ordinò la chiusura di tutte le scuole filosofiche pagane nell’impero bizantino. Fanatici cristiani uccisero la matematica Ipazia. E così via, almeno fino al Concilio Vaticano II, che cominciò di nuovo ad aprirsi al mondo non strettamente cattolico.

Devi comunque ammettere che ha poco senso sostenere che un mondo migliore può essere solo ultraterreno. L’idea di aldilà non è forse un modo di dire che il genere umano non è capace di cercare giustizia e libertà su questa Terra? Eppure la schiavitù è nata solo 6000 anni fa, con gli Egizi e i mesopotamici. Per quale motivo non è più possibile tornare al comunismo primitivo? Perché dobbiamo sentirci rassegnati al male?

Obiezione: Diciamo che l’espressione della possibilità di risorgere invera ogni azione e parola precedente. Se Gesù se ne fosse “infischiato” dei problemi della Palestina, non avrebbe inverato un bel niente. Ipotizzare Gesù Cristo che se ne “infischia” è come chiedere come sarebbe andata la Francia se Napoleone avesse fatto la casalinga.

Risposta: Cioè se non fosse risorto, quanto ha fatto e detto in vita non avrebbe avuto lo stesso peso? Eppure non lo seguivano di certo per ciò che avrebbe fatto da morto. Anzi, se si fosse interessato solo alle questioni morali, come faceva il Battista, che non si sentiva un leader politico, avrebbe sicuramente avuto molto meno successo. Tu pensi che la religione propugnata dal Battista oggi non ha alcun seguito solo perché lui non è risorto? O perché sul piano politico non valeva nulla?

Obiezione: Il messaggio di Cristo è solo parzialmente un messaggio politico. È piuttosto un pensiero di promozione dell’uomo globale, che passa attraverso un’idea che presuppone un rapporto con Dio e quindi ha una dimensione spirituale. Ciò non vuol dire che bisogna credere in Dio per promuovere l’uomo. Cristo riesce a dire che Dio ha un tale rapporto d’“amore” con l’uomo che può annullare, in termini escatologici, l’evento della morte. La sua risurrezione invera questo messaggio, ma sarebbe ovviamente stupido pensare ch’egli dovrebbe essere ancora tra noi come un highlander invincibile. Questo è il motivo per cui, secondo me, quanto egli ha detto in vita, pur importante per chi lo ascoltava direttamente, assume tutto un altro valore se messo in rapporto alla risurrezione.

Risposta: Non posso ribadire che cose già dette: per me è stato sbagliato reinterpretare ciò che Gesù aveva detto e fatto in vita a partire dalla tomba vuota. La modalità della sua scomparsa doveva restare circoscritta nell’ambito delle cose inspiegabili: invece se ne è fatta la chiave di volta per interpretare tutto il resto, tradendo così il suo messaggio di liberazione. Tu dirai che tale svolgimento dei fatti era inevitabile. Può darsi, ma questo non vuol dire che non sia stato sbagliato.

Obiezione: Vallo a dire a Zanotelli (prova a leggere cosa si scrive su “Nigrizia”), agli innumerevoli religiosi e laici che vanno nel cosiddetto Terzo mondo, ai preti che si fanno ammazzare dalla mafia e in America latina (sì, certo, Oscar Romero hanno faticato a santificarlo). Nella Chiesa i cattolici hanno svariatissime posizioni: ci sono quelli che vorrebbero ritornare al latino e ci sono quelli che esplicitano posizioni particolarmente progressiste. Certamente c’è uno zoccolo duro in Vaticano, che non ha nessuna voglia di cedere il proprio potere. Tuttavia un cristiano che vuole approfondire la propria coscienza credente può trovare tante possibilità per farlo sul piano pratico.

Risposta: Lo zoccolo duro del Vaticano purtroppo dura dalla Donazione di Sutri del 728, che secondo gli storici ha fatto partire il potere temporale del papato, cui non si è più ufficialmente rinunciato, nella convinzione che senza di quello la fede non conti più nulla. Mi rendo però conto che molti credenti, presi singolarmente, siano assai migliori delle gerarchie che li governano.

Obiezione: Gesù si è occupato principalmente del suo popolo, Israele. Il Salvatore salva dal peccato personale e sociale, indica la via e la realizza, ricapitolando in sé la storia e proiettandola verso il Regno, che è già qui. Perché vivisezionare un messaggio integrale e perfetto al solo scopo di recidere il mistero che in esso è contenuto? Ragionare col “se” è inutile. Così è.

Risposta: Se il regno è già qui, dov’è? Cosa intendi per “regno”? Ti sembra che uno Stato della chiesa come quello Vaticano sia una prefigurazione del regno celeste? Quando mai Gesù ha preteso di costruire un regno i cui gestori fossero dei preti?

Obiezione: Per Regno di Dio non si è mai intesa la Chiesa, ma… la realtà trasfigurata di chi segue il Cristo (e tanto altro…).

Risposta: Veramente il motto principale è “Extra Ecclesiam nulla salus”. Lo dice anche il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992: “non possono essere salvati quanti, conoscendo la Chiesa come fondata da Cristo e necessaria alla salvezza, non vi entrassero e non vi perseverassero”. Anche se poi è stata costretta ad aggiungere, facendo vedere che ha recepito i princìpi della democrazia laica: “grazie a Cristo e alla sua Chiesa possono conseguire la salvezza eterna quanti, senza loro colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e, sotto l’influsso della grazia, si sforzano di compiere la sua volontà conosciuta attraverso il dettame della coscienza”. Ma a queste ambiguità del Vaticano siamo abituati.

Obiezione: Cioè vuoi decidere tu quello che sarebbe stato meglio per Gesù Cristo?

Risposta: La domanda è: se Gesù Cristo fosse morto di vecchiaia, ammesso che i Romani non lo ritenessero così pericoloso da metterlo in croce, e fosse risorto lo stesso, sarebbe stato apprezzato nella stessa maniera dai cristiani? In fondo se era una divinità, avrebbero potuto scegliere tranquillamente fra due alternative: opporsi al sistema dominante al punto da finire giustiziato, oppure fare una semplice battaglia morale, come quella del Battista. Avrebbe comunque dimostrato, alla fine della sua vita, che la morte può essere vinta e che esiste un regno dei cieli, le due cose che ai credenti premono di più.

Obiezione: Gesù Cristo non è venuto sulla terra per fare la propria volontà ma quella del Padre.

Risposta: È terribile questo modo di dire: “Non faccio la mia volontà ma quella di mio padre (che mi ha mandato)”. Sembra una forma di dittatura patriarcale con tanto di culto della personalità.

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Supponendo che il Cristo fosse davvero stato il figlio unigenito di Dio, cioè supponendo che avesse una natura divina in via esclusiva (non in forma allegorica o metaforica) e avesse in qualche modo cercato di dimostrarlo con guarigioni e miracoli al di là delle capacità umane, non avrebbe forse, in tal modo, violato immediatamente la libertà di coscienza degli esseri umani, che vanno lasciati liberi di credere o di non credere? Quando esistono forzature o evidenze che inducono a credere in qualcosa (tanto più in qualcosa di sovrannaturale), gli esseri umani non vengono forse inevitabilmente ridotti a marionette o ad animali da addestrare?

Si noti peraltro che nei vangeli si parla sempre di un “maschio” nato da un altro “maschio”, senza alcuna presenza femminile ben distinta, se non quella vaga della “ruah” ebraica, poi trasformata in “pneuma” dai redattori cristiani. Non è forse questa una patente violazione del principio dell’uguaglianza di genere?

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Noi non sappiamo se esiste un Dio facente funzione di “Padre”, e neppure ci interessa, poiché pensare a qualcuno di “onnisciente” e “onnipotente” è umiliante per la natura umana. Però è giusto pensare che se Cristo è a capo di tutta la creazione (come vuole il Prologo giovanneo), deve per forza esserlo anche lo Spirito, il Pneuma, il soffio vitale, cioè la variante femminile, la sua controparte, in quanto in principio non vi è l’uno immobile, statico, pago di sé, ma l’uno che si qualifica sdoppiandosi immediatamente in due entità diverse. Il due rappresenta la diversità che si completa nel rapporto di genere, fondendo le parti, ma senza confonderle, senza giustapposizioni di sorta. Se si accetta che in principio vi è il Logos, bisogna anche aggiungere che presso di lui era il Pneuma, la parte femminile della divino-umanità.

Obiezione: Se Dio (trascendente o immanente) fosse maschio o femmina, e non entrambi, non sarebbe divino.

Se Dio non fosse onnipotente, onnipresente, onnisciente e simili, non sarebbe divino.

Tutte le creature invece sono finite, limitate, parziali, anche se in modo o misura diversa. È la normale differenza tra Creatore e creature: nulla di umiliante.

Risposta: È con questi ragionamenti mistici che poi sul piano politico si sponsorizzano le dittature.

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Ci sono domande che potrebbero avere un senso persino oggi, a distanza di 2000 anni di storia.

Posto che Cristo era una persona mentalmente sana, equilibrata, dotata di raziocinio, e non un avventuriero irresponsabile o un fanatico del martirio, che speranze aveva di liberare la Palestina dal peggiore impero schiavistico della storia antica?

Perché non è entrato a Gerusalemme come un generale romano, compiendo non una rivoluzione popolare ma un colpo di stato?

Perché la sua idea di insurrezione nazionale e popolare non è stata portata avanti dai suoi seguaci dopo la sua morte?

Per quale motivo si è data così tanta importanza alla misteriosa scomparsa del suo corpo dalla tomba, quando non si è mai usata la Sindone come prova di quella scomparsa?

Ci sono elementi nei vangeli che permettono di classificare la posizione del Cristo come ideologicamente atea e politicamente sovversiva?

È possibile sostenere che tutta la battaglia condotta dal Cristo contro lo schiavismo romano e il collaborazionismo dei capi giudei aveva come unica finalità quella di riportare la Palestina al comunismo primitivo, quello pre-schiavistico?

Perché il Cristo ha ritenuto che per realizzare l’insurrezione nazionale non fosse necessario scrivere neanche una parola?

Perché Gesù ha compiuto il voto del nazireato rifiutando il matrimonio?

