Cristo in Facebook. Sugli evangelisti

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Gli evangelisti non ebbero soltanto la presunzione di dire che, siccome Gesù aveva compiuto qualcosa di straordinario da morto, allora bisognava credere che avesse fatto e detto cose non meno straordinarie anche da vivo; non ebbero solo la preoccupazione di dimostrare alle autorità romane che i cristiani non andavano considerati politicamente pericolosi come gli ebrei nella guerra giudaica del 70, ma ebbero anche la pretesa di celare agli stessi cristiani la pusillanimità che avevano dimostrato nel non voler proseguire il messaggio di liberazione politico-nazionale del Cristo. Stando a quel che raccontano i vangeli, è impossibile non pensare che i redattori non abbiano abusato della credulità popolare. Ma, quel che è più grave, è che nel cristianesimo primitivo è mancata una qualunque forma di autocritica. Al massimo si è propagandata l’idea che ci si deve sentire dei poveri peccatori, bisognosi di continua assistenza divina, cioè si è trasformato lo stoicismo laico dei Romani in uno stoicismo religioso, sostituendo la parola “destino” con la parola “Dio”.

Obiezione: È la stessa Enciclopedia Cattolica che afferma che “l’intestazione di Marco, Matteo, Luca e Giovanni fu attribuita postuma” ai vangeli, e che “i canonici non furono scritti nel I secolo d.C.” e che gli apocrifi sono più antichi dei canonici.

Risposta: Per me i canonici furono scritti nel I sec. (qualche aggiunta al IV vangelo può essere stata fatta nel secolo successivo). Alcuni apocrifi sono stati scritti nel I sec. ma la maggior parte si basa sui canonici o comunque rappresentano delle variazioni all’interno della medesima teologia petropaolina. Non vedo significative differenze, rispetto ai canonici, circa la tesi del Cristo teologico. Alcuni esegeti parlando di “memoria orale” antecedente alla scrittura dei vangeli, ma per me, se è esistita una memoria orale che è poi rifluita nei vangeli (per dare maggiore attendibilità a quelli scritti nel I sec.), allora bisogna dire che la trasformazione del Cristo politico in Cristo teologico è avvenuta subito, forse addirittura dentro il sepolcro stesso, quando Pietro ha interpretato la tomba vuota come resurrezione.

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Si calcola che le parole cambiate dai copisti cristiani relativamente all’intero NT siano state tra le 200.000 e le 300.000 o forse più. Ci sono più differenze tra i manoscritti giunti a noi che parole nel NT. Nessuna copia coincide perfettamente con un’altra. E ce ne sono arrivate 5.400, totali o parziali, in greco (da minuscoli frammenti di una riga a tomi che contengono tutti i 27 libri).

Ogni scriba riproduce gli errori degli scribi precedenti e ne aggiunge di propri. Non possediamo alcun originale dei libri del NT, ma neppure copie eseguite direttamente sugli originali. I manoscritti più antichi delle lettere di Paolo risalgono all’incirca al 200, cioè quasi 150 anni dopo che lui le scrisse. Manoscritti completi di tutto il NT ne abbiamo solo dal IV sec., alla fine del quale si decise il canone.

Non fa un po’ ridere quando qualcuno, vedendo interpretazioni esegetiche difformi da quelle ufficiali, si mette a chiedere “dove sono le fonti”? Non ha senso dividere le interpretazioni in ortodosse ed eretiche, come non ne aveva all’inizio della formulazione della teologia petropaolina, che portò alla nascita del cristianesimo.

Obiezione: I dati che considerano una forbice tra 200.000 e 300.000 sono solo ridicoli. Non esiste nessuna evidenza che i manoscritti risalgano al 200 e.v., mentre la datazione degli originali all’anno 50 è pura fantasia. Le 7 lettere paoline cosiddette autentiche saranno anche state scritte nel I secolo, ma non hanno niente che possa riferirsi alla religione del figlio di Dio. Neanche lì dove si legge il nome “Gesù”, che in maniera fin troppo evidente risulta essere stato aggiunto dopo (provate a sopprimere l’inciso dove c’è il nome Gesù: il periodo scorre sempre fluido).

Risposta: Anzitutto le affermazioni che riporto provengono da un libro di Bart Ehrman (Gesù non l’ha mai detto), non è farina del mio sacco, e sono certamente provocatorie, come spesso fanno gli esegeti americani. In secondo luogo per me è sufficientemente chiaro che il cristianesimo originario, quello più primitivo, può essere definito come “teologia petropaolina”, nel senso che Paolo non ha inventato tutto da solo, ma si è innestato sulle tesi petrine relative alla morte necessaria del Cristo, voluta dalla prescienza divina; poi il Cristo risorto sarebbe dovuto riapparire in pompa magna in tempi brevi, dando alle autorità giudaiche il tempo per pentirsi di ciò che avevano fatto e di riconoscere che Gesù era il vero messia da attendere.

Obiezione: Sulla parusia lo stesso “Paolo” si contraddice, a dimostrazione che la persona/autore non è mai esistita (come non è esistito nessun Pietro), ma è esistita una teologia di coinvolgimento universalistico fortemente contrapposta a quella giudaica. Il materiale redazionale originale non sapremo mai a quando risale, di sicuro non al I secolo.

Risposta: Paolo ha svolto le tesi mistiche petrine in una maniera che lo stesso Pietro fece molta fatica ad accettare, in quanto Paolo rinunciò a qualunque politica rivoluzionaria di liberazione della Palestina, e per fare ciò fu costretto a spiritualizzare al massimo la figura di Gesù. Quando Paolo, riguardo alla parusia del Cristo, inizia a posticiparla sine die, rispetto alla previsione immediata di Pietro, rompe inevitabilmente anche con Pietro (sarà poi Pietro a riconciliarsi con lui). Spostando la parusia alla fine dei tempi, Paolo è costretto a porre gli ebrei sullo stesso piano etico dei pagani (cosa che per un ebreo sarebbe stato come bestemmiare). Con lui la politica del cristianesimo si riduce unicamente a non riconoscere all’imperatore alcun carattere di sacralità, alcuna funzione liturgica ed ecclesiastica (pontifex maximus) vincolante anche per i cristiani. Il che per i Romani era sufficiente per procedere con le persecuzioni.

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Vuoi che la proto-ortodossia del cristianesimo primitivo, confluita poi nel canone del NT, non avesse ragione a eliminare tutta quella letteratura bislacca su Gesù Cristo, oggi denominata come gnosticismo, docetismo, ebionismo ecc.?

Oggi l’esegesi laica denuncia la trasformazione del Cristo politico in Cristo teologico, ma se si esamina ciò che è rimasto di quella letteratura apocrifa si resta abbastanza sconcertati di quante assurdità sia capace la fantasia umana.

E tuttavia bisogna ammettere una cosa: è stato un errore aver eliminato quella letteratura, poiché uno deve esercitarsi da solo a discernere il grano dal loglio. Solo che questa consapevolezza è maturata tardi, e non grazie al cristianesimo, ma con lo sviluppo della secolarizzazione, che non soltanto ha laicizzato i contenuti della religione cristiana (come ha fatto gran parte della filosofia occidentale), ma è anche arrivata a dire che, a fronte della liberazione sociale e politica, una religione vale l’altra, in quanto tutte profondamente limitate.

In ogni caso se non s’interpretano i vangeli in maniera politica, restano solo due strade: quella confessionale piena di assurdo misticismo e quella negazionista, che ritiene Gesù un mito. Due facce della stessa medaglia, poiché con entrambe è impossibile discutere. I mitologisti, quando vogliono negare un’esistenza storica al Cristo, non si rendono conto che i primi a farlo sono stati gli stessi cristiani. Capisco che bisogna combattere l’idea che il Cristo teologico abbia una pretesa di storicità, ma non possiamo buttar via l’acqua sporca col bambino dentro.

Chi pensa che “interpretare” voglia dire “inventarsi le cose”, è solo uno sciocco. Anche i vangeli sono un’interpretazione di ciò che fece e disse Gesù. Tutto è un’interpretazione. Anche Pietro, pur non avendo mai più rivisto vivo Gesù, interpretò la tomba vuota come resurrezione. Una parola con cui sostituì un’altra ben più impegnativa: insurrezione. Per trovare qualcosa di autentico nei vangeli bisogna anzitutto eliminare tutto il loro misticismo, cioè considerare la teologia una sovrapposizione mistificante della politica. E che questa teologia sia ecclesiastica, gnostica, apocalittica ecc., non fa alcuna differenza.

Ritenere che nei vangeli sia tutto inventato è assurdo, è qualunquistico, è anarcoide. Anche perché quello che conta non sono le persone ma le interpretazioni che si danno agli eventi. Non ha nessuna importanza che i personaggi siano reali o fantastici. Polifemo è esistito? No, però esprime un passato preschiavistico, che Omero ha voluto rendere mostruoso per far vedere che la civiltà schiavistica rappresentata da Ulisse era migliore. Quindi ciò che Polifemo rappresentava era reale? Sì.

L’esegesi è da sempre uno scontro di interpretazioni. Ci sono già stati, negli ultimi secoli, tre filoni storici di ricerca sulla vera identità del Cristo. Se gli esegeti avessero potuto lavorare su testi scritti da Gesù, a quest’ora avrebbero capito come stanno le cose, ma lui, di suo, non ha lasciato che la Sindone, che gli esegeti però, invece di vederla come una smentita dell’immagine stereotipata del Cristo pacifista ad oltranza, vanno a cercare in essa delle conferme evangeliche. Ma se la Sindone è vera, i vangeli mentono spudoratamente.

E poi ho i miei dubbi che se Gesù avesse scritto qualcosa, le interpretazioni al suo testo sarebbero state univoche.

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Chi ha scritto l’ultimo cap. del IV vangelo, almeno nella forma originaria, è stato Giovanni. Poi il testo è stato manipolato misticamente da qualcuno, per non contraddire la teologia paolina.

Ma perché sono sicuro che sia stato Giovanni?

1- Perché qui Giovanni si contrappone nettamente a Pietro. Gesù deve chiedere a Pietro per ben tre volte se si pente d’averlo tradito!

2- Giovanni critica Pietro d’aver avuto la pretesa, quand’era giovane, d’imporre la sua interpretazione della tomba vuota come morte necessaria voluta dalla prescienza divina, come resurrezione (pur senza mai averlo rivisto vivo), come parusia trionfale e imminente. Ciò facendo, aveva distolto il movimento nazareno dal compiere autonomamente l’insurrezione antiromana. Poi, divenuto più anziano, si era dovuto piegare alla volontà di Paolo, che, non vedendo alcuna parusia imminente, aveva definitivamente rinunciato a liberare la Palestina, poi si era inventato l’esclusiva figliolanza divina del Cristo, e infine aveva spostato la parusia alla fine dei tempi.

Giovanni era consapevole d’essere stato la più importante opposizione alla teologia petropaolina. Ecco perché non morirà mai.

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Ecco un esempio di redazione tendenziosa.

Muore Lazzaro, probabilmente in uno scontro armato coi Romani, che il IV vangelo manipolato non può dire. Lo stesso nome è inventato. Gesù lo stimava moltissimo, ma non aveva potuto aiutarlo perché nascosto in un luogo isolato, fuori della Giudea, essendo ricercato dalla polizia giudaica.

Rischiando, Gesù lascia il rifugio e giunge a Betania. Vede molti farisei progressisti che piangono il loro capo politico. Pensa che quello potrebbe essere il momento buono per unire le forze giudaiche con quelle galilaiche.

Si lascia convincere anche da Marta e Maria a proseguire gli ideali di liberazione nazionale di Lazzaro. Avrà naturalmente bisogno dell’appoggio farisaico una volta entrato nella capitale. Dà l’ordine di vendere i mantelli e acquistare una spada.

