La Maddalena: prostituta o indemoniata?

Forse l’idea che venne ai manipolatori del quarto vangelo di far pro­vare alla Maddalena l’esigenza di «toccare» il Cristo redivivo, nacque dal fatto che nei Sinottici questa sua discepola viene presentata con dei trascorsi poco edificanti.

Stona non poco, tuttavia, il continuo ribadire dei Sinottici che la Mad­dalena fosse una ex-prostituta o una ex-indemoniata che il Cristo aveva esorcizzato, quando in altri passi evangelici si afferma ch’era la donna più importante al seguito del movimento nazareno, fra quelle presso la croce il venerdì santo e fra quelle che si recarono il giorno successivo all’esecuzione per l’imbalsamazione. È anche la prima in assoluto a ve­dere il sepolcro vuoto e, secondo la tradizione religiosa, a reincontrare il Cristo risorto.

Il fatto che si parli di «sette demoni» scacciati va interpretato o come riferimento al suo carattere emancipato, ribelle, anticonformista, oppure come un invito, rivolto al lettore, a non farsi strane idee sul suo rapporto col Cristo.

In ogni caso la sovrapposizione della figura di Maria di Madgala con la «peccatrice» di Lc 7,37 è, come noto, del tutto leggendaria. Luca 8,2 prende da Mc 16,9 la notizia che Gesù avrebbe esorcizzato Maria, de­purandola di ben sette demoni. Eppure Marco non descrive da nessuna parte un’azione del genere, e ce ne sarebbe stato bisogno, visto che Maria fu una strenua seguace del messia (in Lc 8,2 s. lo aiuta anche economicamente).

Purtroppo il malinteso è stato parecchio coltivato in occidente dal fat-to che, influenzate soprattutto dagli scritti di Gregorio Magno, le liturgie occidentali hanno spesso identificato Maria con l’omonima peccatrice e con la sorella di Marta e di Lazzaro. Questa identificazione è sempre stata rifiutata dalla tradizione orientale e dagli scritti dei padri d’oriente. Solo nel 1969 la chiesa cattolica ha revocato ufficialmente l’etichetta di prostituta affibbiata alla Maddalena da papa Gregorio, ammettendo il proprio errore. Ciononostante l’immagine della Maddalena è rimasta quella della meretrice pentita.

Non meno opinabili sono le tesi che vedono nelle nozze di Cana il matrimonio tra Cristo e la Maddalena, o quelle che indicano in Betania di Giudea il luogo in cui viveva la moglie di Gesù (in tal caso la Madda­lena sarebbe stata una delle due sorelle di Lazzaro, ma allora non si capisce perché Lazzaro e Marta vivessero nella sua stessa casa).

Non si può sostenere che il Cristo, in quanto «rabbi», doveva «per forza» essere sposato. In quanto «rabbi» il Cristo non rispettava il saba­to, né le regole della purezza rituale, né i riti religiosi, né il primato del tempio e tante altre cose. Perché avrebbe dovuto «per forza» sposarsi? Se per questo neppure l’apostolo prediletto lo era: dobbiamo quindi pen­sare che tra i due ci fosse un rapporto omosessuale? Alcuni esegeti lo hanno fatto.

Nel racconto della resurrezione di Lazzaro Giovanni scrive: «Ecco, colui che ami è malato» (11,3): da qui si deve per forza dedurre che il concetto evangelico di «amore» debba essere considerato alla maniera occidentale, cioè come strettamente legato al sesso? Che fondamenta possono avere tali congetture?

Lo scopo principale della vita di Gesù Cristo è stato quello dell’orga­nizzazione di un movimento per la liberazione della Palestina. Quando un politico si pone un compito rivoluzionario del genere, sempre alta­mente rischioso, gli aspetti personali tradizionali finiscono necessaria­mente in subordine (in Mc 10,29 Gesù fa capire che la vita del rivoluzio­nario è così dura che deve saper rinunciare anche a «casa, fratelli, so­relle, madre, padre, figli e campi»).