Perché si è preoccupato sulla croce di consegnare sua madre a Giovanni, quando avrebbero potuto assisterla i suoi fratelli e sorelle? (Esistono davvero questi fratelli e sorelle, oppure nel protovangelo sono stati messi in opposizione alla madre di Gesù? Oppure dietro il nome della madre di Gesù, ai piedi della croce, si nasconde quello della Maddalena, cui il Cristo avrebbe chiesto di sposare il suo discepolo preferito? e magari di andarsene dalla Palestina, perché se avevano ammazzato così il “legno verde”, cosa avrebbero potuto fare col “legno secco”?)

Che cos’è che ha reso vincente il messaggio evangelico sul paganesimo, nonostante fosse politicamente revisionista rispetto al messaggio originario del Cristo?

Dobbiamo considerare inevitabile il tradimento di una rivoluzione o di un tentativo rivoluzionario, al punto che per impedirlo è giusto imporre un regime di terrore?

Obiezione: Disquisire sulle possibili azioni e intenzioni di un uomo di 2000 anni fa che non ha lasciato alcun suo scritto, di cui si conoscono solo pochi anni di vita (raccontati da terzi che non lo conobbero), è solo tempo perso: tutti e nessuno possono aver ragione.

Risposta: Quindi per te ipotesi di tipo etico-politico sono campate per aria? Pensi che si possa combattere il cristianesimo dicendo che Gesù non è mai esistito, quando i primi a farcelo credere sono stati proprio i preti?

Obiezione: Si devono usare argomenti credibili, che poggino su basi reali, ad es. sui contenuti dei rotoli del mar Morto e su quelli dei vangeli apocrifi.

Risposta: I vangeli apocrifi sono nel complesso ancora più fantasiosi di quelli canonici. Per me hanno un valore prossimo allo zero. Io avrei messo negli apocrifi anche quelle parti di Luca e Matteo che parlano di natività del Cristo, perché sono chiaramente inventate.

Quanto a Qumran abbiamo capito da un pezzo che i sacramenti della teologia petropaolina derivano da questa comunità. Cioè sono un prodotto importato in seguito all’intesa tra cristiani e battisti dopo la morte del Cristo. I cristiani hanno accettato dei battisti gli aspetti mistici, esoterici (battesimo, eucaristia…), mentre i battisti (ex esseni) hanno accettato, ma non tutti, che il Cristo era risorto e andava considerato l’unico vero figlio di Dio.

Obiezione: I vangeli son tutti dei romanzi di fantasia religiosa, scritti e riscritti in epoche diverse: è il confronto tra loro che li mette in ridicolo.

Qumran ti dice che, se è esistito qualcuno con una storia simile allo pseudo-messia, questi è il “maestro di giustizia” fatto uccidere dal sacerdote empio, ma 60-80 anni prima. Poi che Pietro povero pescatore di lago, ignorante come una capra, possa aver ideato una propria teoria mi sembra poco credibile.

Risposta: E tu pensi che Gesù avrebbe potuto fare una insurrezione contro i sadducei e i Romani con dei seguaci ignoranti? Davvero hai mai visto un ebreo ignorante? Loro che sono “il popolo del libro”…

Obiezione: Stai confondendo le élite (sacerdoti, scribi, regnanti) col popolo e non t’immedesimi nei tempi. Gli ebrei erano12 tribù disperse sul territorio semidesertico e non avevano cognizione d’essere un unico popolo, poiché parlavano più dialetti di almeno tre differenti lingue e quelli di 2000 anni fa erano già da almeno 200 anni che migravano ovunque per fame (compresa Roma). Erano prevalentemente pastori di ovini e spesso erano anche predoni che vivevano di rapina delle carovane. L’ignoranza era pari alla povertà e alla superstizione, ovvero assoluta. Essere ribelli non implica avere una cultura, ma elaborare teorie religiose sì.

Risposta: Guarda che i molteplici testi scritti dai cristiani sull’evento Gesù, canonici o apocrifi che siano, e tutto il NT, non sono stati scritti dai sacerdoti o dagli scribi o dai leviti. L’immagine di pescatori analfabeti è semplicemente ridicola (i fratelli Zebedeo erano Giudei e di sicuro non facevano i pescatori, se non forse nel periodo in cui furono costretti a espatriare in Galilea dopo la fallita epurazione del Tempio). La lettura e la scrittura sono fondamentali per qualunque ebreo. Magari leggono solo cose religiose, come gli islamici, ma di sicuro non sono analfabeti. La lingua parlata in tutta la Palestina era l’antichissimo aramaico, con varianti in Samaria e Galilea, soprattutto nella pronuncia, ma si capivano perfettamente. L’aramaico, la lingua del Talmud, era capito anche nella Decapoli, nell’Idumea, nel Libano… Ancora oggi si parla in Siria, in Turchia, in Iraq… Gli ebrei pecorai di cui parli tu sono esistiti al tempo di Abramo, e quasi sicuramente non erano neppure poveri, poiché allora gli allevatori erano più ricchi degli agricoltori.

Obiezione: Io penso che tu confondi diversi piani. Gli ebrei di allora in Palestina nulla hanno da spartire con gli ebrei occidentali attuali o anche del 1500-1600, trasformati forzatamente dalla Chiesa cattolica in usurai. Tu leggi e interpreti gli avvenimenti con la mentalità odierna, ma così non era: la preoccupazione principale della gente del tempo, escluse poche élite, era di riempire la pancia. Devi pensare che allora le élite istruite della Grecia, i famosi filosofi delle varie scuole avevano un bagaglio di saperi inferiori a quelli che ha oggi un bimbo di 11 anni.

Risposta: Ma se gli stessi abitanti di Qumran avevano una incredibile biblioteca! Chi li obbligava ad averla, visto che avevano scelto di vivere nel deserto? Quando mai i beduini islamici hanno avuto delle biblioteche nel deserto? La diffusione della cultura era assicurata dalle stesse sinagoghe volute dai farisei. Gli ebrei che vivevano nelle città della Palestina, ma anche dell’Egitto non erano affatto degli analfabeti. Non si compie un’insurrezione antiromana con gli ignoranti facilmente manipolabili e suggestionabili, anche perché la ritorsione romana sarebbe stata durissima e si doveva avere per forza consapevolezza di ciò che si aveva intenzione di fare.

Obiezione: Quanti seguaci di Gesù erano sacerdoti, scribi, uomini di genio e di talento? Perfino Gesù non aveva una cultura e la formazione di un rabbino, e infatti in tutti i vangeli egli evita un confronto diretto coi sacerdoti. Gesù è il re dei poveri, il consolatore dei miseri e degli ignoranti, che speravano in lui di ereditare il regno, ma le loro aspettative vennero disattese e lo stesso Gesù alla fine si stancò di loro.

Risposta: In Matteo (13,53ss.): È venuto nella sua patria e “insegnava” nella loro sinagoga e la gente rimaneva “stupita” e diceva: Da dove mai viene a costui questa “sapienza”? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose? E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua.

In Luca (2,46ss.): Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

In Marco (1,21ss.): Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise a insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

Gesù era un intellettuale e gli apostoli anche. Senza intellettuali non si fa alcuna rivoluzione.

Obiezione: Ma questo lo dice il vangelo per esaltare la figura di Gesù. Nessun dialogo diretto coi “dottori” è riportato nei vangeli, altrimenti si poteva vedere come Gesù sarebbe stato “asfaltato” intellettualmente da qualunque rabbino del tempo.

Risposta: Rileggiti Mc 12,28-34 e ti convincerai del contrario. Le diatribe affrontate dal Cristo coi poteri costituiti non sono poche e solo oggi gli esegeti ebraici ammettono che aveva ragione.

Obiezione: Gesù parla il linguaggio del popolo, della massa e tutti i vangeli sono impostati da far credere che Gesù sia intellettualmente ispirato dal Padre celeste, e che nessuno dei dottori o rabbini è in grado di tenergli testa. In Mc 12,28-34 lo scriba gli disse: “Bene, Maestro! Tu hai detto secondo verità, che vi è un solo Dio e che all’infuori di lui non ce n’è alcun altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto, con tutta la forza, e amare il prossimo come se stesso, è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Questa è l’affermazione meno intellettuale che uno scriba potesse fare, e per tale motivo Gesù gli dà ragione!

Risposta: Gli scribi non erano intellettuali nel senso che il popolo non riusciva a capirli. Il loro linguaggio era molto semplice, anche perché l’aramaico non era certo al livello delle astrazioni del greco. Semmai erano considerati dei saputelli, in quanto usavano più fonti per dimostrare che avevano ragione.

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Perché tutti i racconti evangelici di riapparizione del Cristo sono falsi o pie invenzioni?

Per due motivi: o Gesù non è mai morto sulla croce ed è stato rianimato nel sepolcro; o non era lui a essere stato crocifisso.

Se invece diamo per scontato ch’era proprio lui e ch’era proprio morto, allora la motivazione è un’altra.

1- Il discepolo deve assumersi le sue responsabilità: se non sei stato capace d’impedire la crocifissione, che diritto hai di rivedere vivo il crocifisso?

2- Anche supponendo che Gesù volesse perdonare coloro che non sapevano cosa facevano, non avrebbe comunque potuto manifestarlo.

Lui aveva semplicemente rappresentato una buona occasione per liberarsi di un nemico esterno (i Romani) e di un nemico interno (i collaborazionisti). Una volta rifiutata la proposta, gli uomini devono arrangiarsi da soli a cercarne un’altra. Se l’avessero rivisto, sarebbero stati indotti a credere che su questa Terra non è possibile realizzare alcuna società libera e giusta.

Che cos’è quindi il cristianesimo? È una forma etico-religiosa di stoicismo, in cui il credente si sforza di essere virtuoso in attesa di poter ottenere come premio un paradiso ultraterreno.

Quindi per recuperare il vero messaggio umano e politico del Cristo, bisogna anzitutto superare il cristianesimo.

Obiezione: Giuseppe d’Arimatea lo fa seppellire su richiesta dei familiari di Gesù nella sua tomba, prima della sera della Pasqua. Terminata la festività, la salma viene spostata e allontanata dai seguaci. A quel punto “sparisce” definitivamente. Le donne vanno alla tomba in visita e la trovano vuota.