Per ringraziarlo di questa decisione, Maria lo riempie di un profumo costosissimo, convinta che, entrando a Gerusalemme, lui vincerà, perché sostenuto da migliaia di persone. Giuda invece storce il naso perché teme che senza l’appoggio dei farisei, non ce la faranno.

Il testo del IV vangelo è in opposizione alla versione mistica riportata in Mc 14,1ss. Vediamone i motivi.

Primo indizio. Pur di non parlare di Lazzaro, Marco parla di un lebbroso, collocato assurdamente in una casa privata frequentata da molte persone. Quindi la donna non è imparentata con Lazzaro. Non viene citata per nome, per cui non appare neppure come sorella di Marta. Per Luca (7,36 ss), che è medico, non c’era ovviamente un lebbroso in casa, ma al massimo un fariseo. E per far vedere che il fariseo era un ipocrita, dice che la donna, pur essendo una prostituta, aveva fatto una cosa molto apprezzata da Gesù, mentre il fariseo si era limitato a guardarla in modo sprezzante, mettendo persino in discussione che Gesù avesse una natura divina, altrimenti questi si sarebbe dovuto accorgere subito che lei faceva un mestiere vergognoso. Luca cita Marta e Maria in altro contesto, in maniera catechetica.

Secondo indizio. Marco fa vedere che Giuda tradisce per motivi economici: infatti l’apostolo decide di tradirlo subito dopo aver criticato la donna per il suo spreco e subito dopo che lei era stata giustificata da Gesù. Nel IV vangelo un manipolatore, sulla base del protovangelo, ha voluto aggiungere che Giuda era un ladro, anche perché nei Sinottici aveva chiesto 30 denari ai sacerdoti, cifra già esistente nell’AT1 e qui del tutto inventata. Un ladro gestiva la cassa comune?

Terzo indizio. Marco dice che la donna, profumando Gesù, aveva intuito che sarebbe morto di lì a poco, per cui va ricordata come una profetessa. Gesù invece nel IV vangelo dice chiaramente che il profumo era già suo, in quanto Maria l’aveva acquistato per quando sarebbe morto. Ma non viene detto che Maria l’aveva usato in quanto aveva profetizzato che lui sarebbe morto di lì a pochi giorni. Al contrario: lei voleva anticipare il suo successo come leader politico.

Quarto indizio. In tutti i vangeli Gesù afferma che la donna non meritava d’essere criticata, perché i poveri li avrebbero sempre avuti con loro. Pertanto il gesto andava interpretato come un’eccezione fatta a una persona straordinaria, in procinto di morire dopo qualche giorno per il bene dell’umanità. Nel IV vangelo la frase sui poveri è stata ripresa identica dal protovangelo, ma è falsa, perché sarebbe stato assurdo che Gesù non volesse risolvere, con l’insurrezione antiromana, anche il problema della povertà. Qui si vede bene come i manipolatori del IV vangelo fossero strettamente legati alla teologia petropaolina.

Quinto e ultimo indizio. Se Maria aveva acquistato un profumo molto costoso per il giorno della sepoltura di Gesù, era innamorata di lui? Non è forse lei l’unica persona che riesce a commuoverlo? Non si erano sposati solo perché lui aveva fatto voto di nazireato? Questa donna coincide con Maria Maddalena? Quindi la Maddalena non viene citata in Marco perché era un’avversaria della teologia petrina? E Luca rincara la dose dicendo ch’era anche una ex prostituta o indemoniata? Quindi Maria sorella di Lazzaro coincide con la Maddalena e non era una ex prostituta né un simbolo del pentimento, bensì una persona eversiva, di origine giudaica, detestata dalla Chiesa primitiva capeggiata da Pietro?

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Spesso, quando in Facebook si parla in maniera politicamente eversiva di Gesù Cristo, s’incontrano utenti che chiedono quali siano le fonti che permettono di sostenere determinate tesi. Fanno questo senza rendersi conto che non esistono fonti oggettive o incontrovertibili da nessuna parte. Tutto è soggetto a interpretazioni. Gli stessi vangeli vanno considerati delle interpretazioni su ciò che Gesù ha veramente detto e fatto. Non si può avere un atteggiamento magico nei confronti delle fonti, ritenendo che alcune siano assolutamente false e altre assolutamente vere. Lo stesso Pietro, quando vide la tomba vuota, non si limitò a dire ch’era accaduta una strana scomparsa del cadavere, ma parlò proprio di “resurrezione”, pur non avendo mai rivisto Gesù redivivo, come documenta peraltro lo stesso vangelo marciano, preliminarmente privato della chiusa posticcia.

Certo, la Donazione di Costantino è un falso patentato, eppure proprio quel falso ci ha fatto capire come sia nata nell’ambito della Chiesa romana l’ambizione a trasformarsi da Chiesa di stato a Stato della chiesa, contrapponendosi al basileus bizantino e alla Chiesa ortodossa.

Obiezione: Non esistono fonti per sostenere le tue tesi sul ribellismo del Cristo. Qualsiasi ricostruzione fantasiosa è ipotizzabile, ma senza basi concrete non è degna d’essere presa sul serio.

Risposta: Sai bene che non esistono fonti oggettive sul cristianesimo e le chiedi a me? Nessuna fonte può mai essere considerata oggettiva, di nessun evento storico. È puerile pensarlo. Gli intellettuali in genere sono al servizio del potere politico o economico. Lo stesso strumento della scrittura è oggettivamente molto limitato, passibile di mille interpretazioni. Lo scontro è sulla attendibilità delle interpretazioni non sulla veridicità delle fonti, proprio perché, anche se tu le trovassi, troveresti sempre qualcuno che avrebbe qualcosa da ridire.

In ogni caso non parlo di ribellioni realizzate. Gesù Cristo fece due “tentativi” insurrezionali (il primo contro il Tempio, il secondo contro la Fortezza Antonia) che andarono falliti per colpa di vari tradimenti (Giuda e i farisei). Era un democratico, non voleva imporsi con la forza (entrò in groppa a un asino non a un cavallo), benché un’insurrezione popolare avrebbe richiesto l’uso della forza contro gli occupanti romani (che spontaneamente non sarebbero mai andati via) e i collaborazionisti interni, legati ai loro privilegi di casta. Pilato e Caifa andarono d’amore e d’accorto per un decennio (26-36). Di qui la necessità di vendere il mantello e di comprarsi una spada: cosa che fece Pietro e sicuramente tutti gli altri, tant’è che i fratelli Zebedeo volevano essere i luogotenenti di Gesù dopo essere entrati e aver vinto a Gerusalemme.

Obiezione: Non è una contraddizione dire che Gesù era un democratico, cioè non voleva imporsi con la forza, e parlare di necessità di vendere il mantello e di comprarsi una spada?

Risposta: Essere democratico non vuol dire non usare la forza come legittima difesa. Quest’ultima è sempre stata permessa. La forza va vietata quando è gratuita, quando serve per sfruttare, opprimere, discriminare… Questo è l’abc della democrazia.

Obiezione: Quindi la storia del porgere l’altra guancia e il divieto di uccidere son balle?

Risposta: Se non parti dal presupposto che i vangeli han trasformato un Cristo politico in un Cristo teologico, qualsiasi versetto o pericope ti citassi non saresti in grado di interpretarli. Useresti un criterio letterale quando invece i testi bisogna decostruirli. Queste cose per chi fa esegesi sono il pane quotidiano. Mai letto Bultmann? Lui non avrebbe messo la mano sul fuoco neppure su un versetto. Porgere l’altra guancia vuol dire resistere al nemico fino alla morte. Negare la legittima difesa nei confronti di un occupante straniero del proprio Paese è solo da sciocchi.

Obiezione: Il vangelo dice con chiarezza che un terribile terremoto ha squassato Gerusalemme quando Gesù morì, le cui vie si erano riempite di santi morti e risorti. Quindi perché prender per buona la cifra di 600 uomini che catturarono Gesù nel Getsemani e non gli zombi che invasero Gerusalemme?

Risposta: Confondi degli eventi umanamente accettabili, realisticamente possibili, con le ricostruzioni fantastiche di tipo redazionale. Gli evangelisti hanno trasformato il Cristo storico in un Cristo metafisico. Devi saper discernere le due cose. Devi saper cercare ciò che è plausibile da ciò che non lo è perché tendenzioso, favorevole alla teologia petropaolina. Invece tu sfrutti il misticismo e le mistificazioni per dire che è tutto falso. Questo in psicologia si chiama “effetto alone”.

Obiezione: Tu parti dal presupposto che Gesù fosse un ribelle e interpreti il resto in modo che sia allineato e conforme a quello da cui sei partito.

Risposta: Mi sembri come quegli avversari di Gesù che gli chiedevano di mostrare un segno per potergli credere. È con la tua testa che devi ragionare, non con le fonti degli altri… Tutti partono da propri presupposti o precomprensioni. Non hai letto Gadamer? Uno se ne può liberare non se incontra fonti scritte più “obiettive” (che il più delle volte non esistono), ma se si confronta con ipotesi più convincenti. Anche nel caso in cui Gesù ci avesse lasciato un proprio “vangelo”, l’avremmo travisato lo stesso. Lo facciamo con la Sindone, che è un reperto unico al mondo: figurati con un testo scritto.

Obiezione: Invece se Gesù avesse scritto un proprio vangelo sarebbe stato molto meglio. Io non credo a una Bibbia ispirata da Dio. Il Nuovo Testamento è stato scritto da uomini con la mentalità e l’attendibilità che potevano avere più di 2000 anni fa. È tutta opera umana, o meglio di una classe clericale autoreferenziale.

Risposta: Non esistono fonti che parlino da sole. Dipende sempre dall’interpretazione che se ne dà. La scrittura non rende più vera la vita. Anzi la fossilizza, mentre la vita è determinata dalla dialettica, è sempre mutevole. Non a caso la scrittura è uno strumento nato con le società schiavistiche. Per milioni di anni nessuna popolazione l’ha mai ritenuta indispensabile. Al massimo si facevano dei graffiti sulle pareti delle caverne.

Obiezione: Il cristianesimo in sé per sé è una buona dottrina. Anche il comunismo di Marx non è una cattiva dottrina. Il problema sta in chi interpreta e si fa portavoce di queste dottrine. Sono dottrine che espongono idee e non atti notarili d’investitura. Chi comanda e ha la forza, ha sempre avuto bisogno di un’investitura divina che rafforzi il suo potere presso il popolo ignorante.

Risposta: Il cristianesimo è una dottrina della distribuzione egualitaria dei beni comuni, ma non è una dottrina della produzione di beni comuni sulla base della proprietà condivisa dei principali mezzi produttivi. Non essendo anche questo, la distribuzione dei beni diventa inevitabilmente la distribuzione del superfluo. Solo nelle realtà monastiche il cristianesimo prevede la proprietà comune dei mezzi produttivi. Spesso però queste realtà monastiche diventavano nel Medioevo dei grandi proprietari terrieri e sfruttavano i contadini come servi della gleba. Il comunismo della proprietà puoi vederlo a Qumran, al tempo degli esseni.

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Quando nel Prologo di Giovanni si dice che in principio è il Logos, dov’è Dio? Se ogni cosa è stata fatta dal Logos o per suo mezzo, quando nel Genesi si dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine”, l’autore era lo stesso Logos? Ma allora dov’è Dio? Gesù era ateo?