È assurdo tentare di dimostrare che il Cristo era fautore dell’ugua­glianza dei sessi o che non ha mai predicato contro il celibato proprio perché era sposato! Il suo celibato non può dimostrare ch’egli fosse con­trario all’uguaglianza dei sessi, né ha senso sostenere ch’egli aveva bi­sogno di sposare Maria per dimostrare agli apostoli ch’era una discepo­la di primo piano.

Se anche per ipotesi si può affermare, molto semplicemente, che la Maddalena fosse innamorata di lui, si può forse per questo sostenere, «di necessità», anche il contrario? Anche tutta la storia che collega la Maddalena con la Francia è non meno leggendaria.

Conoscere e riconoscere: la Maddalena e il presunto ortolano

Mc 16,9-11

[9] Or Gesù, essendo risuscitato la matti­na del primo giorno della settimana, ap­parve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva scacciato sette demòni.

[10] Questa andò ad annunziarlo a coloro che erano stati con lui, i quali facevano cordoglio e piangevano.

[11] Essi, udito che egli viveva ed era sta­to visto da lei, non vollero credere.

Gv 20,11-18

[11] Maria, invece, se ne stava fuori vici­no al sepolcro a piangere. Mentre piange­va, si chinò a guardare dentro il sepolcro,

[12] ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai pie­di, lì dov’era stato il corpo di Gesù.

[13] Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Ella rispose loro: «Perché han­no tolto il mio Signore e non so dove l’ab­biano deposto».

[14] Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù.

[15] Gesù le disse: «Donna, perché pian­gi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fos­se l’ortolano, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò».

[16] Gesù le disse: «Maria!». Ella, voltata­si, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!».

[17] Gesù le disse: «Non trattenermi, per­ché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro».

[18] Maria Maddalena andò ad annuncia­re ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.

*

«Conoscere» e «riconoscere» sono due concetti completamente di­versi. Ne parlano i vangeli, in maniera ovviamente mistica o, se si prefe­risce, poetica, là dove la Maddalena reincontra il Cristo, scambiandolo per un ortolano. In particolare ne parla il quarto vangelo, dal cui brano, debitamente laicizzato, si possono ricavare profondi insegnamenti.

In genere il riconoscimento non è mai automatico. Quando si rivede una persona, dopo un certo periodo di tempo, si ha in mente uno sche­ma, uno stereotipo, che va necessariamente ripensato. Eppure, se il ri­conoscimento avviene, qualcosa deve farlo accadere, qualcosa che in noi è inconscio e che deve venire alla luce. Il tempo che ci impiega a di­venire conscio è tanto minore quanto maggiore era l’intensità con cui si era conosciuta la persona.

Ci si deve poter riconoscere pur nella mutevolezza delle forme, rese tali dal tempo trascorso, il quale però non può annullare la dynamis del­l’incontro, la sua forza pregnante, il quid della persona e della sua capa­cità relazionale.

Tuttavia nel racconto il riconoscimento è possibile solo se l’altro vuol farsi riconoscere. Quindi è possibile che in mancanza di volontà perso­nale il riconoscimento non possa avvenire. Cioè è possibile che uno si nasconda dietro determinate forme. Il riconoscimento è possibile solo se è reciproco, o comunque è possibile solo se c’è disponibilità a farsi rico­noscere.

Oltre a questo va ovviamente aggiunto che non si riconosce qualcu­no sulla base delle stesse motivazioni con cui si riconosce qualcun altro. Nessuno è in grado di spiegare il motivo per cui determinate caratteristi­che ci portano a riconoscere più facilmente una persona conosciuta anni prima. Infatti queste caratteristiche possono anche perdersi col tempo, per quanto, rivedendo una determinata persona, noi la riconosciamo proprio per quelle. E il riconoscimento avviene tanto più facilmente quanto più quelle caratteristiche ci hanno lasciato un ricordo, un’emozio­ne, uno stato d’animo positivo.