Risposta: La versione corretta è quella del IV vangelo. Le donne che vanno alla tomba sono due, di cui una è Maria Maddalena e l’altra è anonima. Non vanno per ungere il cadavere, sia perché sanno che l’uscio è chiuso da una pesante pietra rotolante, sia perché il sepolcro appartiene all’Arimatea e non sono autorizzate a entrarci. Inoltre le donne non potevano inumare cadaveri maschili. Quindi nei Sinottici sono state inventate, forse perché i redattori sapevano dell’indecenza di aver deposto il corpo di Gesù nella tomba tutto sporco di sangue, col solo lenzuolo che l’avvolgeva. D’altronde l’Arimatea non voleva trasgredire il sabato pasquale alle porte, che impediva qualunque contatto coi cadaveri.

E le donne del IV vangelo non ci vanno tre giorni dopo (quello è solo un riferimento veterotestamentario alla vicenda di Giona nella balena), ma il mattino dopo l’esecuzione capitale, quindi non molte ore dopo la sepoltura. Era ancora buio. La Maddalena forse era innamorata di lui. Forse era andata per piangerlo. Quando trovano l’uscio aperto, pensano subito al trafugamento del cadavere. Solo quando vi entrano Pietro e Giovanni capiscono che ciò sarebbe stato assurdo, in quanto nessuno avrebbe tolto il lenzuolo dal cadavere e trasportato il corpo tutto sporco di sangue da un’altra parte. Gli ebrei avevano orrore del sangue, e toccare un cadavere del genere durante il sabato pasquale sarebbe stato assolutamente vergognoso.

Obiezione: La resurrezione è stata accettata dai discepoli come dato certo. Poi è diventata oggetto di fede per chi non l’aveva vista.

Risposta: Il dato certo è uno solo per me: il lenzuolo che avvolgeva il corpo, trovato riposto e ripiegato da una parte del sepolcro, come dice il IV vangelo. Per me coincide con la Sindone. Pietro e Giovanni non hanno trovato altro, se non i legacci per terra, che tenevano unito il lenzuolo in più punti. Vedendo il lenzuolo con l’immagine impressa, hanno escluso il trafugamento (anche perché non avrebbe avuto senso rubare il corpo tutto sporco di sangue togliendolo dal telo), ma invece di parlare di strana scomparsa, han preferito parlare di “resurrezione”, senza avere alcuna prova se non il lenzuolo, che però non dimostra niente con certezza. Ecco perché non l’hanno usato come prova. Era meglio parlare di “fede” nella resurrezione. Poi, siccome molti non ci credevano, hanno inventato i racconti di riapparizione, facendo credere che la resurrezione era un dato certo che poteva diventare per le generazioni future un oggetto di fede.

Obiezione: Poiché il venerdì fu crocefisso e la sera del venerdì (cioè sabato) già sepolto provvisoriamente da Giuseppe d’Arimatea, per me l’han recuperato la sera successiva al termine del sabato. Domenica mattina vanno le donne. Il sabato mattina non avrebbero potuto presentarsi.

Risposta: Se volevano rubare il corpo o trasferirlo altrove, potevano farlo solo la sera stessa in cui l’avevano messo nel sepolcro, perché il mattino dopo la Maddalena era lì. Ma l’unico che avrebbe potuto farlo era Giovanni, perché l’unico apostolo presente all’esecuzione e l’unico che sapeva dove avevano messo il corpo, tant’è che quando corre con Pietro, lo precede, perché sapeva benissimo dove l’avevano messo. Ma ti pare verosimile che Giovanni avesse trasferito il corpo altrove senza dire nulla a Pietro? No di sicuro (quando la Maddalena li va ad avvisare, li trova nella stessa abitazione). Anzi se c’è uno che si oppone alla tesi petrina della resurrezione è proprio Giovanni, perché con quella tesi si rinunciava all’insurrezione.

Obiezione: Quella della “rianimazione” nel sepolcro, con i Romani che controllavano, mi era sfuggita.

Risposta: Se ti leggi Biglino-Esposito, Dèi e semidei, si sostiene la tesi che sulla croce la bevanda drogata lo fece dormire, il colpo di lancia non fu mortale, e aloe e mirra nel sepolcro servirono per rianimarlo. Pura fantascienza. Quanto ai Romani davanti al sepolcro li ha inventati Matteo. T’immagini se i colleghi di Pilato avessero saputo che lui aveva fatto mettere delle guardie per smentire l’idea di resurrezione che avevano i cristiani? Sarebbero morti dal ridere! L’avrebbero preso in giro sino alla fine dei suoi giorni.

Obiezione: Dovresti, forse, rileggere ciò che hai scritto, non subito perché sei ancora convinto della “verità” delle tue asserzioni, ma tra qualche anno, quando ti discosterai da questo modo di pensare, perché il tempo e le esperienze di vita vissuta fanno cambiare i nostri pensieri.

Risposta: Guarda che quello che ho scritto è frutto di 30 anni di ricerche. Ho già scritto una quindicina di libri sul NT. Non sto giocando. Non m’interessa di convincere nessuno. Sto solo cercando obiezioni convincenti per fare un altro libro, ma dai credenti, che spesso non hanno argomentazioni personali, se non quelle ufficiali, è difficile ricavare qualcosa di innovativo. Voi rifiutate le cose per partito preso e non entrate mai nel merito delle argomentazioni, anche perché sembra che non sappiate nulla dell’esegesi critica che si è sviluppata a partire da Reimarus e si è sviluppata nelle tre ricerche storiche su Gesù Cristo.

Obiezione: Quindi secondo te gli apostoli ci hanno imbrogliato e la nostra fede è frutto di un inganno? Dunque non vale la pena credere nella resurrezione? E tutto sarebbe finito? Ma questo è ciò che volevano i Giudei di allora.

Risposta: Diciamo che lì per lì gli apostoli han parlato di resurrezione avendo in mano solo la Sindone, che escludeva il trafugamento. Certo, parlare di resurrezione era improprio, in quanto nessuno ha mai più rivisto vivo il Cristo. E la Sindone mostrava solo una stranezza, non poteva dimostrare l’attendibilità dell’interpretazione petrina della tomba vuota come resurrezione. L’imbroglio vero e proprio è venuto dopo, quando con Paolo si è cominciato a dire che Gesù era risorto perché figlio di Dio in via esclusiva. In ogni caso non ha senso credere in Gesù Cristo solo perché Pietro ha parlato di “resurrezione”, come se di tutto quello che ha detto e fatto in vita al limite non c’importasse nulla.

Obiezione: Dunque gli undici sono degli ingenui; Paolo è un dritto che mette tutti nel sacco. Ma guarda che fantasia! Tutti discepoli di Lutero che rifiutano la lettera di Giacomo perché parla delle opere oltre la fede. Ma questa non è storia!

Risposta: Veramente se leggi gli Atti i protagonisti sono due: Pietro e Paolo, per questo si parla di teologia petropaolina. Degli altri apostoli sappiano assai poco. Paolo non fa altro che radicalizzare la teologia petrina. Se Cristo è risorto, allora può essere anche figlio di Dio. Se non è tornato subito, allora non voleva realizzare la liberazione nazionale della Palestina, ma riconciliare l’intero genere umano col Padre eterno, che dai tempi del peccato originale aveva voglia di eliminarlo dalla faccia della terra, come già aveva fatto col diluvio universale, salvando solo pochissime persone. Cristo, nuovo Adamo, tornerà alla fine dei tempi per il giudizio universale. Nel frattempo abbiate fede nella sua divinità e comportatevi in maniera virtuosa. Lo schiavismo non può essere superato. Onesimo deve tornare da Filemone. Noi non combattiamo contro la carne e il sangue ma contro le potenze dell’aria.

Obiezione: I vangeli sono stati scritti dai testimoni oculari di quegli eventi! La Sindone può essere un falso, e in ogni caso, se lo è, ciò non pregiudica la credibilità degli scritti degli apostoli! È chiaro che bisogna credere per fede a quegli scritti, ma non si può negare a priori ciò che non si può provare! La fede non ha bisogno di prove: o c’è o non c’è!

Risposta: Lo sai che molti esegeti direbbero che sei matta a dire che i vangeli sono stati scritti da testimoni oculari? Però io voglio venirti incontro: Marco, nella sua versione più antica, rifletteva il pensiero di Pietro. Poi qualcuno ha aggiunto delle parti che rispecchiassero anche la teologia paolina, molto più robusta di quella petrina. Anche il IV vangelo, in origine, è stato scritto da un testimone oculare, ma siccome era troppo antagonista nei confronti di Marco, hanno pensato bene di manipolarlo in chiave altamente mistica e gnostica. Quanto agli altri due Sinottici, o copiano da Marco o copiano da una fonte che di attendibile non ha nulla. Di sicuro non sono due testimoni oculari. Dunque Marco e per me soprattutto Giovanni contengono aspetti attendibili, come è attendibile la Sindone. Perché mai dovrei credergli per fede? Non sai distinguere le parti umanamente accettabili da quelle sicuramente inventate?

Obiezione: Basta leggere quello che scrive san Paolo per convincersi che la resurrezione non solo è accettata, ma è stata la motivazione a diffondere ovunque la fede cristiana. Qualche studioso avanza anche l’ipotesi che i vangeli siano stati scritti per non trascurare l’insegnamento e l’opera di Gesù prima della resurrezione, ma bisogna ammettere, in ultima istanza, che senza la resurrezione tutto il Nuovo Testamento perde logica, equilibrio e razionalità, per cui la cosiddetta esegesi laica è costretta a inventarsi costruzioni e teorie assurde, eliminando tutti i versetti che ritiene scomodi.

Risposta: Non puoi parlare di resurrezione se non rivedi vivo un corpo morto. Avrebbero dovuto accontentarsi di parlare di strana scomparsa, basandosi sulla Sindone. Ma in questa maniera avrebbero potuto inventarsi una nuova religione? No di sicuro.

Obiezione: Ma puoi parlare di resurrezione se rivedi vivo un corpo morto. E gli apostoli lo hanno visto, lo hanno toccato, hanno mangiato con Lui. Anzi il verbo greco che usa il vangelo significa “palpare”: Gesù aveva un corpo concreto, vero, palpabile e gli apostoli non potevano tacere un fatto così incredibile e inaspettato. Da lì trovano la forza per convertire il mondo morendo da martiri.