Obiezione: Lo dice lo stesso Prologo di Giovanni: il Lògos era con Dio ed era lui stesso Dio. Il Lògos, ossia la sua Parola, è lo strumento mediante cui Dio crea e si relaziona con le sue creature. Il Lògos è di fatto una “emanazione” di Dio stesso, una sua ipostasi. Quindi Dio è nel Lògos, nel suo agire. La tua domanda mi sembra capziosa.

Risposta: Bella risposta catechistica, che conosciamo da quando siamo nati. Adesso prova a togliere Dio, prova a considerare l’avverbio “presso” non riferito a una vicinanza fisica ma a una caratteristica naturale. Gesù è dio e uomo nello stesso tempo, il lato maschile di un’entità divisa per genere, poiché in principio non può esserci l’uno bensì il due. Che ti cambia se hai la possibilità di sentirti divino-umano come lui? Lui è di natura, noi per partecipazione (direbbero i tomisti), ma come essenza umana universale siamo entrambi eterni e nessuno può violare la nostra libertà di coscienza o indurci a fare cose che non vorremmo. “Perché mi lapidate quando vi dico che siete tutti dèi”? dice ai Giudei in Gv 10,35.

Obiezione: Noi siamo nati al momento del nostro concepimento, Lui è “generato non creato della stessa sostanza del Padre”. È un mistero. Perché continuare a scervellarsi ancora oggi dopo 1700 anni da Nicea?

Risposta: Lui era la Parola, la Vita, la Luce, la Verità, la Grazia? Lo siamo anche noi! Altrimenti se solo lui è tutto questo, noi chi siamo? Poveri peccatori incapaci di fare alcunché? È questa la dignità dell’essere umano che voleva insegnarci? Dobbiamo stare sottomessi perché il peccato originale si è trasmesso per via ereditaria, genetica, e ci impedisce di compiere qualunque vero bene? Ricordi quando nel IV vangelo Filippo gli chiede: “Mostraci il Padre e ci basta”. E lui gli risponde: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Ti rendi conto che se tutti noi non avessimo la possibilità di sentirci delle divinità, potremmo anche pensare che Cristo era una specie di mitomane? Anche David Koresh, con la sua setta di fanatici, si riteneva “inviato da Dio”.

Obiezione: “Il Verbo era Dio”, così dice Giovanni nel Prologo. Bisognerebbe leggere più attentamente e senza pregiudizi il vangelo, evitando per onestà intellettuale d’insinuare dubbi fuori luogo.

Risposta: Gli autori del Prologo (è accertato che sono più di uno) non si rendono conto che se le loro parole vengono portate alle conseguenze più logiche, si arriva a pensare che tra Dio e Gesù non vi sia alcuna differenza, nel senso che potrebbe anche non esistere alcun Dio diverso da Gesù, che però era un uomo. Infatti se tutto è stato fatto da lui o per mezzo di lui, al genere umano dovrebbe interessare poco sapere se esiste o no un’altra divinità ancora.

Il Prologo, in fondo, potrebbe essere considerato un inno a Cristo, non a Dio. Non esordisce dicendo: “In principio era Dio, e presso Dio era il Logos, e il Logos era Dio”. Partendo direttamente dal Logos, pone Dio in subordine o addirittura lo nega. Il fatto che nessuna cosa sia stata fatta senza la volontà del Logos, indica che la presenza di un’entità diversa dal Logos, il cosiddetto “Dio-padre”, è del tutto irrilevante, o comunque lo è la credenza nella sua esistenza.

Obiezione: Questa è la risposta alla tua domanda da parte di uno dei più grandi geni e studiosi della Bibbia, forse di tutti i tempi: Isaac Newton. “Cristo è anche chiamato il Dio che in principio era con Dio” (Gv 1,1), a significare ch’egli era quel Dio che camminò nel Paradiso durante la brezza del giorno e giudicò Adamo, Eva e il Serpente e per mezzo del quale Dio Padre fece tutte le cose in principio e diede le promesse ai Patriarchi…2

Risposta: Mi sembra che il tuo commento, rispetto a tutti gli altri di tipo catechistico, sia il migliore. Si potrebbe cioè pensare che quanto gli ebrei ritenevano Dio onnipotente e onnisciente, in realtà non sia che un uomo-dio, che ha partorito, insieme a un’entità femminile, l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza. Quindi non esiste alcun Dio diverso da Gesù Cristo, e le sue creature sono divine come lui. “Presso Dio” non vuol dire “vicino a un’entità diversa da sé” (come il catechismo insegna), ma vuol dire che la propria natura è “divina”, è prossima alla divinità, quindi eterna, infinita, esattamente come la materia, esattamente come noi. Ecco spiegato il senso del dialogo nel IV vangelo, quando i Giudei dicono a Gesù: “Non ti lapidiamo per le tue opere buone ma perché ti fai come Dio”. E lui risponde: “Tutti gli uomini sono dèi”. Stava facendo professione di ateismo!

Obiezione: Per comprendere meglio il concetto, bisogna partire da un solido presupposto biblico, che è questo: nessun uomo può vedere il Creatore e vivere. Infatti la Bibbia ci dice che nessuno ha mai visto Dio (Gv 1,18), tranne il Signore Gesù Cristo. In Esodo 33,20 Dio dice: “Tu non puoi vedere il mio volto, perché l’uomo non può vedermi e vivere”. Quindi è probabile che in Eden ci fosse anche Gesù Cristo a interfacciarsi con Adamo ed Eva. Secondo Newton Cristo è l’artefice della creazione di Dio, poi chiamato anche Michele nell’Apocalisse. Anche i primi patriarchi dell’Antico Testamento non videro mai Dio, ma videro i suoi rappresentanti terreni, angeli o messaggeri celesti, che parlavano in nome Suo.

Risposta: Ma se nessuno può vedere Dio e vivere, allora che esista o no, non fa molta differenza. Nel racconto del Genesi viene però detto che Dio passeggiava nell’Eden insieme ad Adamo ed Eva, quindi potevano vederlo. Quindi era umano. Niente di speciale.

Quando il Prologo dice che nessuno ha mai visto Dio è come se dicesse che tutto quello che è stato detto di Dio è falso. Ossia di ciò di cui non si può parlare, sarebbe meglio tacere – parafrasando Wittgenstein. Se a interfacciarsi coi progenitori c’era solo Gesù Cristo (ma doveva esserci anche un’entità femminile, se no saremmo misogini), allora si potrebbe dire che il cristianesimo, seppur nell’ambito limitato del proprio misticismo, ha capito che Dio in realtà è irrilevante per l’uomo, essendo Gesù l’unico cui ha senso rivolgersi, anche perché tutto il creato è opera sua, e se esiste un Dio onnipotente e onnisciente è affar suo non nostro.

Che i patriarchi vedessero angeli e messaggeri celesti è cosa che ti saresti dovuto risparmiare, perché qui siamo nel fantasy allo stato puro. Il concetto di Dio va esaminato in maniera puramente astratta. E quando Gesù dice ai Giudei che tutti gli uomini sono dèi, intende proprio dire che lui non si sentiva una divinità in senso esclusivo. Tutti gli uomini hanno una natura divina. La differenza può stare nel fatto che lui per noi è un archè, mentre noi siamo un prodotto derivato. Ma resta il fatto che abbiamo una coscienza inviolabile e che nessuno può leggerci i pensieri o condizionare la nostra volontà. Altrimenti saremmo solo dei burattini.

Obiezione: Adamo ed Eva nell’Eden non hanno visto nessun umano: erano loro i primi esseri umani creati a “immagine di Dio”. Quel qualcuno che probabilmente hanno visto, era in forma visibile Gesù Cristo nella sua forma pre-umana. Se nessuno ha mai visto Dio, non è assolutamente vero che “tutto quello che ha detto è falso”. Come ti dicevo, Dio non è da solo, ma ha anche una corte angelica, miriadi di angeli o messaggeri, esseri spirituali, non terrestri, dai poteri molto superiori agli uomini, che a volte si sono anche materializzati e hanno parlato a diversi esseri umani, in Suo nome, rappresentandolo e comunicando i propri voleri e disposizioni, anche tramite leggi (che sono state scritte nella Bibbia) in modo semplice e comprensibile affinché capissero anche persone di 3000 anni fa. Non siamo nel fantasy. Non conosci le Scritture. Io non invento niente. Posso citarti tutti gli incontri di patriarchi e profeti con angeli citati nei libri dell’Antico Testamento.

Risposta: Non ho capito, stai prendendo la Bibbia alla lettera? Quale esegeta oggi lo fa? Hai mai letto Liverani sull’A.T.? Oppure Le tracce di Mosè di Finkelstein? Non c’è neanche un evento che nella Bibbia possa essere preso così com’è.

Obiezione: Il Vangelo di Giovanni non credo avesse interesse a mostrare Gesù in odore di ateismo. Rispondendo ai Giudei, Gesù, proprio allo scopo di non essere frainteso e considerato blasfemo, disse la famosa frase “voi siete dèi”, citando il Salmo 82,6 con l’intento di riferirsi all’essenza divina presente nell’essere umano. Il vangelo in questione è una composizione gnosticheggiante, che alcuni addirittura attribuiscono a Cerinto (maestro gnostico del II secolo), ma tale vangelo riuscì a entrare nel canone due secoli dopo, grazie al suo orientamento politico-teologico in senso prettamente ortodosso, com’era inteso dai cristiani della scuola di pensiero di Paolo.

Risposta: Quale vangelo di Giovanni? Secondo te perché è stato così pesantemente manipolato? Secondo me perché era nettamente contro Marco, cioè contro la teologia petropaolina. Solo che poter sopravvivere ha dovuto sottostare alla censura sul nome dell’autore e alla trasformazione in senso mistico-gnostico del suo contenuto. Per me chi riesce a capire il IV vangelo non ha bisogno di leggere altro, poiché lì, nella versione originaria, c’era la rappresentazione di un Cristo ateo e politicamente sovversivo.

Il vangelo attuale indubbiamente dovette passare al vaglio della teologia paolina, ma siccome fu elaborato in ambienti monastici, esprimeva comunque una teologia diversa (pensa solo che non prevede l’eucaristia nell’ultima cena ma solo la lavanda dei piedi).

La famosa frase di Gesù (“Voi siete dèi”) voleva appunto dire che quando lui si paragonava a Dio, non voleva farlo in via esclusiva, proprio perché ognuno avrebbe potuto farlo. Questo ateismo però per gli ebrei ortodossi era insopportabile.

Obiezione: Tutte le tue argomentazioni, in questa come in altre verità di fede, tendono a sviare da quanto universalmente accettato e creduto nel cattolicesimo.

Risposta: Se uno scrive: “Dio nessuno l’ha mai visto. Solo Gesù l’ha rivelato”, tu cosa pensi? Con una semplice affermazione del genere ha mandato a rotoli tutte le epifanie e teofanie di Jahvè nell’A.T. Mosè che si copre il volto perché ha visto Dio diventa ridicolo. Può essere giusto accettato in forma allegorica.

Praticamente uno solo diventa titolato a parlare di Dio, uno che però ha creato il genere umano, quindi siamo tutti delle divinità. Vogliamo considerare Gesù l’unico vero Dio presente nell’universo? Egli però aveva tutte le caratteristiche dell’essere umano: dunque anche noi siamo dèi. C’è differenza tra la sua divinità e la nostra? Se c’è non c’interessa, poiché se siamo divini siamo eterni, e se siamo eterni non siamo mai nati. Noi, come essenza umana universale, esistiamo da sempre.