Come saranno andati i fatti riportati dai vangeli? Qui si può solo ipo­tizzare. La Maddalena amava il Cristo uomo e messia, lei è stata la pri­ma ad accorgersi che la tomba era vuota, lei probabilmente ha dato la prima interpretazione simbolica della tomba (il Cristo deve restare «vivo» come ideale, per continuare il suo messaggio).

Se gli apostoli (Pietro in primis) fecero loro la versione della Maddale­na, indubbiamente vi aggiunsero significati fantasiosi di tipo mistico (pa­rusia, giudizio universale, figliolanza divina ecc.). Così almeno appare nei Sinottici. L’interpretazione della tomba vuota, data dalla Maddalena, diventò una sorta di teoria della sconfitta politica, da sublimarsi in chia­ve etico-religiosa.

Il fatto di non poter riconoscere nel proprio amato il crocifisso, scom­parso dalla tomba, cioè il non voler ammettere un destino così crudele a carico del proprio ideale di vita, venne usato dalla comunità petro-paoli­na per mettere in pace un desiderio irrealizzato e considerato, ad un certo punto, irrealizzabile, un desiderio che era, nel caso della Maddale­na, di tipo «personale» (quello di non riuscire ad essere pienamente cor­risposta da lui) e insieme di tipo «politico» (quello di non riuscire a vede­re la Palestina liberata dall’oppressore).

Nel racconto di Giovanni (20,11 ss.), quando il Cristo viene ricono­sciuto da Maria, il desiderio politico-personale è stato praticamente ri­mosso da una mano redazionale e, al suo posto, è subentrato un surro­gato, un artificio, una sorta di consolazione mistica, astratta, tipicamen­te religiosa, a livello sia personale che politico.

Infatti, l’aspetto «personale» è indicato dall’appellativo «rabbunì» («mio maestro»), con cui la Maddalena chiama confidenzialmente il Cri­sto; l’aspetto «politico», in chiave teologica e quindi mistificata, è indica­to dall’espressione «Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro», con cui i redattori del vangelo vogliono far credere che la morte in croce era «necessaria» affinché il Cristo potesse rivelare la sua vera identità, il vero scopo della sua missione, quello di sconfiggere non un nemico ter­reno, ma addirittura la morte.

L’esegesi cattolica vede tuttavia nella Maddalena l’incapacità di saper riconoscere il Cristo risorto, appunto perché la fede in questione è anco­ra primitiva, ingenua, poco profonda. Lei pensa ancora a una «liberazio­ne» quando invece doveva pensare a una «redenzione», e quindi pensa a un corpo «trafugato», quando invece avrebbe dovuto credere in un corpo «risorto».

L’espressione «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre» (Gv 20,17), apparentemente non ha molto senso, in quanto lei avrebbe voluto «trattenerlo», proprio per non farlo «salire». È come se il «noli me tangere» stia in una via di mezzo tra una forma di mitologia spontanea, primitiva («il Cristo benché crocifisso vive ancora tra noi») e una forma teologica, intellettualistica, che nega le speranze della prima, facendole passare per delle illusioni («il Cristo non può essere tra noi perché deve salire al Padre»). Cioè se il messia doveva morire per poi risorgere e ascendere in cielo, è inutile pensare che esista una missione «politica» da compiere.

La cosa curiosa è che dal testo di Giovanni si ha la netta impressione che solo Maria Maddalena avrebbe avuto un diritto speciale per «tratte­nere» Gesù: un diritto legato non solo a questioni politiche ma anche e soprattutto a questioni umane (personali). Solo che qui il Cristo le fa ca­pire che le questioni politiche o pubbliche sono più importanti di quelle umane.

Ma in che modo glielo fa capire? È qui che interviene la redazione. La politica non è più quella di prima, cioè di liberazione, ma è diventata teologia-politica, cioè di rassegnazione, di redenzione morale. La nuova politica è credere nell’idea di resurrezione.