Risposta: Mettiti nei panni di Gesù Cristo, naturalmente per quanto possibile, visto che tu ritieni abbia una natura divina completamente diversa dalla nostra. Sai di non essere stato messo in croce solo per colpa di Giuda, Caifa e Pilato, ma anche perché i tuoi discepoli non hanno avuto il coraggio di reagire prontamente con una sommossa popolare durante il processo. Erano in tanti a seguirti ma alla prova dei fatti la partecipazione democratica ha fatto cilecca. Ne prendi atto e però fai capire ai tuoi discepoli, con l’unico strumento che hai a disposizione, la Sindone, che in te c’era qualcosa che andava al di là delle apparenze. Non puoi fare altro, non puoi spiegare il senso di questa stranezza, perché vivi in una dimensione diversa dalla nostra. Quel che potevi fare sulla Terra, l’hai fatto. Ti sei assunto le tue responsabilità. E ora vuoi che i tuoi discepoli facciano altrettanto. Ora, se tu avessi voluto ripresentarti, farti vedere redivivo, quale inevitabile sentimento avresti indotto nei discepoli? Che cosa avrebbero potuto chiederti? Una cosa sola: “Quando torni per vincere i tuoi nemici? Vogliamo Israele libero”. E che cosa ti saresti risposto? “Eh, troppo comodo. Voi cercate in me un dio che risolva da solo i vostri problemi, ma voi ve li dovete risolvere per conto vostro, altrimenti resterete sempre dei bambini”. E così hanno aspettato invano la parusia trionfale imminente. Dopodiché entra in scena Paolo, che smentisce Pietro, dicendogli: “Se Cristo non torna, è perché non vuole liberare Israele, ma vuole redimere l’intero genere umano dal peccato originale, quello per cui Dio l’aveva abbandonato al suo destino di autodistruzione. Quindi potrà tornare solo alla fine dei tempi. La terra rispetto ai cieli non conta niente, perché noi non facciamo politica ma etica religiosa. Bisogna vivere come se si fosse già morti”. E Paolo infatti lo dirà: “Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Rm 7,18ss.).

Obiezione: Ma non puoi slegare, o decontestualizzare, i racconti della resurrezione da tutto ciò che Gesù disse ai suoi discepoli quando era ancora vivo. Ci sono decine di passi dove Gesù annuncia la sua morte in croce in vista della definitiva resurrezione e la vittoria di questa sulla morte…

Risposta: T’immagini se davvero Gesù avesse più volte profetizzato che entrando a Gerusalemme di sicuro l’avrebbero ammazzato? Al massimo avrà potuto dire che c’era un margine di rischio. Altrimenti chi l’avrebbe seguito? Chiunque avrebbe potuto pensare che in quella pasqua decisiva sarebbe morto con lui. Come gli disse Tommaso quando Gesù decise di andare a Betania nella casa di Lazzaro. Poteva anche essere un esaltato con manie suicide, no? Anche Jim Jones convinse tutti i suoi adepti a suicidarsi con lui.

Obiezione: Ma poi scusi, lei è uno storico? Quali sono le sue pubblicazioni? Che valore hanno le sue presunte pubblicazioni nell’ambito della teologia cattolica, visto che parla di cristianesimo? Come fa a dire che i racconti della resurrezione sono inventati? Ma lei naviga proprio a vista!

Risposta: Ecco un altro disposto a discutere solo se l’interlocutore è qualificato e universalmente riconosciuto perché autore di molte pubblicazioni acclarate. Come se un autore del genere possa perdere il suo tempo in Facebook! Devi smetterla con questo culto della personalità e iniziare a ragionare con la tua testa nel merito dei post. Altrimenti mi fai fare la parte di Gesù Cristo quando gli dicevano: “Da dove gli viene tutto questo sapere?”, “Nessuno ha mai parlato come quest’uomo”, e altre scemenze del genere.

Obiezione: Il primo motivo del tuo elenco lo possiamo escludere: alla crocifissione hanno assistito tutti, sia amici che nemici di Gesù, e tutti ne hanno constatato la morte, per di più con una ferita di lancia al costato, giusto per non lasciare dubbi. Il suo cadavere è stato deposto dai soldati romani e la sua tomba sorvegliata dalle guardie del Tempio. Almeno su questo potremmo essere d’accordo, non pensi?

Risposta: Gesù Cristo è davvero salito sulla croce ed è davvero morto. Nel IV vangelo la prova è la ferita nel costato. Il soldato non avrebbe rischiato la propria vita se non avesse avuto l’assoluta certezza che Gesù era già morto al momento in cui lo volle colpire al cuore. Altrimenti gli avrebbe spezzato le ginocchia con la spada. Non è stato sepolto dai Romani ma dal fariseo Giuseppe e dai suoi servitori (la figura di Nicodemo è stata aggiunta da qualche redattore, forse perché diventò cristiano). Se davvero Nicodemo fosse andato a seppellire Gesù, i Sinottici l’avrebbero detto, anche perché era molto più importante lui di Giuseppe d’Arimatea o di Giairo o di Zaccheo.

Le guardie romane davanti al sepolcro sono un’invenzione di Matteo, il quale pensò così di rispondere all’accusa di trafugamento del corpo. Pilato non le avrebbe mai messe solo perché qualcuno, tra i sadducei, sospettava che Gesù potesse risorgere. Sarebbe stato un insulto alla sua intelligenza. I sadducei peraltro non credevano neppure nella resurrezione. Al massimo potevano essere stati Giuseppe e Nicodemo a pretendere delle guardie per proteggere il sepolcro, ma da chi, visto che tutti avevano potuto constatare ch’era davvero morto? Chi sapeva che sarebbe risorto? Nessuno. E nessuno avrebbe rubato un cadavere il sabato santo, vietando a se stesso di partecipare alla pasqua.

Obiezione: Per quanto riguarda la seconda ipotesi, anche questa è da escludere per un motivo molto semplice: non puoi costruire uno schema su Gesù e poi tenere soltanto i versetti che entrano nel tuo schema e togliere quelli che non c’entrano. Il vangelo o si accetta tutto intero o si rifiuta tutto intero: non si capisce perché certe volte gli evangelisti sono credibili e altre volte no. O sono credibili sempre oppure non sono credibili mai. Non puoi deciderlo tu: se lo fai compi un’operazione ideologica, che esiste solo nella tua testa, non nella realtà viva dei vangeli.

Risposta: È l’abc dell’esegesi laica accettare alcune cose dei vangeli e rifiutarne altre. Non vengono letti per diventare credenti. E neppure vengono cestinati in nome dell’ateismo.

Obiezione: Tu ti poni sempre la stessa domanda: chi è Gesù? E tenti sempre di dare una risposta che elimini il soprannaturale dai vangeli. Ma se eliminiamo tutti i miracoli di Gesù e la resurrezione, i vangeli diventano slegati, incomprensibili, assurdi, e quindi non credibili. Se togli il sovrannaturale, togli logicità al vangelo e quindi gli fai perdere ogni credibilità, anche umana. Perché mai non ribadire anche qui la logicità e la coerenza dei contenuti della fede? Per te han diritto di parola solo chi li nega.

Risposta: Se togli il sovrannaturale capisci la mistificazione. Se lo mantieni accetti l’interpretazione confessionale. Non siamo qui per ribadire i contenuti della fede che ci vengono trasmessi da 2000 anni. Non nascondo che il NT abbia una propria logica, che fondamentalmente è quella paolina, seppur essa abbia radicalizzato in senso teologico quella petrina. Ma è proprio la logica di fondo che è sbagliata e che nega il vero messaggio gesuano. Tale messaggio andava colto nel momento in cui lui era vivo o comunque per quello che lui aveva detto e fatto quando lottava per liberare Israele. Invece se ne è costruito uno dopo che lui era morto, e sulla base di questo si sono inventate cose mistiche che hanno falsificato quelle politiche.

Obiezione: Non trovo sensato dire che gli apostoli sono credibili quando si parla della tomba vuota e non sono credibili quando incontrano il risorto a Emmaus o quando appare a san Tommaso.

Risposta: La scoperta della tomba vuota è un fatto umano, ancorché poco spiegabile. Incontrarsi con un redivivo rientra nel fantasy.

Obiezione: Sono curioso di vedere dove vuoi andare a parare. In fondo se Gesù non è Dio perché gli dedichi tante attenzioni?

Risposta: Chi ha mai detto che Gesù non è Dio? È stato lui a dire ai suoi interlocutori, nel IV vangelo: “Voi siete dèi”. Quindi lo sono tutti.

Obiezione: Se tutti lo sono, nessuno lo è.

Risposta: Se tutti lo sono, tutti lo sono. È questa la tautologia di Gesù. Le differenze sono solo formali o relative. Si è mostrato come noi perché diventassimo come lui. Questo anche i cristiani lo dicono. Basta solo convincersi che non esiste alcun Dio onnipotente e onnisciente, perché in caso contrario saremmo solo dei burattini nelle sue mani. E poi t’immagini un dio del genere che ci mette 13,7 miliardi di anni per creare la porzione di universo che noi riusciamo a vedere…

Obiezione: Fai il tuo solito errore logico: prendi solo i versetti che puoi piegare ai tuoi schemi. Gli altri li elimini. Non lo trovi un modo assurdo di procedere?

Risposta: Non è colpa mia se i redattori hanno falsificato quanto detto e fatto da Gesù. Sono stati loro a costringerci, dai tempi di Reimarus, a mettere dei filtri. Per me Gesù era sostanzialmente un ateo e di sicuro un politico sovversivo, odiatissimo dai Romani, oltre che dalla casta sacerdotale giudaica.

Obiezione: Se leggi solo gli autori che partono dal presupposto che i miracoli e la resurrezione sono invenzioni… da un presupposto assurdo nasce un pensiero assurdo. Non puoi leggere solo gli esegeti che la pensano come te.

Risposta: Credere ai miracoli non alla portata dell’uomo è infantile. Credere nella resurrezione senza riapparizioni è quanto meno improprio.

Obiezione: Discutere con chi giustifica ogni cosa che diverge dalla sua idea, dicendo “quel passo è falsificato”, cioè prendendo sempre ciò che gli fa comodo e snaturando le cose, è come discutere di astronomia con un terrapiattista.

Risposta: Potrei dire la stessa cosa di chi prende alla lettera qualunque parola dei vangeli. È come se tu non avessi letto neanche un libro della moderna ricerca su Gesù.