Le tenebre non l’hanno accolto? Siamo liberi di scegliere, proprio perché umani. Gli animali non scelgono. Abbiamo fatto una scelta sbagliata? Ne abbiamo pagato le conseguenze, e continueremo a pagarle se non faremo la scelta giusta. Ma la scelta giusta non sarà quella di credere in lui come “Figlio di Dio”; sarà piuttosto quella di credere in lui come “figlio dell’uomo” (il titolo che lui si è scelto), che sarà come credere in noi stessi, in quello che dovremmo essere. Quindi lui in realtà ci ha fatto soltanto conoscere come l’uomo dovrebbe essere.

Obiezione: Teofanie ed epifanie non hanno mai mostrato il volto di Dio. Mosè fu nascosto in una roccia mentre passava la gloria di Dio.

Risposta: Se nessuno l’ha mai visto, come mai l’autore del Prologo ha avuto il bisogno di precisarlo? La frase è evidentemente antigiudaica (oltre che antipagana), benché il giudaismo, agli occhi dei pagani, fosse già una forma di ateismo, dovuto alla irrappresentabilità di Dio.

Per me l’ha fatto perché nell’A.T. sono tanti i racconti in cui Dio sembra essere un’entità che parla a tu per tu coi vari protagonisti: Abramo, Sara, Mosè, Giobbe, Giona… Quel versetto fa capire che tutto quanto è stato detto di Dio va rivisto, poiché l’unico che poteva parlarne è Gesù Cristo.

Ora però dovremmo fare un passo avanti e dire che tutto quanto ha detto il cristianesimo va rivisto, poiché qualunque essere umano è una divinità.

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I vangeli non raccontano la verità dei fatti ma fanno sognare a occhi aperti. Si rivolgono a lettori che hanno già la fede e che sono disposti ad accettare qualunque prodigio, qualunque scelta di vita da parte di una persona che ritengono di origine divina, quindi necessariamente buona. Sono stati scritti per un pubblico che non viveva più nella Palestina e che quindi era a contatto con ambienti pagani o che addirittura proveniva da questi stessi ambienti, dove i miti e le leggende facevano parte delle tradizioni popolari. Il che però non vuole affatto dire che non vi sia un sostrato di verità storica, artificialmente manipolato da redattori preoccupati di trasformare il Cristo politico in un Cristo teologico. Se si sostiene che nei vangeli è tutto inventato, non se ne capisce per niente il lato mistificatorio.

Obiezione: Mi pare un po’ congetturale come ricostruzione, considerando che non sappiamo nulla riguardo agli autori dei vangeli, quando sono stati scritti, dove, etc. La datazione va dal 30-40 d.C. al 120 d.C. Convenzionalmente si ritiene che siano stati scritti tra il 70 e il 90 d.C. anche se prove non ne abbiamo. Le fonti antiche ad es. sembrano datare i vangeli prima del 70 d.C., il che non si può del tutto escludere. Per cui senza una “Qumran cristiana” continueremo a elaborare teorie fantasiose. Per il momento, a mio avviso, ha più senso fidarsi entro certi limiti del testo dei vangeli e delle poche fonti extrabibliche a disposizione, che complessivamente sono concordi. Diversamente dobbiamo immaginarci manipolazioni dei testi che sono tutte da dimostrare.

Risposta: Sulle dimostrazioni delle manipolazioni l’esegesi va avanti dai tempi di Reimarus e chissà per quanto altro tempo lo farà.

Certamente la prima bozza dei vangeli è anteriore al 70 ma quella definitiva del protovangelo è successiva, poiché parla della distruzione del Tempio. Anche la versione definitiva del IV vangelo è posteriore al I sec. Ma la sua versione originaria doveva essere di almeno 30-40 anni prima, poiché si opponeva nettamente al protovangelo.

Obiezione: Manipolazioni ce ne sono state, ma non come hai scritto. Neanche Ehrman arriva a tanto. È predominante ormai l’idea che Gesù fosse un profeta apocalittico, forse influenzato dalla tradizione enochica. Certamente gli autori dei vangeli si rifacevano alla tradizione enochica, che non a caso fu conservata dagli autori cristiani (e rigettata dai farisei).

Risposta: Se Gesù fosse stato solo un profeta apocalittico, sarebbe impossibile distinguerlo dal Battista. Quest’ultimo invece rifiuta l’epurazione del Tempio, per cui Gesù è costretto a rompere i rapporti con lui e a proseguire per la sua strada.

Obiezione: Veramente è ciò che pensa gran parte del mondo accademico. Il Battista era già morto quando avviene l’epurazione del Tempio di Gesù.

Risposta: Io mi baso sulla cronologia giovannea, molto più attendibile di quella marciana, che pone l’epurazione nell’ultima pasqua.

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I vangeli sono stati scritti quando era venuta meno la speranza di liberare la Palestina dai Romani. Quindi sono testi politicamente revisionisti, finalizzati a un compromesso con la potenza romana, anche se appaiono eversivi, in quanto rifiutano qualunque culto pagano e soprattutto il riconoscimento del carattere divino agli imperatori (il che non vuol dire che il cristianesimo primitivo non sia infarcito di paganesimo). I vangeli predicano la separazione di Chiesa e Stato, cosa inconcepibile per i Romani, che consideravano la religione uno strumento del potere politico. La rinuncia a tale separazione, da parte della Chiesa, avverrà soltanto quando il cristianesimo diverrà religione di stato.

Qualunque discorso storicistico sull’esistenza o inesistenza di Cristo è stucchevole, in quanto il NT va interpretato in chiave esclusivamente etico-politica. Ed è in questa chiave che il cristianesimo va superato.

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Se sulla morte del Cristo diamo la colpa ai soli Giudei, come fanno i vangeli, che in questo sono nettamente antisemitici, non riusciremo a comprenderne la causa. Né si può pensare ch’era destinato a morire perché i Romani erano troppo forti. Nella foresta di Teutoburgo, qualche anno prima, alcune legioni romane erano state completamente distrutte dai Germani e da allora gli imperatori posero il Reno a confine dell’impero. Perché mai la stessa cosa non sarebbe potuta avvenire in Palestina? I Romani non riuscirono mai a sottomettere i Parti. Per me quella morte va spiegata anche con una motivazione che i seguaci di Gesù, ben presenti durante il processo orchestrato da Pilato, non ebbero mai il coraggio di ammettere e di cui non fecero mai autocritica, se non, con la teologia paolina, rifacendosi alle conseguenze del peccato originale, secondo cui l’uomo è incapace di compiere il bene con le proprie forze. Il motivo stava appunto nel fatto che il suo movimento non ebbe il coraggio di assumersi delle responsabilità personali, si fidò troppo della clemenza delle autorità, non accettò l’idea che in certi casi occorre la “spada” per risolvere l’ingiustizia. È vero, dopo la sua morte aumentò il coraggio, fino ad accettare il martirio, ma venne finalizzato a realizzare una teologia-politica che di rivoluzionario non aveva più niente, se non l’idea di separare lo Stato (Cesare) dalla Chiesa (Dio), non riconoscendo agli imperatori e al paganesimo alcun tipo di “culto”.

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Quali sono gli unici due vangeli che contano qualcosa? Marco e Giovanni. La versione originaria del IV vangelo era stata scritta contro il protovangelo. Poi, per inserirla nel canone o nella teologia paolina, han dovuto manometterla profondamente. Tutti gli altri vangeli, canonici e apocrifi, non valgono nulla o quasi.

Ora per parlare del Cristo politico quale vangelo fino ad oggi si è utilizzato? Il primo, perché il IV appariva troppo teologico. Ma dal primo cosa si capisce? Che Gesù era sì un politico, ma solo contro i sadducei, i sommi sacerdoti, il Tempio.

Reinterpretando Marco si è arrivati a dire che in realtà Gesù doveva essere anche contro i Romani, poiché quel vangelo è stato scritto per cercare un compromesso politico tra cristianesimo e politica imperiale.

Qui finisce la migliore esegesi critica del ‘900. Infatti quando si è voluto smontare il valore teologico del IV vangelo cosa si è detto? Ch’era un testo gnostico. Questa la tesi di Bultmann. Invece quello è un testo politico. Lo gnosticismo semmai è stato usato per mistificarlo. Ed è un testo che molto meglio di Marco fa capire che Gesù era anzitutto un antiromano e che, per compiere l’insurrezione nazionale, cercava ampi consensi tra varie popolazioni ebraiche: anzitutto galilaiche, giudaiche e samaritane (ma, stando ai Sinottici, aveva frequentato anche la Decapoli e la Fenicia). Nel IV vangelo si parla anche di persone di origine greca che vogliono parlare con lui dopo l’ingresso messianico.

Perché questo vangelo, almeno nella sua versione originaria, è antiromano, oltre che contrario ai sadducei collaborazionisti? Ingresso armato a Gerusalemme; accoglienza di Gesù come messia liberatore dal nemico invasore della Palestina; presenza della coorte nel Getsemani; trattamento disumano riservato a Gesù dai soldati romani, che avevano temuto l’occupazione della Fortezza Antonia; processo-farsa durato un’intera mattinata in quanto Pilato temeva una sommossa popolare; iscrizione politica del titolo della croce; modalità dell’esecuzione capitale, specifica per i sediziosi; l’immagine della Sindone conferma l’alta pericolosità politica del messia e l’intenzione di Pilato di volerlo morto a tutti i costi.

Obiezione: Un bel ragionamento concluso male: la citazione della Sindone se la poteva risparmiare…

Risposta: È una mia convinzione personale, che non inficia il resto che ho detto. In ogni caso uso la Sindone in chiave politica non religiosa.

Obiezione: Nessun vangelo conta qualcosa, sono tutti del IV secolo, salvo prove contrarie.

Risposta: Quasi nessun esegeta mette in dubbio che i canonici siano stati scritti nel I sec., salvo alcune parti del IV vangelo, che sono del II. Se per te neanche Marco e Giovanni hanno alcuna credibilità, il discorso è già chiuso. Invece bisogna vedere in almeno questi due vangeli degli indizi probatori, che possano essere interpretati in modo da ricavare una ricostruzione dei fatti sufficientemente coerente. Chi sostiene che sono inattendibili, senza dimostrare sulla base di quale logica, semplicemente facendo riferimento a caratteristiche tecniche (copie di copie ecc.), non si rende conto che il discorso è infinitamente più complesso. Un copista può alterare il testo di un altro copista, ma non può reimpostare integralmente il significato del contenuto del testo. La mistificazione dei vangeli non dipese certo dai copisti ma dalla teologia petropaolina.

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La questione del “segno dal cielo” (Mc 8,11-13) richiesto dai farisei a Gesù come condizione per credere nel suo messaggio di liberazione, fa venire in mente quanti, nei forum dedicati al cristianesimo primitivo, chiedono a qualcuno che scrive un post controverso, non in linea con le tesi ufficiali, di esibire le sue credenziali, i titoli di studio, le fonti utilizzate ecc.

L’idea di politica che avevano i farisei, di ieri e di oggi, è sempre la stessa: solo pochi sono veramente in grado di esercitarla, oppure, se preferite, solo pochi sono autorizzati a dire cose sensate sui vangeli.

Anche durante la cacciata dei mercanti dal Tempio avevano chiesto a Gesù a che titolo, con quale permesso facesse quelle cose (Mc 11,27 ss.). E lui aveva risposto che per compierle non c’era bisogno di alcuna particolare autorizzazione: era l’evidenza (della corruzione) che lo esigeva. Ed era una corruzione che riguardava più i sadducei che i mercanti, perché le licenze commerciali le concedevano i gestori del Tempio.

Analoghe domande i farisei ponevano a Gesù quando trasgrediva il sabato in nome di una grave esigenza da soddisfare: assistere i malati. Chiedevano un “segno” proprio mentre negavano l’“evidenza”.