In tal senso il racconto di Giovanni rende sufficientemente giustizia alla Maddalena, in quanto la prima idea che dovette venire in mente a lei e a chiunque constatò la tomba vuota non fu affatto quella della «re-surrezione» ma semplicemente quella del «trafugamento» o comunque quella della «scomparsa inspiegabile». Che fu poi la stessa idea di Gio­vanni, il quale però finì, forse, coll’accettare, seppure obtorto collo, que­l-la opportunista di Pietro relativa alla «morte necessaria» e quindi alla «resurrezione», almeno in un primo momento.

Viceversa in Marco 16,11 ss., che sintetizza gli eventi troppo veloce­mente, sono gli apostoli a non credere alla tesi di Maria relativa alla re­surrezione, ma proprio perché ancora non sapevano come utilizzarla in chiave teologico-politica. Essi cioè pensano che la tesi possa essere uti­lizzata solo in chiave mitologica, per la gente ignorante e superstiziosa. Neppure Gv 20,18 assicura che gli apostoli credettero alla tesi di Maria (cfr anche Lc 24,11).

In realtà, stando al racconto di Giovanni, non è da escludere l’ipotesi che la Maddalena fosse una di quelle che, almeno in un primo momen­to, rifiutò l’idea petrina della «resurrezione» e che, come Tommaso, ebbe bisogno di più tempo per credervi, nel senso che volle «trattenere» per più tempo l’idea che del Cristo s’era fatta, e forse per questo i redat­tori hanno potuto infierire su di lei facendola passare per una ex-inde­moniata. D’altronde tutti i racconti evangelici sono stati scritti per convin­cere gli scettici, i dubbiosi, coloro che avrebbero voluto continuare a lot­tare per la liberazione della Palestina.

Ci si chiede se in questo senso vadano interpretati i passi in cui il re­dattore indica il duplice «voltarsi» di Maria, che non è azione semplice­mente fisica, ma religiosa, il segno di un mutamento di mentalità, che forse può aver caratterizzato una donna che aveva smesso di lottare.1

Insomma gli esegeti dovrebbero verificare l’ipotesi di una trasforma­zione progressiva della tesi mitologica di Maria, secondo cui il messia non poteva morire, nel senso che le sue idee, il suo spirito continuavano ad essere fonte di motivazioni per continuare la battaglia politi-ca per la liberazione nazionale (da notare che Mc 16,10 scrive che i discepoli era­no «in lutto e in pianto»). Una trasformazione che ha portato ad elabora­re la tesi teologica di Pietro (cfr At 1,16 ss.) secondo cui invece il Cristo doveva morire per poi risorgere, idea che poi Paolo, rinunciando all’idea di «imminente parusia», porterà alle conseguenze più radicali, togliendo definitivamente a Israele qualunque primato storico.

Nota

1L’interpretazione mistica che ne dà la chiesa può essere così «romanzata».

– Non mi toccare, perché ancora non sono salito al padre.

– Come! io ti voglio toccare proprio perché ancora non sei salito al padre!

– Non puoi più toccarmi come prima, perché io non sono più quello di prima. Infatti tu non mi hai riconosciuto. Ma quando smetterai di pensare che il mio corpo sia stato trafugato da qualcuno e crederai che io sono salito al padre, allora mi ricono­scerai e potrai di nuovo toccarmi, nella fede. Non posso darti conferma che io sono proprio io se tu non hai fede.

– Dunque devo credere che sei risorto? E a che mi serve se tu sali al padre? Perché non resti sulla terra e trionfi sui tuoi ne­mici?

– Perché a chi ha fede preparo una dimora eterna nei cieli, dove il padre mio è padre vostro. Dovete rassegnarvi a non poter essere voi stessi su questa terra, perché se hanno crocifisso me, cosa faranno di voi?

– Dunque dobbiamo rinunciare a lottare?

– Sì, pur nella convinzione che la fede vi renderà figli di dio come lo sono io. Su questa terra solo una parte di voi può essere conosciuta; l’altra parte, quella migliore, può essere riconosciuta solo nei cieli.