Obiezione: Perché per te Gesù è così importante, visto che ne parli sempre?

Risposta: Perché penso che su di lui sia stata compiuta una mistificazione colossale, e penso che sia giunta l’ora di porvi rimedio. E qui debbo dirti che non faccio molta differenza tra ortodossi, cattolici e protestanti. Indubbiamente la migliore esegesi è quella protestante, ma si tratta sempre di un’esegesi religiosa, che non mette mai in discussione l’esistenza di Dio, anche perché se i teologi accademici lo facessero, verrebbero licenziati.

Obiezione: I vangeli sono scritti in un greco di traduzione, ovvero sono la traduzione di originali ebraici, che quindi risalgono a pochi anni dopo la vita di Gesù. Gli evangelisti erano quindi obbligati a raccontare i fatti esattamente come si erano svolti, perché molti dei testimoni di quei fatti erano ancora in vita. Quale maggior garanzia di storicità di questa?

Risposta: Anche se dici cose inesatte, in quanto gli originali in ebraico non li abbiamo, e anzi i testi in greco che ci sono arrivati sono copie di copie, voglio darti ragione su una cosa: per me la mistificazione è iniziata subito, proprio dentro il sepolcro vuoto, ed è stato Pietro a inventarla.

Obiezione: Gesù non aveva alcun messaggio politico: “Il mio regno non è di questo mondo”, disse a Pilato.

Risposta: Se il regno di Gesù era nei cieli, Pilato meritava d’essere denunciato dai cristiani per aver ucciso un filosofo mistico, politicamente innocuo. Perché non l’hanno fatto? Quando Pilato sterminò un gruppo di Samaritani facinorosi fu denunciato e perse il posto di prefetto.

Obiezione: Gesù voleva liberare soltanto il Tempio, ma non perché erano collaborazionisti. E poi dove hai letto che voleva liberare la Palestina dai Romani? Non guarisce forse il servo del centurione?

Risposta: Se non avesse voluto liberare la Palestina dai Romani, pensi che Pilato l’avrebbe giustiziato? Un prefetto che gestisce la Giudea per un decennio (nessun altro fu come lui) avrebbe preso la cantonata più grande della sua vita? Quanto al centurione, citato da Matteo e Luca, è assurdo: una bella sviolinata al compromesso cristiano/romano che i redattori volevano trasmettere ai loro lettori. Nel IV vangelo chi lo contatta è in realtà Cuza, funzionario di quell’Erode Antipa, collaborazionista dei Romani, che voleva eliminare Gesù, come già aveva fatto col Battista. Ma che si tratti di una guarigione a distanza va escluso a priori. Chissà cosa è stato mistificato in quel racconto… Seguace effettiva del Cristo sarà soltanto la moglie di Cuza, Giovanna, stando a Lc 8,3 e 24,10. Chissà, forse si era separata dal marito…

Obiezione: Che c’entra la Palestina con la Giudea? Se Gesù era erede al trono di Davide, acclamato re in Gerusalemme capitale della Giudea, che interessava a lui dei Filistei? A quel tempo non esisteva neppure la Palestina, in quanto inventata solo secoli dopo da Adriano in spregio a Dio.

Risposta: Ho usato “Palestina” per dire che voleva liberare Giudea Galilea Perea Samaria e, perché no?, mettiamo dentro anche Idumea, Decapoli. E poi perché escludere la Fenicia, visto ch’era andato a Tiro e Sidone? E tu pensi che non avrebbe cercato di aiutare la Siria, una volta vinta l’insurrezione in Giudea? Lo sai che nelle guerre giudaiche gli Idumei si misero dalla parte degli zeloti? E chi ti ha detto che voleva diventare re della Giudea? Forse l’iscrizione sulla croce? Ma se fosse stato così, perché rifiutò la proposta dei 5.000 Galilei di marciare su Gerusalemme in qualità di re, come riportato nel IV vangelo?

*

“Chi vede me vede il Padre” (Gv 12,45), è un’affermazione ateistica o religiosa?

I credenti, ovviamente, l’hanno interpretata in chiave religiosa, in un senso favorevole alla figliolanza divina in via esclusiva di Gesù. Solo lui era autorizzato (in virtù della resurrezione) a fare un’affermazione del genere. Pertanto bisogna credergli sulla parola.

Cioè il credente ha fede in un’affermazione teologica perché ha già fede in un’interpretazione mistica della tomba vuota, quella petrina, la quale non si è limitata a costatare la scomparsa di un cadavere, ma ha preteso di dire, senza averlo rivisto vivo, che il corpo era risorto. A questa interpretazione Paolo aggiungerà una spiegazione ulteriore del fatto: Gesù è risorto perché Figlio di Dio in via esclusiva, come solo lui poteva esserlo, in quanto ha potuto vincere la morte.

Ma immaginiamo se davvero Gesù possa aver detto quella frase del IV vangelo mentre era ancora in vita. Come l’avrebbero interpretata i discepoli? Se erano credenti in Jahvè, avrebbero pensato che Gesù stesse bestemmiando, in quanto nessuno nel mondo ebraico si sarebbe mai potuto permettere di identificarsi in maniera così stretta e unilaterale con la divinità.

Sarebbe apparso, oltre che empio, un esaltato, un folle, sicuramente uno da emarginare, da espellere da qualunque luogo di culto, anzi meritevole di morte, senza neanche imbastire un processo. Un qualunque ebreo l’avrebbe considerato un ateo presuntuoso.

Supponiamo invece che quella frase l’avesse detta davanti a un pubblico di atei. Cosa avrebbero pensato? Se Gesù si fosse equiparato a Dio in via esclusiva, negando ai discepoli di poter fare altrettanto, l’avrebbero molto probabilmente giudicato un imbonitore, uno di quei santoni che vuole ingannare la gente semplice. Chi gli avesse creduto sulla parola, sarebbe stato abbacinato da un culto della personalità. Dio non esiste, ma un uomo particolare, speciale agli occhi del popolo, può sostituirlo in tutto e per tutto. I grandi dittatori della storia, ma anche i papi (infallibili, vicari di Cristo ecc.) rientrano in questa categoria di esaltati (atei o credenti che siano non fa molta differenza).

Supponiamo invece che Gesù volesse dire che non esiste alcun dio ma solo l’uomo, e che ogni uomo, volendo, è una sorta di dio di se stesso. In tal caso avrebbe fatto un’affermazione ateistica sensata, umanamente accettabile, razionalmente condivisibile, o sarebbe comunque apparso un presuntuoso, un arrogante insopportabile? La risposta per un ateo è facile.

Ecco quindi perché i vangeli sono una mistificazione: un’affermazione verosimile è stata inserita in un contesto fuorviante, che l’ha resa del tutto falsa.

*

L’equiparazione di Gesù con Dio, presente nei vangeli, viene considerata dai Giudei una forma di ateismo. Invece i cristiani la considerano come la forma più alta di teismo fatta da Gesù. Dove sta la mistificazione in quelle fonti? La mistificazione sta nel fatto che i redattori, presentando un Cristo dai poteri sovrannaturali, condannano senza riserve l’incredulità dei Giudei, quando in realtà un Cristo del genere avrebbe violato la libertà di coscienza dei propri interlocutori, per cui la decisione di condannarlo sarebbe stata giustificata. Inoltre i redattori sostengono che Cristo affermava il proprio teismo in via esclusiva, quando invece egli sosteneva la divinità di ogni uomo, conformemente alla sua visione ateistica della realtà. Condannare senza mezzi termini i Giudei solo perché non credevano nella divinità del Cristo è stata un’operazione indegna dei redattori dei vangeli (condizionati dal loro antisemitismo), i quali avrebbero dovuto invece fare autocritica per non aver saputo realizzare il progetto insurrezionale del Cristo.

*

Entrati nel sepolcro, Pietro e Giovanni cosa si dissero? Proviamo a immaginarlo…

[Pietro] Che senso ha rubare il corpo d’un morto? Pensavano che avremmo fatto di questa tomba un luogo di culto?

[Giovanni] Guarda per terra. Ci sono le bende che tenevano legato il lenzuolo. Guarda là, c’è anche il lenzuolo ripiegato su se stesso.

[Pietro] Che senso ha rubare un corpo nudo, tutto sporco di sangue e lasciare il lenzuolo ripiegato da una parte?

[Giovanni] Io capisco soltanto che qui è avvenuto qualcosa di strano, che non riesco a spiegarmi. Dai un’occhiata al lenzuolo. Che razza di macchie sono queste? Ti sembrano normali? Come si sono formate?

[Pietro] Giovanni stammi a sentire. Non siamo stati noi a rubare il corpo, e chi l’ha fatto doveva essere fuori di testa a togliere il lenzuolo. Cosa raccontiamo agli altri? Che non riusciamo a spiegarci come sia scomparso? Rischiamo noi di passare per matti. Diciamo che è risorto e vediamo i farisei come reagiscono, visto che credono a questa idea di resurrezione.

[Giovanni] Ma come fai a dire che è risorto se non l’abbiamo rivisto? Passeremo per matti lo stesso. Chi ci crederà?

[Pietro] Lascia fare a me. Se è davvero risorto per conto suo, non può non tornare. Deve per forza tornare e fare strage dei suoi nemici. Si è lasciato ammazzare solo per farci capire che siamo dei buoni a nulla. Non siamo capaci di liberarci né dei romani né dei sadducei. Se i farisei accettano l’idea che è risorto, siamo a posto. L’hanno tradito da vivo, non potranno rifarlo se credono che è lui il messia.

[Giovanni] E se non torna? Che figura ci facciamo? Se aspettiamo che torni e poi non torna, noi abbiamo perso l’occasione di fare l’insurrezione. Non vorrai sostituire l’obiettivo dell’insurrezione con la fede nella resurrezione?

[Pietro] Perché fai tutte queste domande? Pensiamo al presente. Bisognerà pur dire qualcosa agli altri! O vuoi forse sostenere che i Giudei han rubato il corpo e ci han lasciato il lenzuolo? Sarebbe ancora più ridicolo, no!?

[Giovanni] Tu stai scherzando col fuoco. Se quello non torna, dovremo vergognarci tutta la vita. Come fai a pensare che i farisei, in nome dell’idea che hanno di resurrezione, crederanno a una tomba miracolosamente vuota? E soprattutto come fai a essere sicuro che se anche ci credessero, sarebbero disposti a insorgere?