Per tutta risposta Gesù rifiuta sempre di dimostrare con un “segno” straordinario di essere autorizzato ad aspirare alla leadership di Israele contro Roma. Non vuole far valere alcun carisma particolare, non vuol imporsi in modo autoritario, non vuol dimostrare militarmente d’essere più forte di qualsivoglia legione romana. Chi chiede un “segno” di tipo “miracoloso”, eccezionale, inevitabilmente finisce col promuovere il culto della personalità.

Egli si rifiutava di concedere “segni inequivocabili” di alcun genere (che in pratica non possono essere offerti da nessuno), anche perché, in caso contrario, avrebbe immediatamente violato la libertà di scelta dell’uomo.

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Che significa “porgere l’altra guancia”? Lo spiega, con tutti i suoi limiti, Mt 5,38s., che pone l’espressione soltanto in antitesi alla legge veterotestamentaria del “taglione”.

La morale della sua pericope semplicemente afferma che di fronte a un torto non va cercata immediatamente la vendetta personale o la giustizia sommaria, ma va piuttosto cercata la possibilità del perdono, affinché il torto subìto non diventi più grande di quello che in effetti è stato.

Il che non esclude la necessità della giustizia: Paolo non si appellava forse ai tribunali romani per avere giustizia contro gli ebrei che lo perseguitavano per le sue opinioni politico-religiose? Chi offende non deve credere nella possibilità di poter reiterare il torto impunemente.

Il limite di Matteo sta però nel fatto che non intende riferirsi minimamente ai rapporti che si devono tenere con l’oppressore (nazionale o straniero). Cioè non arriva a capire che l’espressione “porgi l’altra guancia” significa “resistere al nemico sino alla morte”, se questo serve per salvaguardare le proprie idee o determinati princìpi condivisi da una collettività.

Quando il nemico è più forte, bisogna assecondarlo, poiché sarebbe un suicidio non tener conto dei rapporti di forza, ma assecondarlo nelle “forme” non significa dover per forza condividere le sue idee, i suoi criteri di vita ecc. “Porgere l’altra guancia” non significa “porgere la mente”.

Quindi l’atteggiamento apparentemente remissivo va vissuto solo in attesa di tempi migliori, quando, a forza di predicare l’alternativa, i rapporti di forza saranno radicalmente mutati. E sarà allora che si insorgerà.

Obiezione: A me questa interpretazione del “nemico oppressore” mi sembra alquanto stiracchiata e non vedo nessun fondamento nel “resistere al nemico fino alla morte”.

Risposta: Quindi sei a favore della remissione a oltranza?

Obiezione: Stiamo parlando di quello che scrive il Vangelo, non di quello che penso io. Quindi ripeto che l’interpretazione da lei data è quantomeno immotivata. Le ricordo, a proposito, che Cristo stesso parla spessissimo di “giustizia”, che non è sinonimo di “vendetta”.

Risposta: Il vangelo va interpretato. Non esistono fonti che parlano da sole.

Obiezione: Certo, ma piegare le interpretazioni per sostenere una propria tesi mi sembra assolutamente ridicolo.

Risposta: Anche interpretare la tomba vuota come resurrezione (senza aver rivisto vivo Gesù), senza limitarsi a constatare la strana scomparsa del corpo, è stato arbitrario, non credi? Tutto il NT è una trasformazione del Cristo politico in un Cristo teologico.

Precisazione: Mi fa piacere essere finalmente in accordo con un tuo contributo (magari non spinto all’insurrezione auspicata nell’ultima frase, perché sai che non credo al Gesù rivoluzionario armato). Per capire infatti il “porgere l’altra guancia” basta vedere l’atteggiamento di Gesù quando viene percosso, ovvero “se ho ragione perché mi percuoti?” (Gv 18,23); quindi se ho ragione me ne puoi dare pure un altro, perché sei più forte e hai la possibilità di farlo… ma ho ragione ugualmente. Quindi prego, percuotimi l’altra guancia e non arretrerò dalle mie posizioni.

Risposta: I militari – si sa – non vanno tanto per il sottile. Pretendono rispetto, obbedienza, sottomissione. Un atteggiamento come quello di Gesù appariva troppo difforme da quelli cui la guardia era abituata quando vedeva Anania interloquire con qualcuno. Le autorità vanno rispettate per quello che sono, a prescindere da ciò che dicono o fanno, altrimenti l’anarchia è inevitabile. Questa sembra essere la posizione servile dell’ufficiale giudaico che, colpendo Gesù, voleva evidentemente mettersi in mostra, fare lo zelante.

Gesù gli fece notare la superficialità del suo gesto violento. In pratica gli chiedeva di ragionare con la sua testa e non di assumere un ruolo precostituito, per convenzione. I militari hanno una coscienza come tutti gli altri: non devono sentirsi dei burattini nelle mani di chi li comanda.

Precisazione: Il testo vuol dire: non replicare a ogni minima cosa, sopportare le mosche moleste. Ma quando è proprio necessario, difendersi non è peccato.

Risposta: Infatti una rivoluzione o insurrezione può essere definita come una forma di legittima difesa.

Obiezione: Le parole di Gesù, se la sua interpretazione è giusta, non le avrebbe capite il popolo minuto. Cioè sarebbero state destinate a spiriti eletti.

Risposta: Per me sono rivolte a un popolo stufo di stare sottomesso.

Obiezione: In tal caso avrebbe dovuto dire: “Non porgete l’altra guancia, reagite, difendetevi!”. Il popolo comprende solo così, a chiare lettere!

Risposta: Se avesse detto così, avrebbe favorito la vendetta privata. Il popolo ebraico non era a digiuno di finezze semantiche. Quando diceva “Non sono venuto per i sani ma per i malati”, era finemente ironico, perché in quel momento giudicava molto negativamente il proprio interlocutore che si autoriteneva molto sano.

Obiezione: Per capire il senso della frase “porgi l’altra guancia” basta avvicinarsi alla filosofia indiana, conoscere gli scritti vedici, la Bhagavad Gita in particolare. Non è da scartare l’idea che il Cristo porti a compimento una tradizione risalente a Krishna Buddha Zaratustra ecc.

Risposta: Il problema è che Gesù non si poneva come filosofo o semplice profeta, ma come un politico sedizioso contro i Romani e l’aristocrazia ebraica collusa con loro.

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Un credente pensa che i racconti di riapparizione del Cristo siano autentici. Un laico invece li ritiene inventati e non li prende neanche in considerazione. Dove sta la verità in queste due posizioni estreme. Nel mezzo, dicevano i latini.

Per capirci prendiamo il secondo finale del IV vangelo, cioè il cap. 21, scritto da un anonimo molto vicino a Giovanni perché conosce bene la sua rivalità con Pietro.

Facendo credere che Gesù è risorto ed è riapparso, l’autore mostra d’aver accettato, seppur a malincuore, la teologia paolina, per cui può pensare che il suo racconto supererà il vaglio della censura. Però dietro questa finzione letteraria (che implica anche l’impronunciabilità del nome di Giovanni) vuol dire lo stesso qualcosa di scomodo.

Anzitutto dice che i discepoli più importanti erano 7 e non 12, e tra loro spiccavano Pietro il galileo e Giovanni il giudeo. Nessuno di loro era stato capace di raggiungere l’obiettivo del messaggio insurrezionale di Gesù (non pescano nulla). Pietro neppure lo riconosce: dev’essere Giovanni a farglielo capire.

Quando finalmente anche Pietro lo riconosce, si vergogna della propria spavalderia (la nudità), si mette una veste e cerca di raggiungerlo. Ma il dialogo tra i due mostra tutti i limiti di Pietro. Infatti Gesù gli dice: “Quand’eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”.

Che cosa voleva dire? Due cose: 1) di fronte alla tomba vuota passò l’interpretazione petrina della resurrezione, con cui si chiedeva al movimento nazareno di attendere passivamente il ritorno immediato e trionfale del Cristo; 2) a causa della mancata parusia, fu la teologia di Paolo a prevalere su quella di Pietro.

Per ben tre volte Gesù, rivolgendosi a Pietro, è costretto a chiedergli se è disposto davvero a seguirlo di nuovo nell’istanza politica originaria, quella di liberare Israele dai nemici che lo schiavizzano. Pietro si pente di ciò che ha fatto e decide di ricominciare tutto da capo. Poi però chiede a Gesù perché non ha rivolto la stessa domanda a Giovanni. La risposta è molto chiara: lui non aveva tradito. Per questo il redattore anonimo dice che Giovanni non sarebbe mai morto.

Domanda: Potrebbe spiegare meglio perché, in virtù della mancata parusia, Paolo prevale su Pietro?

Risposta: Per Pietro la parusia del Cristo doveva avvenire quanto prima ed essere trionfale contro i Romani e i collaborazionisti ebrei. In ciò all’inizio anche Paolo credeva, dopo la conversione al cristianesimo petrino. Poi siccome non ci fu alcuna parusia, Paolo decise di rinunciare a qualunque liberazione politica di Israele, e posticipò la parusia alla fine dei tempi, mettendo sullo stesso piano ebrei e pagani. Cosa che Pietro non avrebbe voluto fare, come dimostra l’incidente ad Antiochia.

Obiezione: Io direi che Gesù, a differenza di Lazzaro, non resuscitò per morire di nuovo, ma per passare direttamente a miglior vita. Ma ammetto che è anche una questione di linguaggio. La croce non è l’ultima cosa, eppure non si tratta di culto di un eroe divino. Inoltre il senso è dato dalla presenza di Dio. I suoi vedevano Gesù ma erano increduli. In realtà Gesù era proprio vivo di nuovo con loro. Questo io deduco dalla testimonianza biblica.

Risposta: “I suoi vedevano Gesù risorto”… Immagino tu lo intenda in senso metaforico. Diciamo che Gesù è davvero morto in croce, è scomparso in maniera strana nel sepolcro, lasciando di sé solo la Sindone, non si è fatto più rivedere da nessuno. Pietro ha sostenuto l’idea della resurrezione, associandola a una parusia trionfale in tempi brevi, poi, quando questa parusia non s’è verificata, è subentrato Paolo che l’ha spostata alla fine dei tempi, rinunciando definitivamente a liberare la Palestina dai Romani, facendo di Gesù l’unigenito figlio di Dio redentore dell’umanità, di fronte al quale ebrei e gentili sono posti sullo stesso piano.

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Quel “Noli me tangere” in Gv 20,17 mi ha sempre un po’ turbato, soprattutto nel suo originale greco, che dovrebbe essere tradotto letteralmente: “non continuare a toccarmi” o “smetti di stringerti a me”. La Cei naturalmente ha preferito l’espressione più pudica: “Non mi trattenere”. Haptô è un verbo molto particolare: non vuol dire solo toccare in senso sessuale, ma anche accendere, infiammare, aderire strettamente…

Chi ha inventato di sana pianta quel racconto doveva conoscere la Maddalena molto bene e sapere del suo debole sentimentale per Gesù, che lui non poteva ricambiare, avendo fatto il voto di nazireato. Il racconto è strano anche perché appare molto intimistico, al punto da risultare fuori luogo in un vangelo così politicizzato come il IV (almeno nella sua versione originaria).

Far dire a Gesù una frase del genere sembra addirittura presumere che lei fosse autorizzata a “toccarlo” quand’era vivo. Ma nei vangeli l’unica donna che può pretendere una tale confidenza è la sorella di Lazzaro, quando usa il vasetto profumato, in un frangente così tragico che lui finì per commuoversi.

Dunque le due Marie coincidevano? Una giudea di Betania e l’altra galilea di Magdala? Se erano due persone diverse, allora forse il racconto vuol soltanto dire che la Maddalena avrebbe voluto “toccarlo”, cioè sposarlo, senza però riuscirvi.