La Maddalena e le prime due eresie cristiane

Gv 20

Detta anche «Maddalena», Maria di Magdala (che è una piccola citta­dina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade o Genezaret), insie­me a un’altra donna non identificata nel vangelo di Giovanni (Mc 15,47 parla di Maria madre di Ioses), fu la prima a scoprire la tomba vuota del Cristo crocifisso, il mattino seguente quel tragico venerdì di Pasqua, mentre ancora era buio. (Il fatto che non si dica mai che la Maddalena fosse madre di qualcuno, deve farci supporre che non fosse sposata).

Non erano andate lì per ungere il cadavere (ch’era stato avvolto in tutta fretta nella Sindone così com’era), poiché non sarebbero state in grado di far rotolare la pietra che ostruiva l’ingresso: forse però avrebbe­ro voluto farlo nel corso della giornata.

In quel momento probabilmente le due donne si erano recate alla tomba solo per la disperazione d’aver visto infrangere i loro sogni di libe­razione della Palestina. Erano affrante e forse, a questo dolore, la Mad­dalena poteva aggiungere anche quello d’aver nutrito delle aspettative personali nei confronti dell’uomo Gesù.

Fatto sta che quando videro l’uscio aperto, vi entrarono immediata­mente e, accorgendosi ch’era vuoto, corsero dai due apostoli rimasti an­cora in città: Pietro e Giovanni, a dir loro che qualcuno (o romano o giu­deo collaborazionista) aveva trafugato il cadavere.

A loro volta i due corsero verso il sepolcro per verificare il racconto delle due donne, e in effetti poterono costatare che le bende che legava­no il lenzuolo al cadavere erano sparse per terra, mentre il lenzuolo era stato piegato e riposto da una parte. Guardandolo venne loro un dubbio sull’ipotesi che il corpo fosse stato derubato: che senso avrebbe avuto trafugare un nudo cadavere, quando lo si poteva tranquillamente lascia­re avvolto nella Sindone?

Poi sappiamo come le cose andarono a finire: Pietro preferì sostene­re l’idea della resurrezione e quindi della morte necessaria, voluta appo­sta per dimostrare agli uomini che, vincendo la morte, Cristo permetteva agli uomini di sentirsi riconciliati con la divinità e quindi di credere in una soluzione definitiva dei loro problemi nell’aldilà. E, in ogni caso, se rivo­luzione doveva esserci, questa poteva essere compiuta solo dal Cristo redivivo, che sicuramente l’avrebbe vinta, avendo già vinto la morte. Sic­ché non restava che attenderla passivamente.

Giovanni, pur avendo creduto nella misteriosa scomparsa del corpo, rifiutò questa interpretazione, continuando a sperare in un ritorno immi­nente del messia, previa dimostrazione politica, da parte dei nazareni, ch’essi ne sarebbero stati degni. Pertanto la rivoluzione andava fatta an­che prima della parusia, proprio per agevolarla. E in ogni caso sarebbe stato un errore sostenere che la vittoria sulla morte andava considerata più importante della liberazione della Palestina. Se «resurrezione» c’era stata, andava considerata come un «fatto personale» del Cristo, non come un argomento da trattare pubblicamente.

Nei racconti post-pasquali del quarto vangelo ve n’è uno che riguarda l’interpretazione che la Maddalena diede della tomba vuota (20,11 ss.). Esso conferma la prima versione dei fatti che la donna diede ai due apo­stoli: il corpo era stato trafugato da qualcuno, probabilmente dai capi giudei.

Ciò è molto strano. Il racconto infatti è sicuramente posteriore alla stesura del vangelo e vi è stato inserito da mani esperte. Per quale ra­gione si volle far credere che la Maddalena continuava a sostenere la tesi del trafugamento del corpo?