[Pietro] Noi diamo ai farisei l’ultima possibilità. Se lui è risorto, deve per forza tornare. Se i farisei non credono né che sia risorto né che torni, per loro è finita. Verranno sterminati insieme ai romani. Tanto lui deve tornare per forza.

Obiezione: Un bel mischione di vangeli. Giovanni parla sì di bende, ma di sudario che copriva solo il capo, niente lenzuolo che copriva l’intero corpo. Di quello se ne parla negli altri vangeli, che però non parlano di bende. E nessuno fa accenno a macchie strane sui teli.

Risposta: Io mi sono basato solo sul IV vangelo, senza prenderlo alla lettera in tutta la pericope della scoperta della tomba vuota. Gli ebrei non usavano sudari come Egizi e Romani. A meno che “sudario” non voglia dire “lenzuolo”. Quel che han trovato era il lenzuolo, tenuto stretto da alcuni legacci, che trovarono per terra. Se nel telo non avessero visto la sagoma non si sarebbero inventati la resurrezione, anche se il telo in realtà non dimostrava proprio nulla, altrimenti l’avrebbero usato come prova.

Obiezione: Certo, se possiamo forzare i testi secondo le nostre idee, tutto diventa più facile.

Risposta: I vangeli sono pieni di manipolazioni successive. Per es. nel IV è scritto che Nicodemo portò aromi profumati, ma è falso, perché non avevano tempo per lavarlo e ungerlo. Chissà perché l’han messo. Forse Nicodemo diventò cristiano al tempo di Paolo. Erano entrambi farisei.

Obiezione: Dal momento che non siamo certi dell’aderenza agli originali, possiamo inventarceli a nostro piacimento e manipolarli in libertà.

Risposta: Esattamente così! Gli stessi vangeli hanno inventato parecchie cose, anzi quasi tutte, su Gesù Cristo. Non vedo perché non dovrei farlo io. Il sudario è un semplice fazzoletto. Se davvero gliel’avessero messo in faccia, nel lenzuolo non avremmo potuto vedere il volto, visto che le fibrille del telo sono impresse solo in maniera molto superficiale. Al massimo i due apostoli avrebbero potuto trovarlo per terra, insieme ai legacci con cui avevano tenuto legato in più punti il lenzuolo. Di sicuro non avrebbe avuto alcun senso trovarlo ripiegato su se stesso, mentre il lenzuolo chissà dov’era. Il sudario di Oviedo, che pur ha lo stesso gruppo sanguigno e molti pollini analoghi9, molto probabilmente era stato usato prima di avvolgerlo nel lenzuolo.

Il redattore-manipolatore della pericope non sapeva di cosa stesse parlando, anche perché, se davvero gli avessero messo un sudario in faccia, l’avrebbero fatto dopo aver lavato e profumato il cadavere, non certo prima. Forse è lo stesso manipolatore che nel racconto della resurrezione di Lazzaro scrive che questi era tutto fasciato o bendato. Persino agli esegeti ebraici è venuto da ridere leggendo questo brano.

Obiezione: Basterebbe per i credenti leggere i quattro vangeli a cui sono devoti per capire la truffa della Sindone. Non ne parla nessuno, neanche gli apocrifi, neanche Paolo, che l’avrebbe potuta usare a scopo propagandistico per la nuova religione da lui inventata.

Risposta: La Sindone è l’unico documento autentico di tutto il Nuovo Testamento, l’unico che ti faccia capire con certezza che Gesù non era un pacifista e Pilato non era un buonista che voleva salvarlo.

Obiezione: La Sindone non è un documento ma un lenzuolo contraffatto medievale fatto passare per quello che ricoprì Gesù nella tomba.

Risposta: Certo nel Medioevo conoscevano la differenza tra positivo e negativo fotografico, potevano produrre immagini tridimensionali, sapevano esattamente che in testa non aveva una corona di spine ma un casco, che i chiodi non venivano messi nelle mani ma nei polsi, che dal costato gli erano usciti due tipologie di sangue e tante altre migliaia di cose che ti risparmio. Perché mi fai essere ironico su argomenti del genere?

Tu guardi la Sindone come prova della resurrezione. Lo fecero anche gli apostoli. Come mai non poterono usarla a sostegno della tesi? Perché quel lenzuolo mostra solo una stranezza, non dimostra alcun fatto, tant’è che si dovettero inventare ch’egli era riapparso vivo e vegeto. Quel reperto va esaminato in chiave politica, come smentita della versione edulcorata dei vangeli nei confronti di Gesù e di Pilato. Pilato lo voleva morto a tutti i costi perché evidentemente considerava Gesù un leader politico molto pericoloso.

Obiezione: Fare delle congetture su avvenimenti di 2000 anni fa è fuori del razionale. Non ci sono ad oggi prove certe e inconfutabili e scientifiche che i fatti del vangelo siano veri o abbiano un fondo di verità. La nostra mente è troppo condizionata da due millenni di cristianesimo.

Risposta: Le congetture si fanno sempre e su qualunque cosa, anche sulle piramidi egizie o su Stonehenge. Non esistono documenti incontrovertibili. La storia non è una scienza.

Obiezione: Le piramidi egizie si toccano con mano, possiamo avvalerci di prove scientifiche per capirne le origini. L’unico che ha toccato con mano Gesù è stato san Tommaso. Le congetture si possono fare sui fatti storici, non su testi che non sono basati sulla storia.

Risposta: Guarda che chi ha scritto il testo assurdo della ricomparsa di Gesù in casa degli apostoli per far capire a Tommaso ch’era davvero risorto, non sapeva neppure che i chiodi non glieli avevano messi nelle mani ma nei polsi. Inoltre fa passare Gesù attraverso i muri, come se fosse un fantasma, in contrasto col racconto della tomba vuota, in cui gli apostoli trovarono l’uscio aperto. Inoltre fa esclamare a Tommaso una frase assurda: “Mio Signore e mio Dio”. Gli ebrei lo chiamavano “rabbi” non “kyrios”, e di sicuro Tommaso non avrebbe potuto chiamarlo “Dio”, in quanto Gesù era ateo. Il testo è assurdo anche per un altro motivo fondamentale: nessuno l’ha più rivisto vivo, per cui tutti i racconti di riapparizione sono inventati.

Obiezione: Al sepolcro sono presenti soltanto delle donne. I Sinottici parlano chiaro.

Risposta: Le donne con gli aromi in mano i Sinottici le han messe perché si sono vergognati d’averlo sepolto così com’era, sporco di sangue, in tutta fretta, perché stava arrivando il sabato, che corrisponde al venerdì sera. Ma non esistono donne che al terzo giorno vanno a inumare il corpo di Gesù, proprio perché non potevano farlo, essendo Gesù un maschio (che andava inumato da maschi), essendo la tomba di proprietà di Giuseppe (ci voleva il suo consenso per aprirla) ed essendo chiusa (per aprirla ci volevano gli uomini).

Giovanni doveva per forza essere presente per almeno tre ragioni: è l’unico che parla di ferita al costato; quando corre con Pietro verso il sepolcro lo precede non tanto perché più giovane, quanto perché non ha bisogno che sia la Maddalena a indicarglielo: sapeva benissimo dov’era. E poi è a lui che Gesù affida la madre, evidentemente in polemica col suo parentado. Inoltre tutta l’iconografia della crocifissione ha sempre messo ai piedi della croce tre persone: la madre di Gesù, la Maddalena e Giovanni.

La tomba fu trovata già aperta e con dentro solo la Sindone il sabato mattina (quando ancora era buio), cioè non molte ore dopo che l’avevano messo nel sepolcro.10 E fu trovata così dalla Maddalena e da un’amica anonima, che non erano andate per lavare e ungere il corpo, ma per piangerlo o per mettere dei fiori, degli ornamenti… Entrambe sapevano dove l’avevano sepolto. Il resto detto dai Sinottici sono tutte sciocchezze messe lì da redattori che non sapevano nulla: l’angelo, le guardie davanti al Tempio, il giovanetto, le tre donne, i profumi, il terremoto… Anche i tre giorni non esistono: sono stati messi in riferimento a passi veterotestamentari.

Non si può transigere sull’assoluta importanza di Giovanni rispetto ai Sinottici. Marco, Matteo e Luca non sanno nulla della modalità della crocifissione, deposizione e inumazione, proprio perché Pietro non era presente in quel momento. È Marco che detta legge, in quanto Matteo e Luca copiano da lui, e Marco dice cose del tutto inventate. Le donne vedono dove lo seppelliscono, ma non possono far nulla di nulla. L’unico affidabile è Giovanni, perché è stato un testimone oculare. Il suo vangelo originario è stato certamente manipolato da monaci cristiani vicini allo gnosticismo e all’essenismo, ma questo non vuol dire che non siano rimaste delle parti autentiche. È Giovanni che fa capire che il lenzuolo che aveva avvolto il corpo di Gesù corrisponde alla Sindone. È lui che dice che fu trovato ripiegato e posto da una parte, come se dovesse essere conservato. Se fosse stato un semplice telo sporco di sangue pensi che avrebbero avuto così tanta cura a conservarlo?

*

Ecco una storia laica della vita di Gesù da raccontare ai nostri figli sotto l’albero di Natale.

Due millenni fa esisteva una regione chiamata Palestina, che non sopportava la dominazione dei Romani e ogni tanto la popolazione si ribellava. Solo i più ricchi non lo facevano. Sia i proprietari di grandi terre e quanti, non avendo le terre, volevano arricchirsi col denaro, sia i gestori del Tempio di Gerusalemme e i sovrani degli Stati vassalli di Roma preferivano scendere a compromessi coi dominatori, poiché li giudicavano troppo forti sul piano militare.

Purtroppo le rivolte venivano sempre represse nel sangue. Non c’era una strategia comune, che mettesse d’accordo tutti. Le questioni etniche o religiose tenevano divise le masse e i Romani ne approfittavano.

Un giorno venne fuori uno, di nome Gesù, che cominciò a predicare una insurrezione nazionale che superasse tutte le differenze etniche e religiose.