L’identificazione delle due Marie è stata esplicitamente rigettata dalla Chiesa cattolica solo nel 1969, durante il Concilio Vaticano II.

Per il resto sappiamo che nei Sinottici, a differenza del IV vangelo (dove viene esaltata), la figura della Maddalena è spesso messa in cattiva luce: è addirittura paragonata a una prostituta, se non a una super indemoniata.

Quindi si può presumere che tra lei e Pietro ci sia stata una forte rottura, come risulta in alcuni vangeli apocrifi. Ma su cosa verteva questa rivalità?

Obiezione: In quale sinottico hai letto che la Maddalena era una prostituta se non nelle fantasie di Gregorio Magno?

Risposta: La Maddalena per Luca 8,2 e Mc 16,9 è indemoniata, per Lc 7,37 è una prostituta, anche se non è detto esplicitamente che fosse lei.

Obiezione: Da dove lo deduci che si sta riferendo alla Maddalena?

Risposta: Dal gesto che compie, che non può certo essere riferito alla sorella di Lazzaro, che proprio in Luca viene esaltata come contemplativa.

Obiezione: Che problemi potrebbe aver avuto l’evangelista nel proseguire la pericope scrivendo magari… “da quel giorno la peccatrice si unì a tutti gli altri discepoli, il suo nome era…”?

Risposta: Non so. Forse non ne aveva bisogno, perché a quel tempo indemoniata e prostituta spesso coincidevano. Anche eretica e prostituta le fanno coincidere, come nel caso della samaritana.

Obiezione: Ma c’erano solo quelle due Marie? Se non era una era l’altra? Da dove saltano fuori queste convinzioni?

Risposta: Per me Luca eredita da Marco l’ostracismo nei confronti della Maddalena. Per il resto non so che dirti.

Obiezione: È una tua opinione, non un’evidenza scritta.

Risposta: Veramente la domanda che ponevo era un’altra: perché i Sinottici detestano la Maddalena, mentre il IV vangelo la esalta?

Obiezione: I Sinottici non detestano assolutamente Maria di Magdala. Al sepolcro la mettono sempre al primo posto, prima della madre di Gesù.

Risposta: Mc 16,9 tradisce un astio particolarmente forte per la Maddalena, ricordando che, pur avendo essa parlato per prima di resurrezione, avendo “rivisto” il Cristo coi propri occhi, non vollero crederle, a motivo del fatto ch’essa era stata un tempo indemoniata.

Obiezione: Il fatto di non crederle non dipendeva dai suoi precedenti “demoniaci”, ma dalla misoginia imperante in quei tempi, senza poi considerare che gli apostoli erano scappati e sul Golgota e al sepolcro ci sono quasi esclusivamente donne.

Risposta: L’interpretazione che la Maddalena diede della tomba vuota (il corpo era stato trafugato dai capi giudei), cozzava contro quella petrina, che invece parlava di resurrezione. Con la sua tesi lei era convinta di fare un favore maggiore alla causa rivoluzionaria. Infatti, se si fosse diffusa l’idea che i capi giudei non si erano soltanto accontentati di far giustiziare il messia dai Romani, ma ne avevano anche trafugato il cadavere di notte, mostrando così l’incredibile paura che avevano persino di un cadavere, il discredito su di loro sarebbe stato assai più grande di quello che si sarebbe ottenuto dicendo che, nonostante le loro intenzioni di morte, il messia era ugualmente risorto e che quindi presto sarebbe tornato in maniera trionfale. Chi avrebbe creduto a una cosa così stravagante?

Obiezione: Probabilmente la Maddalena riteneva che se “resurrezione” c’era stata, andava considerata come un “fatto personale” del Cristo, non come un argomento da trattare pubblicamente, poiché in virtù di essa si rinunciava all’insurrezione antiromana e si attendeva passivamente la parusia. Comunque non ho capito quali sono i passi che dimostrano odio verso Maria di Magdala.

Risposta: Nella chiusura posticcia di Marco appare evidente che l’idea di resurrezione viene fatta passare come una tesi interpretativa di una discepola di secondo rango come la Maddalena (una sorta di superstizione consolatoria popolana), che i Dodici arrivano ad accettare solo dopo aver “rivisto”, loro stessi, il Cristo redivivo, cioè solo dopo aver capito ch’egli non sarebbe più tornato e che loro, da soli, non si sentivano in grado di proseguire l’idea della guerra antiromana.

Marco sembra far credere che alla tesi della resurrezione, formulata dalla Maddalena, Pietro fu costretto ad aderire per tenere unito il movimento, che altrimenti, di fronte alla morte del Cristo, si sarebbe sbandato: fu cioè una concessione che il leader intellettuale fece al popolo ignorante. In realtà la tesi della resurrezione era tutta petrina.

A testimonianza che la Maddalena fu espulsa dalla Chiesa petrina, lo dimostra anche Paolo, che in tutte le sue lettere non la cita mai, neanche una volta. Eppure lei risultò essere la donna più importante tra quelle che seguirono Gesù come discepole: è il solo nome ad essere comune a tutte le liste di donne presenti nei vangeli. Secondo Gv 19,25 fu l’unica donna nei pressi della croce a non essere parente del messia.

Obiezione: Sono tue interpretazioni finalizzate alla guerra antiromana, ma nei vangeli non esiste niente di tutto ciò.

Risposta: Alcuni apocrifi (p. es. il Vangelo di Maria, quello di Tommaso, quello degli Egiziani) vollero far credere che la Maddalena aveva beneficiato della prima apparizione del Cristo e che questi le aveva rivelato, prima che agli apostoli, alcune cose molto importanti circa la missione da proseguire dopo il suo ritorno al Padre. E in questo gli apocrifi mettono in risalto una certa rivalità tra Pietro (spalleggiato dal fratello Andrea) e la Maddalena. Cioè alcune comunità si servirono della Maddalena per contestare l’autoritarismo e il maschilismo della Chiesa cristiana. Pietro e Andrea rappresentano posizioni ortodosse che rifiutano l’autorità delle donne a insegnare.

Vorrei anche aggiungere che la Maddalena forse è stata la prima a dare della tomba vuota un’interpretazione simbolica: il Cristo deve restare “vivo” come ideale, per continuare il suo messaggio di liberazione nazionale. Pietro fece sua questa versione, ma vi aggiunse significati fantasiosi di tipo mistico (morte necessaria voluta dalla prescienza divina, parusia trionfale imminente), ai quali Paolo aggiunse il giudizio universale, la figliolanza divina ecc. L’interpretazione della tomba vuota, data dalla Maddalena, diventò in Pietrouna sorta di teoria della sconfitta politica, da sublimarsi in chiave etico-religiosa.

Obiezione: La Maddalena era solo una donna! In tutti gli Atti o in altri documenti non trovi donne in posizioni di rilievo. Accudivano Gesù e i Dodici, niente di più. La stessa Madre di Gesù non ha alcuna posizione di rilievo nel I sec. della Chiesa.

Risposta: Non puoi prendere i vangeli alla lettera. Nessun esegeta lo fa. Perché lo chiedi a me?

Obiezione: Non li prendo assolutamente alla lettera, ma non seguo certamente le invenzioni degli Apocrifi o motivazioni politico insurrezionali che non hanno assolutamente riscontro in tutto il Nuovo Testamento.

Risposta: Per me i Sinottici hanno inventato una Maddalena indemoniata perché volevano screditarla. Nell’antichità alcuni l’hanno paragonata all’adultera pentita. L’esegesi cattolica vede nella Maddalena l’incapacità di saper riconoscere il Cristo risorto, appunto perché la fede in questione è ancora primitiva, ingenua, poco profonda. Lei pensa ancora a una “liberazione” quando invece doveva pensare a una “redenzione”, e quindi pensa a un corpo “trafugato”, quando invece avrebbe dovuto credere in un corpo “risorto”.

L’espressione “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre” (Gv 20,17), apparentemente non ha molto senso, in quanto lei avrebbe voluto “trattenerlo”, proprio per non farlo “salire”. È come se il “noli me tangere” stia in una via di mezzo tra una forma di speranza ingenua ma sincera (“il Cristo, benché crocifisso, vive ancora tra noi”) e una forma teologica, intellettualistica, che fa passare la speranza per una illusione (“il Cristo non può essere tra noi, perché deve salire al Padre”). Cioè se il messia doveva morire per poi risorgere e ascendere in cielo, è inutile pensare che esista una missione “politica” da compiere. Finché non tornava al Padre, la possibilità c’era, secondo Pietro. Ma per la Maddalena attendere la parusia forse aveva poco senso. In ciò la pensava come Giovanni Zebedeo.

Più di così non so che dirti.

Obiezione: È molto più facile pensare a un corpo trafugato che a uno risorto. In Matteo è scritto che gli apostoli vengono mandati in Galilea, sul monte, dove l’avrebbero rivisto. Vanno, vedono, ma Matteo scrive che in cuor loro dubitavano.

Risposta: Gli esegeti dovrebbero verificare l’ipotesi di una trasformazione progressiva della tesi mitologica della Maddalena, secondo cui il messia non poteva morire, nel senso che le sue idee, il suo spirito continuavano a essere fonte di motivazioni per continuare la battaglia politica per la liberazione nazionale. Una trasformazione che ha portato a elaborare la tesi teologica di Pietro secondo cui, invece, il Cristo doveva morire per poi risorgere, idea che poi Paolo, rinunciando all’idea di “imminente parusia”, porterà alle conseguenze più radicali, togliendo definitivamente a Israele qualunque primato storico.

Se tu neghi le motivazioni politiche, prendi i vangeli e il NT alla lettera, che è quella teologica. Tertium non datur.

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Che i vangeli presuppongano la fede è assodato da un pezzo. Non sono stati scritti per convincere il lettore ad acquisire qualcosa che non ha, ma per confermargli ciò che già possiede. Cioè è come se invitassero a credere che se p.es. Gesù, nel racconto della tempesta sedata, placa le acque del lago di Tiberiade, o se in un altro racconto ci cammina sopra, dopo aver moltiplicato pani e pesci, allora vuol dire che alla fine della sua vita, chiuso nel sepolcro, poteva anche risorgere.

Praticamente gli autori dei vangeli invitano a leggerli come se esistesse una sequenza cronologica di eventi miracolosi sempre più straordinari. I protagonisti coevi a Gesù dovevano solo abituarsi a credere che quando si ha fede, nulla è impossibile.

In realtà i vangeli non sono stati scritti sulla base di eventi prodigiosi realmente accaduti, ma sulla base di eventi che in teoria sarebbero potuti tranquillamente accadere, una volta accettato quello più straordinario di tutti, assolutamente impossibile per l’essere umano: risorgere dopo essere chiaramente morto.

Gli evangelisti sono partiti dalla constatazione della tomba vuota e ci hanno costruito sopra tutti i racconti fantastici che sappiamo. E il lettore non si meraviglia di ciò, appunto perché fa lo stesso ragionamento: uno che risorge potrebbe essere in grado di compiere, da vivo, qualunque prodigio.

Ora, qual è il problema principale di questa impostazione immaginifica delle cose? È quello di suscitare degli atteggiamenti antisemitici. Cioè alla fine della lettura dei vangeli uno inevitabilmente si chiede come abbiano potuto gli ebrei non credere a un uomo che, per quello che faceva, andava considerato sovrumano. È evidente quindi che sono un popolo “maledetto”: questa la conclusione che il lettore trae. E il fatto che abbiano crocifisso il figlio di Dio lo dimostra. Era inevitabile che gli ebrei lo facessero, proprio perché si rifiutavano di ammettere l’evidenza.