La ragione in realtà è abbastanza semplice, benché nel testo appaia mistificata: con la sua tesi la Maddalena era convinta di fare un favore maggiore alla causa rivoluzionaria, che non sostenendo quella petrina relativa alla resurrezione. Infatti, se si fosse diffusa l’idea che i capi giu­dei non si erano soltanto accontentati di far giustiziare il messia dai ro­mani, ma ne avevano anche trafugato il cadavere di notte, mostrando così tutta la loro pochezza d’animo, ovvero l’incredibile paura che ave­vano persino di un cadavere, il discredito su di loro sarebbe stato assai più grande di quello che si sarebbe ottenuto dicendo che, nonostante le loro intenzioni di morte, il messia era ugualmente risorto e che quindi presto sarebbe tornato in maniera trionfale. Chi avrebbe creduto a una cosa così stravagante?

Appare quindi evidente che tra le posizioni della Maddalena e quelle di Pietro (analoghe, per certi aspetti, a quelle tra Pietro e Tommaso), i dissensi erano netti. La Maddalena è stata la prima eretica della comu­nità cristiana ed è probabile che ne sia stata anche espulsa.

Non si spiega altrimenti il motivo per cui la sua figura venga messa in così cattiva luce dai Sinottici, ove viene addirittura paragonata a una prostituta, a una super indemoniata (secondo Luca 8,2 era stata guarita da ben sette spiriti cattivi, o demoni, che le erano usciti dopo un esorci­smo), e dove a volte la sua identità viene confusa con quella di altre donne (p.es. con una delle due sorelle di Lazzaro o con l’adultera salva­ta da Gesù dalla lapidazione, in quel racconto spurio di Gv 8,1-11. Si pensi che l’identificazione di Maria Maddalena con Maria di Betania o con la peccatrice di cui parla Lc 7,37 ss. è stata esplicitamente rigettata dalla Chiesa cattolica soltanto nel 1969, durante il concilio Vaticano II! E c’è stato anche chi, tra gli esegeti moderni, l’ha ritenuta moglie del Cri­sto: L. Gardner, p. es., sostiene che il racconto giovanneo delle nozze di Cana documenti il loro matrimonio!).

Nel quarto vangelo non vi è affatto questa acredine: Giovanni non af­ferma da nessuna parte che la Maddalena fu esorcizzata o che era stata una prostituta. Anzi, nel racconto in questione si mette in risalto una sua sensibilità molto profonda, una devozione assoluta alla causa rivoluzio­naria del messia. Si ha addirittura l’impressione che Maria sia anche ar­rivata ad ammettere, sulla scia dello stesso Giovanni, l’ipotesi della mi­steriosa scomparsa del corpo di Gesù (anche perché, non essendosi il corpo mai ritrovato, la tesi del trafugamento perdeva col tempo sempre più vigore).

Se una tale ammissione vi è stata, essa certamente resta più in linea con le posizioni di Giovanni che non con quelle di Pietro e Paolo. Infatti, le parole del Cristo che indicano la sua intenzione di ritornare da dove era venuto, possono essere interpretate anche in un senso tutt’altro che «cristiano», e cioè che il Cristo aveva fatto tutto quanto era possibile per realizzare una rivoluzione politica nell’ambito della democrazia; ora sta­va ai discepoli dimostrare di cosa fossero capaci.

Ad un certo punto Maria si sentì in dovere di affermare che, se anche si voleva credere nella resurrezione, sarebbe stato un errore attendere un ritorno imminente del messia. Se gli ideali di libertà e giustizia per cui si era lottato e si stava lottando erano gli stessi, del messia e del popolo d’Israele, allora bisognava dimostrarlo coi fatti, comportandosi esatta­mente come il Cristo aveva fatto, senza aspettarne nostalgicamente o il­lusoriamente il ritorno.

Tuttavia questo modo di ragionare, precedente lo scoppio della guer­ra giudaica, andava considerato «eretico» dall’ideologia petro-paolina, che oscillava tra due posizioni opposte: o il Cristo torna subito e trionfa dei suoi nemici, oppure torna alla fine dei tempi, per il giudizio universa­le. Il passaggio da una concezione all’altra della «resurrezione» è ben documentato dagli Atti degli apostoli, che iniziano parlando dell’«ascen­sione» del Cristo.