Senonché tutte le volte che si dichiarava ateo, per superare le rivalità religiose, i teologi più fanatici lo volevano lapidare. Inoltre non riusciva a convincere i Giudei a non sentirsi superiori né ai Galilei né ai Samaritani. Non riusciva neppur a far capire che non si doveva costruire un regno come quello di Davide, ma una società giusta e libera, cioè una democrazia sociale non una monarchia teologica.

In molti erano contro di lui, ma nessuno riusciva a catturarlo, sia perché si nascondeva di continuo, sia perché quando si presentava in pubblico, molta gente lo seguiva e lo proteggeva. Ovviamente i Romani non volevano prenderlo a causa del suo ateismo, ma piuttosto perché voleva compiere una insurrezione contro di loro.

Quando, grazie a un tradimento, i teologi fanatici riuscirono a prenderlo, non ebbero il coraggio di lapidarlo, proprio perché lui era troppo famoso. Così preferirono consegnarlo ai Romani, il cui governatore, Pilato, era molto astuto. Infatti con vari trucchi riuscì a dimostrare che la morte di Gesù non era lui a volerla, ma la stessa popolazione giudaica.

Tutto ciò però non servì a nulla. 30 anni dopo scoppiò una grande rivolta ebraica, che però, non accettando nessun insegnamento di Gesù, portò alla rovina completa della Palestina. Tanto che ci vollero altri 1900 anni prima che qualcuno potesse riproporre l’idea di uno Stato di Israele. E quando quell’idea venne finalmente realizzata, di nuovo scoppiarono infinite polemiche per questioni etniche e religiose.

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Una cosa che dovrò chiarire dopo esser passato a miglior vita è il motivo per cui un manipolatore del IV vangelo ha avvertito il bisogno di far vedere che la samaritana incontrata da Gesù al pozzo di Giacobbe era una mezza prostituta.

Quando lui le chiede di dargli da bere, lei si stupisce della domanda, perché dalla parlata aveva capito ch’era un giudeo. Se fosse stato un galileo si sarebbe stupita di meno, anche se non mancavano frizioni politiche tra le due etnie, in quanto i samaritani offrivano truppe ausiliarie ai Romani. Ma nei confronti dei Giudei l’odio era feroce, di tipo ideologico. Tant’è che i farisei rinunciano a inseguire Gesù in Samaria per parlare con lui sull’epurazione del Tempio, che in fondo era fallita per colpa loro, come ammise Nicodemo, obtorto collo, nel suo colloquio privato con Gesù.

Per capire che Gesù aveva compiuto a Gerusalemme qualcosa di molto eclatante, la samaritana non aveva bisogno di sapere che lui era una persona speciale, in grado d’indovinare il mestiere che lei faceva. Le bastava credergli sulla parola. In fondo, se erano diretti in Galilea, non avevano bisogno di passare attraverso la Samaria: era quindi evidente che avevano necessità di farlo a titolo precauzionale.

Ma da un’altra cosa quella donna capì che Gesù era una persona diversa dagli altri uomini: portava lunghi capelli, segno del voto di nazireato. Quando gli dice: “Vedo che sei un profeta”, non intendeva dire ch’era un indovino, ma ch’era un leader, con tanto di seguaci attorno.

E gli fa quella domanda, la cui risposta per un giudeo doveva apparire scontata. Sembrava quindi una provocazione: “Dov’è che bisogna pregare Dio?”. E lui le diede una risposta che la lasciò a bocca aperta: “Né al tempio né sul vostro monte”. Sembrava che avesse formulato un nuovo principio, mai sentito prima in Palestina: la libertà di coscienza in merito all’atteggiamento da tenere verso le questioni religiose.

Una dichiarazione del genere era sufficiente per portare Gesù al villaggio e farlo conoscere agli altri. Nessun leader giudeo (ma neppure un galileo) avrebbe mai detto una cosa del genere.

Quando poi s’incontrarono, Gesù fece capire loro che per liberarsi dei Romani e dei sadducei collaborazionisti bisognava andare oltre le differenze religiose, oltre le separazioni etniche. Condivisero l’idea, al punto che lo definirono “Salvatore del mondo”.

Ecco ora vorrei sapere che bisogno aveva il manipolatore di aggiungere che la samaritana era una prostituta. Dovrai darmi delle buone motivazioni, altrimenti una bassezza del genere non te la perdonerò.

Obiezione: Ma il vangelo non dice che fosse una prostituta.

Risposta: “Hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”, era un modo di dire ch’era una prostituta (anche se sul piano pratico poteva non esserlo).11 Ma la domanda da fare è un’altra: Perché il manipolatore offende moralmente la donna quando nella realtà Gesù stava realizzando coi samaritani un’intesa politica avente come obiettivo la liberazione della Palestina? Cioè perché dopo aver chiesto da bere a una nemica per i Giudei, facendole capire che per lui non lo era, improvvisamente la deve mettere in imbarazzo, umiliandola, su una questione di carattere personale? In fondo Gesù e la donna non si erano mai visti né conosciuti: che bisogno aveva il manipolatore di mostrare che Gesù, dall’alto della sua onniscienza, era in grado di conoscere bene il passato poco edificante di quella donna? Qui c’è una bassezza morale da spiegare oltre che da biasimare. E per me la spiegazione può essere una sola: i Samaritani non si convertirono al cristianesimo. Cioè proprio nel racconto che indica la possibilità di un’intesa politica tra loro e il movimento nazareno, il falsificatore del IV vangelo fa capire che con loro non era possibile alcuna vera intesa teologica.

*

Visto che siamo sotto Natale, voglio spendere due parole a favore dell’origine giudaica del Cristo. Prendiamo Gv 4,43ss.: “Trascorsi due giorni, partì di là (dalla Samaria) per andare in Galilea. Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa (pasquale)”.

La sua patria quindi era la Giudea, ch’era stato costretto a lasciare dopo la fallita epurazione del Tempio, per sottrarsi all’arresto da parte della polizia giudaica. In Galilea invece viene accolto in maniera trionfale, perché aveva avuto il coraggio di fare una cosa che tutto il popolo desiderava, soprattutto quello galilaico.

Se andò in Galilea prima di compiere l’epurazione, come appare in Gv 1,43, fu perché, dopo aver incontrato Pietro, ch’era uno zelota, aveva bisogno di un appoggio significativo per epurare il Tempio. Pietro lo conobbe attraverso il fratello Andrea, seguace del Battista.

Questo è sufficiente per escludere che sia nato a Nazareth. Ma allora non ha neppure senso che sia nato a Betlemme, ove i genitori si sarebbero recati per il censimento facendo un viaggio assurdo dalla Galilea alla Giudea, mentre Maria era in procinto di partorire. Betlemme è stata scelta simbolicamente, perché qui era nato il re Davide.

Gesù non è nato né a Nazareth né a Gamala (come alcuni esegeti sostengono per porre una relazione tra lui e il movimento zelota), ma molto probabilmente è nato a Gerusalemme.

Ma allora perché non dirlo chiaramente? Perché la teologia petrina, essendo nettamente antigiudaica, voleva attribuirgli un’origine galilaica.

La famiglia di Gesù era imparentata con quella del Battista, che viveva a Gerusalemme. Gesù stesso conosceva molto bene Lazzaro e le sue sorelle, che vivevano a Betania, a pochi km da Gerusalemme.

Quando compie l’epurazione del Tempio, era già molto noto a Gerusalemme. Nicodemo, incontrandolo privatamente, gli riconosce una notevole autorevolezza (Gv 3,2). Anche il Battista fa lo stesso e anzi lo indica come possibile messia d’Israele. Sulla base di cosa però non lo sappiamo. L’unico evangelista che avrebbe potuto raccontarci qualcosa era Giovanni Zebedeo, che però in quel momento era un seguace del Battista. Di sicuro se Gesù non fosse stato già importante, non avrebbe avuto la forza di dividere il movimento battista in due parti.

Obiezione: Scusa ma che problema c’è se è nato a Betlemme?

Risposta: Perché non ha senso un viaggio lungo quando Maria è quasi al nono mese. Perché i Romani non chiedevano che gli ebrei pagassero sulla base del luogo di nascita. Perché la coincidenza tra Gesù e Davide, in relazione a Betlemme, è troppo forte per essere vera. Perché è inspiegabile la mancanza di posto in albergo, incredibile l’indifferenza della gente nei confronti di una donna incinta, stranissima la fede religiosa dei pastori e dei magi… (in Matteo il bambino-Gesù non viene accettato da Israele ma solo dal mondo pagano: i re magi; in Luca non viene accettato dai potenti ma solo dagli umili: i pastori). Siamo in pieno misticismo. E poi altri dèi sono nati in una grotta: Dioniso, Ermes, Oro, Zeus, Mitra.

Domanda: Ma alla fine, tutti questi movimenti o sette religiose / rivoluzionarie ribelli, di quante persone erano formate e da cosa erano composte: forse banditi, predoni carovanieri, pastori pecorai, commercianti, artigiani? Quelle zone, dato il clima e il territorio, non erano molto popolate, e forte era la miseria, la fame, l’ignoranza e la superstizione…

Risposta: Secondo Jeremias Gerusalemme aveva circa 30.000 abitanti. Durante la Pasqua si arrivava ad almeno 125.000. Nel corso della guerra giudaica del 66-70 i morti furono centinaia di migliaia: Giuseppe Flavio parla addirittura di 1,1 milioni di morti, su una popolazione complessiva di circa 2,5 milioni. Tacito sostiene che i morti a Gerusalemme furono circa 600.000. Soltanto i prigionieri portati a Roma furono 97.000. Sempre secondo Giuseppe Flavio c’erano più di 6.000 farisei.

Ti ricordo che i Romani, prima con l’impero d’occidente poi con quello d’oriente, tennero la Palestina fino a quando non fu conquistata dagli Arabi nel VII. Quindi non dovettero considerarla una zona così sottosviluppata.

Aggiunta al post iniziale

Solo Luca e Matteo sostengono che Gesù sia nato a Betlemme (il paese nativo di Davide), e solo Luca ne spiega la ragione chiamando in causa il censimento di Quirinio. Giuseppe Flavio però non menziona un censimento fatto durante il regno di Erode il Grande (che morì nel 4 a.C.), ma parla di un censimento fatto da Quirinio nel 7 d.C. Ora, siccome i Romani facevano censimenti ogni 14 anni, è probabile che Gesù sia nato nel 7 a.C., prima che Quirinio fosse governatore della Siria (cosa che diventò solo nel 6 d.C.). In tal caso sarebbe esclusa la morte a 33 anni: semmai a 36-37.