Il secondo effetto negativo è correlato a questo. I vangeli abituano i credenti a pensare che con un intervento divino ogni problema possa essere risolto. Di conseguenza quando i gravi problemi non vengono risolti, è facile che venga fuori qualcuno pronto a dire che gli uomini sono troppo peccatori, non hanno abbastanza fede, non vogliono pentirsi sinceramente di tutto il male compiuto. Cioè nel mentre si alimenta la fiducia negli atti spettacolari del Cristo, si chiede anche al credente di attendere con pazienza che qualcuno, dall’alto, gli risolva tutti i problemi nei cui confronti egli si sente impotente.

Alla fine si resta intrappolati in una dimensione favolistica in cui l’autoreferenzialità è la regola. E questo è un meccanismo che si ritrova anche in chi dice di non avere una fede religiosa, ma si limita a credere in un’entità esterna alla sua sfera d’influenza, come può essere p.es. uno Stato, un partito, un leader politico o un dittatore militare.

Obiezione: Gli ebrei non gli hanno creduto semplicemente perché tutti i prodigi compiuti da Gesù erano già stati compiuti dai profeti del Vecchio Testamento. Dal passaggio del mar Rosso alla manna nel deserto, dalla resurrezione del figlio della vedova di Naim per arrivare all’ascesa in cielo di Elia su un carro di fuoco, sino alla guarigione dalla lebbra di un generale assiro da parte di Eliseo.

La dichiarazione di Gesù di non essere venuto a cancellare la Torah, ma di portarla a compimento rende gli ebrei ancora più convinti di possedere tutte le rivelazioni necessarie alla salvezza, senza bisogno di accettarne di nuove.

Risposta: Se quello che dici è vero, non avrebbe avuto alcun senso opporsi al suo messaggio, tanto meno consegnare Gesù al nemico straniero, oppressore in patria. Anzi, avrebbero potuto cogliere l’occasione per fare un’insurrezione nazionale. Invece si sono comportati in maniera opposta. Quindi doveva esserci qualcosa in ciò che diceva e faceva di molto fastidioso, al punto da indurli a comportarsi in una maniera autolesionistica.3

Obiezione: Cristo risorto è apparso prima alle donne, poi agli apostoli. San Paolo afferma che è apparso a 500 persone e, in sfida a chi non credeva, ha detto: sono ancora viventi coloro che lo conoscevano e che sono testimoni. Poi sono stati scritti i vangeli, perché ne restasse testimonianza storica.

Risposta: Il problema è che io non credo in nessuna riapparizione del Cristo, anche se sono disposto ad accettare l’idea di una strana scomparsa del corpo dal sepolcro. Una qualunque riapparizione avrebbe indotto a credere nell’evidenza, e ciò contrasta con la libertà di coscienza degli uomini, che va appunto lasciata libera di credere o di non credere. Rivederlo avrebbe potuto voler dire attendere con ansia il suo ritorno trionfale contro i nemici: il che sarebbe stato lesivo del diritto che ha l’uomo di risolvere da sé le proprie contraddizioni. Hanno sperato che tornasse quanto prima perché avranno pensato che, se davvero aveva i poteri di una divinità, non avrebbe avuto senso lasciarsi morire in croce. Il fatto d’essere morto in una maniera così orribile veniva interpretato come una forma di dimostrazione che gli uomini sono incapaci di alcun vero bene. Ma è triste pensare una cosa così priva di speranza. Gli uomini non possono continuare a restare dei bambini che non sanno quello che fanno.

Obiezione: In tanti, in troppi e diversi tra loro, in circostanza diverse hanno visto il risorto e non può essere stato un abbaglio collettivo…

Risposta: Mettiti nei panni di Gesù Cristo e chiediti: Ha senso che io riappaia? Per fare cosa? In che modo rischierei di condizionarli? Che cosa sarebbero indotti a chiedermi? E se non potessi concederglielo, cosa penserebbero di me? Se riesci a dare una risposta a queste domande, capirai perché non poteva farsi rivedere vivo.

Obiezione: Solita analisi per dimostrare la matrice antisemitica dei vangeli. Goffo tentativo di manipolare la realtà parlando di ebrei in generale che non hanno accettato Cristo, invece di scrivere che furono i sacerdoti sadducei che non volevano perdere il loro potere.

Risposta: Sì, in effetti chi lo ha voluto morto sono stati i sadducei e aggiungi anche gli anziani (aristocrazia laica e religiosa), e mettiamoci dentro anche molti scribi e una fetta dei farisei (senza dimenticare gli erodiani); per non parlare dei Romani (ma su questo i vangeli tacciono perché sono stati scritti per cercare un compromesso politico con l’impero).

Il problema però è un altro: chi davvero l’ha fatto fuori? La dittatura dei poteri forti? Senza dubbio, ma in ultima istanza l’ha fatto fuori anche la democrazia popolare, quella che nell’ultima settimana di pasqua non ha avuto il coraggio d’insorgere, quella che ha scelto Barabba al posto di Gesù, quella che, dopo averlo visto orrendamente flagellato, aveva ritenuto che da lui non avrebbe potuto ottenere alcuna liberazione politica.

Obiezione: Gli ebrei non possono essere accusati di non aver creduto ad eventi miracolistici, compresa la presunta resurrezione, che non sono mai avvenuti nella realtà, ma solo nella fantasia malata di alcune pie donne e nella fantasia ugualmente malata di alcuni che avevano abbandonato tutto, mogli e figli, nella convinzione di risolvere il problema personale e d’Israele e che poi si sono ritrovati davanti a un clamoroso fallimento, e hanno voluto continuare a credere sulla base di presunte e false profezie. Molti discepoli si dispersero, altri invece vollero continuare a sperare sulla base di una diversa e poco probabile interpretazione degli eventi. Ma questo cosa c’entra con l’antisemitismo?

Risposta: Non metto in dubbio che gli ebrei non possano essere accusati di “deicidio” per non aver creduto nelle capacità miracolistiche del Cristo. La Chiesa cristiana però l’ha fatto. E in questo ha trovato una bella sponda negli stessi vangeli. Tant’è che per quasi 2000 anni non ha avuto dubbi che i “perfidi” ebrei fossero un “popolo maledetto”.

Obiezione: Il tuo problema consiste nel dubitare senza poter dimostrare che i fatti che neghi non siano avvenuti.

Risposta: Cerca di capire la differenza tra “mostrare” e “dimostrare”. Nessuno può dimostrare con certezza un bel nulla. Se lo potessimo fare, avremmo risolto tutti i nostri problemi. Non esisterebbero due soluzioni opposte. Non ci sarebbe contraddittorio, dialettica, ma solo unanimità, sempre e comunque. Che è poi il sogno di tutte le dittature…

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Sarà capitato a chiunque, soprattutto se ha una certa età, di veder morire un parente stretto molto molto caro. E di desiderare di rivederlo vivo. Magari non proprio così come se ne è andato, ma più giovane o più bello o più sano, o con un carattere più dolce, più sereno. Anzi, quanto più l’evento è stato recente, tanto più si è sperato di poterlo rivedere. Magari per chiedergli scusa di qualcosa, o per fargli qualche domanda importante, rimasta senza risposta. E si è sperato di poterlo fare in un rapporto a tu per tu, o anche da lontano, o in un sogno. E si è pianto, anche tanto. E ci si è immaginati di vedere un corpo non esattamente uguale al nostro, ma qualcosa di etereo, di impalpabile, con cui però poter comunicare tranquillamente.

Tutti questi desideri o queste sensazioni ci fanno capire che non esiste un aldilà e un aldiquà, ma un’unica dimensione in due forme diverse. Siamo esseri terreni e allo stesso tempo universali.

Ma perché tutti questi desideri sono rimasti insoddisfatti? Perché un abisso li separa dalla realtà. Ed è un bene soprattutto per noi, perché moriremmo di paura se rivedessimo i nostri cari. Se ci apparissero in momenti inaspettati, il cuore non reggerebbe l’emozione, ci prenderebbe una sensazione di panico. Anche il solo pensiero che potrebbero farlo, ci farebbe sentire costantemente angosciati. Oppure vorremmo morire anche noi per raggiungerli.

In ogni caso la nostra coscienza verrebbe subito violata, perché penseremmo d’essere continuamente sorvegliati, anche nei nostri pensieri, nelle nostre intenzioni. Ad ogni problema di una certa gravità chiederemmo un aiuto ultraterreno. Smetteremmo di crescere, di assumerci delle responsabilità personali. Ci vanteremmo di avere un rapporto speciale con un’entità divenuta extraterrestre.

Questo spiega il motivo per cui tutti i racconti evangelici di riapparizione di Gesù sono pie invenzioni. Come lo fu l’apparizione di Gesù a san Paolo. Come lo sono tutte le apparizioni della Vergine nei vari luoghi di culto. Un abisso invalicabile separa noi da loro, come giustamente disse Luca nella parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone.

Obiezione: Gesù non era un resuscitato ma un “riapparso”, perché non era né morto né crocifisso. Gli apostoli non avevano assistito alla sua presunta crocifissione (neanche Giovanni): credevano ch’era un risorto, invece lui non era mai morto. Giuda era stato crocifisso.

Risposta: L’idea che Gesù non sia morto in croce, che sia morto qualcun altro al suo posto, che l’abbiano sepolto da un’altra parte, che l’abbiano rinvenuto o risvegliato nel sepolcro ecc., sono idee che circolano da un pezzo tra i detrattori dei vangeli. Ma vengono tutte sconfessate da ciò che dice Giovanni nel suo vangelo, a proposito del colpo di lancia del soldato nel costato di Gesù. Uscì sangue e acqua e lui era già morto.4 Il cristianesimo non si combatte con queste amenità o sostenendo dei falsi storici. Ci vuol ben altro. I racconti di riapparizione sono stati scritti sapendo benissimo ch’era morto e credendo nella teologia petropaolina che lo voleva risorto.

Obiezione: Gli esegeti sostengono che non c’era Giovanni ai piedi della croce. Nessuno sa con certezza chi abbia scritto il IV vangelo, né a chi si riferisca l’espressione “discepolo prediletto”.

Risposta: L’identità di Giovanni è rimasta nascosta perché Giovanni era in rotta con Pietro a causa della tesi della resurrezione, che Pietro associava alla parusia immediata e trionfale del Cristo, che obbligava il movimento nazareno ad assumere un atteggiamento passivo, attendista. Il IV vangelo è l’unico davvero che conta, perché si oppone nettamente a Marco. Naturalmente per rientrare nei canonici ha dovuto subire pesanti manipolazioni gnostico-spiritualistiche da parte di una comunità monastica.

Obiezione: Sapendo che il suo vero autore è ignoto, la sua credibilità storica rimane appesa alle pinzette.

Risposta: Guarda che per me è il contrario: proprio perché la sua identità è stata censurata, io gli attribuisco grande credibilità storica!

Obiezione: Dire che la sua identità è stata censurata, sapendo che il suo vangelo è stato scritto da un ignoto, mi sembra una cosa che di storico non abbia nulla.

Risposta: A parte che i vangeli non sono esattamente dei testi storici, ma più che altro catechetici o edificanti, resta il fatto che l’attribuzione del IV vangelo a Giovanni ha origini antichissime. Semmai non è chiaro chi l’abbia pesantemente manomesso. Alcuni dicono Cerinto. Ma secondo Ireneo il IV vangelo fu scritto proprio per confutare la dottrina gnostica di Cerinto.

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Ci sono ancora dei cattolici che pensano che la dottrina vaticana dell’indissolubilità del matrimonio provenga addirittura da fonti evangeliche, in particolare da Mc 10,2-12.

Ovviamente nessuno mette in dubbio che in Cristo vi fossero già elementi a favore dell’uguaglianza dei sessi e della loro piena comunione sul piano spirituale e materiale, contro la facoltà che i maschi ebrei si erano presi di ripudiare le mogli senza tante spiegazioni.