Mc 16,9 tradisce un astio particolarmente forte per Maria Maddalena, ricordando p.es. che, pur avendo essa parlato per prima di resurrezione, avendo «rivisto» il Cristo coi propri occhi, non vollero crederle, a motivo del fatto ch’essa era stata un tempo indemoniata. Non solo, ma in Marco l’idea di resurrezione viene fatta passare come una tesi interpretativa di discepoli di secondo rango (una sorta di superstizione consolatoria po­polana), che i Dodici arrivano ad accettare solo dopo aver «rivisto», loro stessi, il Cristo redivivo, cioè – detto laicamente – solo dopo aver capito ch’egli non sarebbe più tornato e che loro, da soli, non si sentivano in grado di proseguire l’idea della guerra antiromana.

Luca e Matteo si allineano a questa versione dei fatti; Luca anzi dirà che Pietro sarà il primo dei Dodici a meravigliarsi di quello che aveva vi­sto nel sepolcro vuoto (24,12), solo che lo dirà omettendo volutamente due cose fondamentali: che alla tomba si era recato anche Giovanni e che insieme vi trovarono la Sindone ripiegata, cioè l’unica «prova» della «morte necessaria» predicata da Pietro (At 2,23 s.). Quando Luca scrive il suo vangelo la rottura tra i due apostoli s’era già da tempo consumata.

Tornando a Marco, dobbiamo dire ch’egli vuol fare credere che alla tesi della resurrezione Pietro fu costretto ad aderire per tenere unito il movimento, che altrimenti, di fronte alla morte del Cristo, si sarebbe sbandato: fu cioè una concessione che il leader intellettuale fece al po­polo ignorante.

Essendo discepolo di Pietro, Marco ha bisogno di giustificare l’opera­to di chi ad un certo punto s’era reso conto, dopo la tragedia del 70, d’a­ver tradito il messaggio autentico del Cristo. Infatti, era stato proprio Pie­tro a sostenere per primo la tesi della morte necessaria e quindi della re­surrezione del Cristo, facendo così di un fatto del tutto privato una que­stione politica, una questione che venne usata per indurre le masse a ri­nunciare all’idea dell’insurrezione armata, spingendole ad attendere passivamente il ritorno trionfale del Cristo e, successivamente (quando non vi fu alcuna parusia), a credere che il compito del messia non era stato quello di tentare la liberazione della Palestina, bensì quello di vin­cere la morte.

Anche Paolo lo dice: la tesi della resurrezione fu elaborata anzitutto da Pietro (cfr anche Lc 24,34), poi venne condivisa dai Dodici e da molti del movimento nazareno (in 500), poi da Giacomo, poi da tutti gli apo­stoli (quando questo concetto non si riferiva più soltanto ai Dodici ma a chiunque predicasse il nuovo vangelo di Pietro), e infine dallo stesso Paolo, ultimo degli apostoli in quanto ex-persecutore (1Cor 15,1-28). Paolo, in tutte le sue lettere, non cita mai una volta Maria Maddalena, che invece risultò essere la donna più importante tra quelle che seguiro­no Gesù come discepole: è il solo nome ad essere comune a tutte le li­ste di donne presenti nei vangeli. Secondo Gv 19,25 fu l’unica donna nei pressi della croce a non essere parente del messia.

Successivamente alcuni apocrifi (p. es. il Vangelo di Maria) si serviro­no del fatto che la Maddalena aveva beneficiato della prima apparizione del Cristo e che questi le aveva rivelato, prima che agli apostoli, alcune cose molto importanti circa la missione da proseguire dopo il suo ritorno al Padre. E in questo gli apocrifi mettono in risalto una certa rivalità tra Pietro (spalleggiato dal fratello Andrea) e la Maddalena. Cioè alcune co­munità si servirono della Maddalena per contestare l’autoritarismo e il maschilismo della chiesa cristiana. Ma questo è un altro discorso.