Mt 2,22s. sostiene che Maria e Giuseppe lasciarono Betlemme per Nazareth perché avevano paura di Archelao, successore di Erode il Grande. E motiva questo dicendo che era stato predetto dai profeti, ma non si sa da dove abbia preso la citazione del v. 23 (“giunto in Galilea, abitò in una città detta Nazareth, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti: Egli sarà chiamato Nazareno”). Di Nazareth in realtà non si sa nulla fino al IV sec.

Mt 2,6 riporta a modo suo una frase di Michea 5,1: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele”. In realtà Michea scrive: “Sei la più piccola delle tribù di Giuda” e da te uscirà un messia politico-militare (5,5), che “calpesta e sbrana” (v. 7).

In Marco e Giovanni Gesù è di Nazareth: Mc 6,1 la definisce esplicitamente come “patria” di Gesù. Ma Marco riflette la posizione fortemente antigiudaica di Pietro.

Le circostanze del viaggio a Betlemme (riportate da Matteo e Luca) sono del tutto inverosimili: Maria era ormai prossima a partorire e non avrebbe avuto senso fare un viaggio così lungo, inspiegabile la mancanza di posto in albergo, incredibile l’indifferenza della gente nei confronti di una donna incinta, la fede dei pastori e dei magi è del tutto eccezionale… (in Matteo il bambino-Gesù non viene accettato da Israele ma solo dal mondo pagano: i re magi; in Luca non viene accettato dai potenti ma solo dagli umili: i pastori).

Sino al IV sec. è esistito, proprio sul posto consacrato oggi al ricordo della natività, un santuario dedicato alla nascita di Adone, il signore dei culti orientali di salvezza (altri dèi sono nati in una grotta: Dioniso, Ermes, Oro, Zeus, Mitra).

La basilica della natività risale ai tempi di Giustiniano. È stato proprio s. Girolamo a scrivere che la grotta venne scoperta intorno al 400!

Giovanni, che avrebbe potuto dire una parola definitiva sulla nascita di Gesù, si rifiutò di farlo, oppure fu censurato per non contraddire la versione marciana sull’origine galilaica di Gesù. È vero ch’egli afferma che Giuseppe era di Nazareth (1,45) e mette in bocca a Natanaele la convinzione che Gesù fosse originario di questo villaggio (1,46). Ma Natanaele non si sa chi sia. In ogni caso per gli ebrei contava soprattutto, per la questione del sangue, la nascita da parte della madre non del padre. Senza poi considerare che il IV vangelo è stato profondamente manipolato in senso antigiudaico.

Inoltre Giovanni spiega che l’opinione comune riteneva Gesù un galileo, in quanto in Galilea egli aveva trascorso gran parte della sua vita (7,40ss.). Ma questo non vuol dire che fosse nato in Galilea, tant’è che in 4,43 Giovanni dice chiaramente che andò a vivere in Galilea dopo la fallita epurazione del Tempio. Durante il viaggio come profugo politico, dopo che la samaritana lo riconosce come giudeo dalla parlata, in Galilea il funzionario di Erode, Cuza, lo contatta perché sa che viene dalla Giudea.

Di sicuro a Giovanni non interessa la tesi secondo cui il messia doveva nascere a Betlemme. Il che però non vuol dire che Gesù sia un galileo. Sarebbe tranquillamente potuto nascere a Gerusalemme, visto che Maria era imparentata con Elisabetta, madre del Battista.

Quando in Gv 7,52 i farisei rimproverano duramente Nicodemo di non credere nella necessità che il messia nasca in Giudea, non si vuole per forza sottintendere che Gesù fosse galileo, ma si voleva evidenziare quanto fossero razzisti i Giudei nei confronti dei Galilei.

*

Se diamo per buona l’ipotesi della partenogenesi di Maria (pur insensata sul piano scientifico quando riferita agli umani), dobbiamo altresì ammettere che l’unica persona dei vangeli che sia stata capace di verificarla con certezza non può che essere stata lei stessa, la quale però non poteva essere in grado di spiegarsene la ragione.

È quindi possibile, se era in procinto di sposarsi, che lei, essendo ancora vergine, non abbia raccontato nulla a Giuseppe (che sicuramente non l’avrebbe capita) e che lui non si sia accorto di nulla.

Il che spiegherebbe il motivo per cui il vangelo marciano (redatto nel 68-70) non parli minimamente di questa cosa. E se consideriamo che i racconti natalizi di Matteo e Luca sono del tutto mitologici (in quanto influenzati da religioni pagane), si spiegherebbe anche il silenzio del IV vangelo.

Tuttavia se questa tesi è vera, contraddice quella evangelica, secondo cui lei fu costretta ad avvisare Giuseppe, il quale, pur con molta riluttanza, decise di non esporla al pubblico disprezzo. In fondo era rimasta vergine, che per gli ebrei maschi è ciò che conta.

In ogni caso se gli ha raccontato qualcosa e Giuseppe non l’ha ripudiata, è difficile credere che Giuseppe non abbia preteso di fare altri figli, sulla legittimità dei quali non avrebbe nutrito alcun dubbio. È difficile pensare a una moglie che, per difendere la propria illibatezza, si oppone alla volontà del marito (che peraltro l’aveva salvata dall’ignominia). Stando ai vangeli i due sposi ebbero almeno altri sei figli. Il che, per una famiglia ebraica di allora, era del tutto normale (le ragazze si sposavano molto presto). Quindi il dogma cristiano secondo cui Maria rimase vergine prima, dopo e durante il parto, non avrebbe davvero alcun senso. Né che i fratelli di Gesù fossero in realtà suoi cugini o fratellastri avuti da Giuseppe in un precedente o successivo matrimonio.

Note

1 Naturalmente l’umanesimo laico esisteva già in Italia prima della riforma protestante, tant’è che considerava quella riforma una battaglia di retroguardia, irrilevante proprio perché condotta in termini religiosi. Tuttavia l’umanesimo italico non avrà mai la forza politica per imporsi sulla Chiesa romana, anzi il papato, con la controriforma, lo farà completamente sparire di scena, almeno sino a quando non s’imporrà il processo dell’unificazione nazionale.

2 Oggi il Getsemani è ridotto a 1200 mq. Tuttavia Giuseppe Flavio narra nelle Antichità giudaiche che un certo “profeta egiziano” riuscì a raccogliere un esercito di 30.000 seguaci e che fu sconfitto dai Romani proprio sul Monte degli ulivi. Il fatto che Pilato avesse deciso di mandare una coorte per abbattere il movimento nazareno del Cristo esclude che nel Getsemani fossero presenti solo gli apostoli.

3 A dir il vero Giulio Fanti sostiene che le ferite visibili da flagello siano più di 370, il che fa pensare a 500-600 ferite totali, in quanto non tutta la Sindone era a contatto col cadavere.

4 Gli Atti (10,1) citano un centurione della coorte Italica a Cesarea, che probabilmente era composta di volontari arruolati in Italia, cittadini romani per nascita o in quanto liberti. Secondo Aldo Schiavone, a Cesarea dovevano esserci un’ala di cavalleria e cinque coorti di fanteria, per un totale approssimativo di 2.500-3.000 uomini (Ponzio Pilato, ed. Einaudi 2016).

5 Non sappiamo quanti militari potesse ospitare la Fortezza Antonia: Flavio Giuseppe scrive che “al suo interno era sempre acquartierata una coorte romana, che nelle feste si schierava in armi sopra ai portici per vigilare sul popolo e impedire qualche sommossa”. Parla di una sola coorte (forse vi era anche un manipolo di cavalieri). Pilato viveva a Cesarea e si trasferiva a Gerusalemme, con la sua scorta, solo durante le feste.

6 Ricordiamo che nella prima guerra giudaica Roma mise in campo una forza militare di circa 60.000 uomini, con 3 legioni (18.000 legionari), 23 coorti (20.000 uomini), circa 6.000 cavalieri e circa 15.000 alleati armati.

7 L’eucaristia può anche essere considerata una simbolizzazione mistica di un cerimoniale teofagico pagano in cui si mangiava realmente la carne e ci si ubriacava di vino, per poi finire in azioni di tipo sessuale, come spesso succedeva nei riti dionisiaci. Non dimentichiamo che Dioniso-Bacco era un dio ucciso, resuscitato e salito in cielo. I Titani lo smembrano per cuocerlo e mangiarlo.

8 Esiste un capo politico zelote di nome Eleazaro ben Dinai, ma è difficile pensare che siano la stessa persona, perché fu catturato nel 54 d.C. da Marco Antonio Felice, procuratore romano della Giudea dal 52 al 60. L’altro Lazzaro è forse il figlio di Giairo, che, dopo la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C., con circa un migliaio di esseni e zeloti, si rinchiuse nella fortezza di Masada, resistendo all’assedio dei Romani per sei mesi. Quando si resero conto ch’era inutile ogni resistenza, convinse tutti i seguaci a suicidarsi.

9 Dall’analisi dei 58 tipi di pollini individuati risulta che la Sindone è stata esposta in Palestina, a Edessa, a Costantinopoli, in Francia e in Italia. Il tipo più frequente è rinvenibile presso il lago di Genezareth e presso il Mar Morto.

10 Persino i sindonologi non sanno quel che dicono quando parlano di una presenza di Gesù nel sepolcro di almeno 36 ore. Per che cosa avrebbe dovuto star lì tutto questo tempo? Per confermare la teoria mistica dei tre giorni?

11 I cinque mariti del v. 18 sono un chiaro riferimento alle cinque popolazioni pagane che il re d’Assiria, Sargon II (721-705), fece venire da Babilonia e da altre città pagane per trasformare la Samaria da regione israelitica a regione ellenistica: obiettivo che solo in parte riuscì, in quanto gli ebrei della Giudea costrinsero quelle popolazioni a convertirsi, almeno parzialmente, alla legge mosaica. Di qui il sincretismo religioso tipico dei Samaritani (cfr 2Re 17,24-41), che sul piano legislativo-religioso riconoscevano unicamente il Pentateuco, revisionato peraltro in più punti.

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