Tuttavia la frase “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei”, non voleva dire che il divorzio non poteva mai essere ammesso, ma soltanto che l’uomo che divorzia con superficialità, solo perché si ritiene superiore alla donna, è come se commettesse adulterio. Piuttosto che comportarsi così, è meglio non sposarsi affatto.

Mt 19,9 infatti ci tiene a precisare, a scanso di equivoci, che quando c’è concubinato, cioè adulterio, il divorzio diventa legittimo. Una precisazione però inutile, poiché un amore giunto al suo fallimento rende possibile il divorzio: non c’è bisogno di appellarsi al concubinato per aumentarne la legittimità.

In ogni caso la Chiesa romana ha creduto di poter dedurre da Marco l’indissolubilità del matrimonio, come se l’amore potesse essere imposto ope legis.

In realtà il testo di Marco non insegna altro che l’esigenza di approfondire con l’amore il rapporto di coppia: solo quando, nonostante l’impegno, la buona fede e la serietà dimostrati, la comunione si spezza, al punto che si ritiene impossibile ricomporla (poiché senza reciprocità l’amore non esiste), solo allora il divorzio trova la sua ragion d’essere e, con esso, il problema di realizzare una vera comunione di vita col nuovo partner.

Obiezione: Le cause di scioglimento sono già contemplate. Il passo di Marco sottolinea che non possono essere soggettive.

Risposta: Se ti riferisci alle cause di scioglimento del matrimonio previste dalla Sacra Rota, Marco non ne prevede neanche una. Semmai dovresti dire che la stessa Chiesa romana si è resa conto che il principio dell’indissolubilità era assurdo, per cui si è vista costretta a porre riparo con le cause di annullamento, che però hanno aggiunto nuove assurdità, in quanto chi si è sposato in chiesa e ha ottenuto l’annullamento è come se non fosse mai stato sposato!

Obiezione: A scanso di equivoci, Matteo 19,9 non è un passo utilizzabile per fare dottrina: è stato aggiunto da uno scriba bugiardo, poiché il resto delle Scritture afferma che il vincolo del matrimonio è rotto solo con la morte di uno dei coniugi.

Risposta: Dovresti parlare con un ortodosso o un protestante. Il divorzio è ammesso da tutte le religioni, e in fondo anche da quella romana, che lo chiama “annullamento”. L’elenco di tutte le motivazioni per richiederlo è molto lungo, tanto che alla fine non si capisce più quale sia la vera differenza tra un divorzio e un annullamento.

Conferma: In verità il matrimonio era già un “sacramento” presso gli ebrei. Appare però falsa la dottrina cattolica in tema di scioglimento del matrimonio. Gesù lo prevede in caso d’impudicizia. La Chiesa, per escludere l’adulterio tra le cause di scioglimento del matrimonio, ha argomentato con delle vere assurdità, racchiuse in due termini greci, moicheia e porneia, come se Gesù fosse ateniese. In realtà basta acquistare il libro dei mitzvot ebraici, che è inalterato da 4000 anni, per leggere che tra ciò che gli ebrei consideravano impudicizia c’era anche e soprattutto l’adulterio. Del resto la Chiesa ortodossa interpreta correttamente in questo modo.

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Non capisco perché avercela con Paolo quando si chiamava Saulo. Perseguitava giustamente i cristiani, in quanto negavano la possibilità di liberarsi dei Romani con le sole forze del popolo. Quelli predicavano la parusia imminente e trionfale del messia crocifisso e risorto… Ma in questa maniera infondevano speranze illusorie, demoralizzavano chi voleva combattere senza aspettarsi un segno dal cielo.

Che poi lui, fariseo, lo facesse con l’autorità dei sacerdoti, sadducei, che spesso erano avversari politici dei farisei, dovrebbe farci riflettere. Davvero i sadducei volevano liberarsi dei Romani? O chiedevano a lui di perseguitare i cristiani, perché non sopportavano che nessuno li criticasse per aver permesso a Pilato di far fuori un potenziale messia politico liberatore? Volevano rifarsi una verginità agli occhi del popolo insofferente dell’oppressore straniero e dei suoi collaborazionisti interni, tra i quali soprattutto gli stessi sadducei?

Insomma perché Paolo si lasciava strumentalizzare così facilmente dal potere costituito? Voleva fare una qualche carriera prestigiosa? Oppure era in buona fede e pensava che i cristiani andassero perseguitati per il bene di Israele? Ma secondo Paolo qual era questo bene? Compiere una insurrezione popolare come avrebbe voluto fare Gesù, oppure limitarsi a dei compromessi con Roma per salvare il salvabile, come appunto facevano i sadducei?

Quando Paolo perseguitava i cristiani (seguaci di Pietro), lo faceva per difendere la strategia eversiva del Cristo (a prescindere dal mandato sacerdotale ricevuto per incarcerarli)? Ma allora siamo sicuri che Paolo non abbia mai conosciuto quel che Gesù aveva fatto e detto in vita? Siamo sicuri che lo stesso Paolo, perseguitando i seguaci della teologia petrina, non abbia cercato di restituire dignità politica al partito farisaico, che aveva tradito il tentativo insurrezionale del Cristo?

Obiezione: Non si capisce come uno che non ha sentito la predicazione di Cristo, ma ha perseguitato i cristiani, sia improvvisamente diventato diffusore del cristianesimo.

Risposta: Per me Paolo era un teopolitico di razza, ma si sentiva uno sconfitto, perché non vedeva via d’uscita al dominio romano. Fu così che pensò di riciclarsi accettando la tesi mistica di Pietro sulla resurrezione e parusia immediata e trionfale del Cristo. Poi, quando si rese conto che anche la parusia immediata sarebbe stata irrealizzabile, la spostò alla fine dei tempi, eliminando la separazione tra ebrei e gentili. Fu lui a trasformare il Cristo da politico a teologico, da liberatore a redentore.

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“La gente chi dice che io sia?” (Mc 8,27), chiede Gesù agli apostoli. A questa domanda le risposte sono quattro, di cui tre evidentemente sbagliate. Per quello ch’egli dice, assomiglia – secondo la gente comune – al Battista o a Elia o a uno dei profeti.

Tuttavia Pietro vuol far vedere che gli apostoli lo seguono per motivi teopolitici, non semplicemente etici: ecco perché gli dice apertamente che per loro è il messia (davidico) che deve liberare la Palestina dai Romani e dalla corruzione del Tempio.

Ora, perché nell’economia salvifica del protovangelo anche questo è un errore di identificazione? Perché – stando alla mistificazione redazionale di questo testo, che risente dell’influenza paolina – Gesù non voleva apparire come un messia teologico-politico, ma solo teologico.

Infatti per quale motivo Gesù gli dice di non rivelare a nessuno la sua identità? Proprio perché nel vangelo marciano Gesù non ha intenzione di diventare né messia politico (in quanto sostanzialmente il suo vero regno è nei cieli), né messia teologico-politico (poiché egli rifiuta la tradizione giudaica, di tipo davidico o anche maccabaico).

Secondo Marco, Gesù ha un’intenzione opposta: quella di diventare “martire”, e questa scelta esistenziale è possibile soltanto in una visione meramente teologica. Se proprio si vuol attribuire a tale scelta esistenziale un valore politico, questo non può essere che indiretto, nel senso che il cristianesimo si pone in maniera scismatica nei confronti del giudaismo.

Ma se ha intenzione di diventare “martire”, davvero la gente sbaglia a equipararlo al Battista, a Elia, a uno dei profeti? Non sono forse morti in maniera violenta i profeti veterotestamentari? Quindi chi ha più ragione: Pietro o la gente comune?

Nessuno in realtà ha ragione, poiché il redattore vuol far capire, mistificando le cose, che Gesù voleva sì essere come un profeta etico che si fa ammazzare, ma anche come uno che sarebbe apparso più grande di tutti i profeti, in quanto dalla tomba sarebbe risorto, essendo figlio di Dio.

Naturalmente Pietro, secondo il redattore, non poteva capire queste parole, sicché “prese Gesù da parte e cominciò a rimproverarlo” (Mc 8,32): il popolo vuole un messia liberatore, non semplicemente un redentore religioso dal peccato originale. Senonché Gesù, in questo vangelo, nega la sua vocazione politica e, parlando di resurrezione, ne afferma una che è soltanto teologica.

Come saranno andate in realtà le cose? quelle che Marco non può dire perché troppo compromettenti nei rapporti tra impero romano e cristianesimo primitivo? La diatriba sarà avvenuta sul senso della parola “messianicità”. Secondo la tradizione ebraica il messia doveva avere una specificità religiosa, che Cristo però rifiutava; inoltre il messia veterotestamentario era a favore della monarchia, non della democrazia; s’imponeva più che altro con la forza delle armi, non disdegnando il colpo di stato, e sempre era aiutato da un esercito di professionisti.

Gesù invece voleva una rivoluzione popolare, democraticamente intesa, senza la quale sarebbe stato impossibile vincere le legioni romane. Quindi la controversia era tra avventurismo galilaico (quello del vero Pietro) e realismo intertribale: l’insurrezione armata non avrebbe mai potuto prescindere dal contributo decisivo, paritetico, di almeno tre realtà geopolitiche ben distinte: Giudea, Galilea e Samaria, cui altre si sarebbero potute unire (Idumea, Decapoli ecc.).

In ogni caso se davvero Gesù avesse parlato di martirio a tutti i costi, Pietro avrebbe fatto bene a “rimproverarlo”. Di chi erano seguaci? di un pazzo autolesionista?

Nel vangelo di Marco le cose vengono però rovesciate: il matto è Pietro, il quale non capisce che la missione di Gesù è di tipo etico-religioso, non politico. Quindi è giusto che sia piuttosto lui ad essere rimproverato dal suo maestro: “Vattene da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini”.

E Pietro, in fondo, è ben contento di apparire come un discepolo che non capisce nulla: così può convincere meglio il lettore pagano che la teologia petropaolina, sottesa a questo vangelo, meritava di vincere su tutte le altre ideologie.

Note

1 I trenta denari d’argento erano il prezzo che la legge mosaica fissava per la vita di uno schiavo ucciso (Es 21,32): è dunque impossibile non vedervi un’analogia; peraltro la fine che questo denaro ha fatto (gettato nel Tempio dallo stesso Giuda pentito), di cui parla il solo Matteo (27,3 ss.), è del tutto simile a quella descritta in Zc 11,13. Piuttosto la cosa strana è che Mt 27,9 s. parla del profeta Geremia, quando il passo citato è del profeta Zaccaria (11,12 s.).

2 Di Isaac Newton si può leggere in italiano il Trattato sull’Apocalisse, ed. Boringhieri (2011).

3 Secondo l’esegeta Pesce, Gesù era un giudeo al 100% e non si è capito coi suoi compatrioti per un malinteso. Un’autentica sciocchezza!

4 Sarà poi la scienza a dimostrare che dalla ferita del costato uscì un fiotto di sangue abbondante e più denso del normale, seguito da una fuoruscita di siero, perché era già avvenuta la rottura del cuore da infarto, cui corrisponde sempre un grido (come risulta da Mc 15,37), emesso il quale l’individuo immediatamente spira e il corpo s’irrigidisce. La cosa strana è che in Gv 19,30 (scritto in varie parti da un testimone oculare) non si parla di alcun grido: probabilmente il particolare fu omesso per rendere la morte meno tragica possibile. Forse per lo stesso motivo Giovanni evita anche di citare Simone di Cirene, che in Mc 15,21 aiutò Gesù a portare la trave.

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